Kathleen disse: Dammi il cucchiaio, George. Poi glielo strappò di mano e si gettò sopra suo marito, bloccandogli il torace. Howard grugnì e Kathleen gli ficcò il cucchiaio in bocca di traverso, come fosse il morso di un cavallo, per evitare che si mordesse la lingua. Howard morse il cucchiaio, George vide le labbra di suo padre che si arricciavano staccandosi dai denti e pensò: Sembra uno spettro, non un uomo; e non Papà.
Leggi l'intervista a a Paul Harding, premio Pulitzer 2010
Otto giorni prima di morire. L’ultimo inverno, il romanzo di Paul Harding che ha vinto il Pulitzer 2010, racconta gli ultimi otto giorni del restauratore di orologi George Washington Crosby. Ma non solo. Perché, se si trattasse solo di quello, ci sarebbe poco da dire, di ore passate a letto, vegliato dalla moglie, dalla sorella, figli e nipoti. Prima di morire George rivede - a tratti, come in un’allucinazione - il padre Howard, ricorda le sue partenze e i suoi ritorni a casa, con il carretto carico di merci da vendere. Ricorda la malattia del padre che si era rivelata ai figli con l’attacco epilettico della notte di Natale del 1926, e poi la scomparsa di Howard, quando la moglie aveva già programmato di farlo internare in un istituto. E naturalmente George rivede anche frammenti della sua stessa vita - il primo orologio vecchio acquistato ad una svendita, ricevendo in regalo pure un manuale per orologiai del settecento, la famiglia, il Natale del 1953, infine, quando suo padre era ricomparso all’improvviso sulla soglia della sua casa.
Il numero dei giorni - la durata del tempo del romanzo - appare solo all’inizio. In seguito il tempo sarà solo scandito in ore: centosessantotto, novantasei, quarantotto, trentadue ore prima di morire… D’altra parte i vecchi orologi non segnalano i giorni, ma i secondi, i minuti, le ore del colare del tempo. Gli orologi che tappezzano le pareti della casa di George sono una grandiosa metafora per qualcosa di così inafferrabile come è il tempo e, di conseguenza, la vita stessa. Quando smettono di ticchettare, perché la moglie di George ha chiesto che vengano fermati, George riaffiora bruscamente alla coscienza, disturbato da quel silenzio (e penso ai versi di Auden, Fermate tutti gli orologi…): non è ancora il momento per lui di sprofondare nella quiete al di fuori del tempo.
George e Howard: un figlio che cerca il padre, prima di morire. Il titolo originale del libro è Tinkers, ‘stagnini’. È il mestiere di Howard, uno di quei lavori inghiottiti dal tempo, dapprima sostituiti dai commessi viaggiatori (Willie Loman, indimenticabile protagonista di Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller, soffre della stessa disperata solitudine di Howard Crosby), ormai quasi scomparsi con le vendite su internet. Il rumore delle merci trasportate dal carro di Howard è in netto contrasto con il ticchettio degli orologi del figlio, la povertà della famiglia dimenticata dal benessere di George. Il nodo più penoso dei ricordi, tuttavia, è in quella notte di Natale in cui George tredicenne aiutò la madre a soccorrere il padre in un attacco così violento di epilessia da fargli mordere le dita del figlio. Che cosa aveva spinto Howard a scomparire, dopo? Era solo l’aver scoperto che la moglie voleva farlo rinchiudere? O desiderava non ferire più i figli, sconvolto dalla fuga temporanea di George, ferito alla mano? E che cosa provava George? Vergogna? Paura?
Leggendo il romanzo di Harding (un intero capitolo è narrato da Howard, ci sono poi stralci di un libro scritto da Howard stesso e letto ad alta voce a George da un nipote, nonché passaggi derivati dal manuale per orologiai) viene da pensare a come, di fatto, esistano due Americhe. Una pragmatica e volta al successo, che si esprime in romanzi di facile e vasto richiamo, e una spirituale e naturalista che pare ispirarsi direttamente al trascendentalismo di Emerson e Thoreau. L’ultimo inverno, con i suoi protagonisti maschili, il respiro profondo della natura solitaria, il romanticismo di due vite che scorrono lontane dalla pazza folla, è uno splendido esempio di questa seconda America.
Paul Harding - L’ultimo inverno
Titolo originale: Tinkers
Traduzione di Luca Briasco
pagg. 185, 15,50 € - Edizioni Neri Pozza 2011 (I narratori delle tavole)
ISBN 978-88-545-0456-1
L'autore
| 10 marzo 2011 | Di Marilia Piccone |
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