La miserabile ortica...

Illustrazione digitale di Angelo Carratello, 2022, studente presso l'Istituto Europeo di Design di Milano

Illustrazione digitale di Angelo Carratello, 2022, studente presso l'Istituto Europeo di Design di Milano

Si sa, una pianta che nessuno vede, che tutti disprezzano e calpestano, diviene preziosa se appena si ha fiducia nelle sue virtù nascoste

Victor Hugo

A parlare così dell’ortica (Urtica dioica) è Jean Valjean, protagonista del romanzo I miserabili di Victor Hugo, pubblicato nel 1862. E bisogna ammettere che si tratta di una pianta erbacea realmente preziosa, apprezzata fin dall’antichità per le sue proprietà magiche, della quale si utilizzano le foglie ancora tenere e la radice: quest’ultima è da sempre un componente importante per la medicina naturale. Nelle credenze popolari l’ortica era considerata capace di aumentare il desiderio sessuale e persino un portafortuna. Plinio il Vecchio scrisse che “per molti è oggetto di superstizione, perché costoro pensano, mangiandone, di preservarsi in tal modo da ogni malattia per tutto l’anno”.
Nella mitologia germanica, invece, è la pianta consacrata al dio Thunar, analogo al Giove latino. 

L’ortica è un eccellente disintossicante e ricostituente: l’alto contenuto di sali di potassio, magnesio, sodio e manganese permette di eliminare gli acidi urici e la classifica come una delle piante medicinali più ricche di oligoelementi. Le sue virtù non sono terminate: abbassa lo zucchero nel sangue, protegge il fegato, aiuta durante le influenze e le convalescenze per la sua azione rinvigorente e tonificante, aiuta a contrastare la caduta dei capelli e a stimolarne la crescita. In più, aiuta a cicatrizzare le ferite, previene e combatte le infiammazioni ed esercita un’azione astringente sul sistema venoso.

La stagione migliore per la sua raccolta è la primavera, prima della fioritura: si preleva intera, radice e fiori compresi, indossando dei guanti per proteggersi le mani dai piccoli peli urticanti situati su foglie e fusto, che rompendosi emettono l’acido formico, molto fastidioso. Non per niente il suo nome scientifico deriva dal verbo latino urere, che significa, appunto, “bruciare”. Per avere l’ortica a disposizione tutto l’anno si può raccogliere e poi far essiccare. Oltre che per decotti e tisane, l’ortica in cucina trova spazio in molte ricette, come protagonista del ripieno di pasta fresca, per aromatizzare lievitati o per la preparazione di zuppe e “pesto” (insieme a noci, prezzemolo, olio). Dopo averla lavata, l’ortica va gettata per pochi minuti in acqua salata in ebollizione. Si scola, si lascia un po’ raffreddare e poi si strizza dall'acqua in eccesso: il suo colore deve rimanere verde intenso.

Finché nel seno tuo fuggito riposo e decotti di ortica mi hanno guarito…

Catullo

Così scriveva il grande poeta latino Catullo, che curava tosse e raffreddore proprio con decotti all’ortica.

Per chiudere, lasciamo nuovamente alla penna di Victor Hugo il compito di descrivere la “miserabile” ortica, sempre dalle pagine del suo monumentale capolavoro:

Un giorno, stava guardando alcuni contadini del luogo, occupatissimi a strappare ortiche. Diede un'occhiata a quel mucchio di piante sradicate e già secche e disse: «È morta: eppure, sarebbe una buona cosa che si sapesse servirsene. Quando l'ortica è giovane, la foglia è un ortaggio eccellente; quando invecchia, ha fili e fibre come la canapa e il lino, e la tela d'ortica vale quella di canapa. Tritata, l'ortica è buona per le galline e, triturata, per il bestiame; il grano dell'ortica, misto al foraggio, dà lucentezza al pelo degli animali, mentre la radice mescolata col sale, dà un bel colore giallo. Del resto, è un fieno eccellente, che può essere falciato due volte. E che cosa occorre all'ortica? Poca terra, nessuna cura e nessuna coltivazione; solo, il grano cade a mano a mano ch'essa matura ed è difficile da raccogliere. Ecco quanto, con lieve briga, l'ortica sarebbe utile, mentre, se la si trascura, diventa nociva, ed allora la si uccide. Quanti uomini somigliano all'ortica!» E soggiunse, dopo una pausa: «Tenete presente, amici miei, che non vi sono né cattive erbe né cattivi uomini: vi sono soltanto cattivi coltivatori»
Decotto ricostituente all’ortica

Per preparare un decotto ricostituente si può procedere così: fate bollire per 10 minuti in un litro d’acqua 50 g di pianta intera (radici comprese), poi strizzate bene l’ortica e versate il decotto in una bottiglia di vetro scuro: bevetene 3 tazzine al giorno per 20 giorni, dolcificando a piacere con un cucchiaino di miele e aggiungendo qualche goccia di limone.

 

Zuppa ortica e rucola

Per 4 persone:
lavate 2 mazzetti di rucola e 1 mazzetto di ortica, avendo l’accortezza di indossare un paio di guanti per proteggervi le mani. Pelate 2 patate e tagliatele a dadini. Portate a bollore una pentola con dell’acqua salata e tuffatevi le patate. Quando sono cotte aggiungete la rucola e l’ortica e fate cuocere per altri 5 minuti. Fate raffreddare e poi frullate con il minipimer, regolandovi con l’acqua di cottura per ottenere la consistenza desiderata. Aggiustate di sale e pepe, aggiungete un giro di olio extra vergine di oliva e versate la zuppa nei piatti o nei bicchierini, decorando con 4 ravanelli tagliati a fettine. Si può servire anche tiepida o fredda.

 

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