Il verso giusto

Buenos Aires, 1899 di Jorge Luis Borges

Illustrazione di Laila Balot, 2023, studentessa del Liceo Artistico A. Volta di Pavia. Tecnica mista

Illustrazione di Laila Balot, 2023, studentessa del Liceo Artistico A. Volta di Pavia. Tecnica mista

Buenos Aires, 1899

Il pozzo. In fondo c’è la tartaruga.

Sopra il cortile vaghe astronomie

di un bimbo. Argenterie ereditate

si specchiano nell’ebano. La fuga

del tempo, che al principio sembra fermo.

La spada che ha servito nel deserto.

Un grave volto militare e morto.

La vecchia casa. L’umido vestibolo.

Nel cortile che era degli schiavi

l’ombra del pergolato si arrotonda.

Il fischio di un nottambulo per strada.

Le monetine nel salvadanaio.

Nulla. Le povere modeste cose

tanto care all’oblio e all’elegia.



(da Jorge Luis Borges, Storia della notte, a cura di Francesco Fava, Adelphi, Milano 2022)
In occasione della Giornata Mondiale della Poesia, Daniele Piccini ci parla di una delle più belle poesie di Borges.

Fino a dove possiamo risalire con la nostra memoria? Fino al tempo della nascita, a ciò che l’ha circondata e avvolta, alle prime impressioni.

È quello che fa Jorge Luis Borges in Buenos Aires, 1899, dalla raccolta Storia della notte (1977). Il titolo della poesia indica infatti le coordinate di luogo e di tempo della nascita dello scrittore argentino scomparso nel 1986. Il testo che campeggia sotto questo titolo è un sonetto di mirabile compattezza, tutto costituito di cose visibili o udibili, di sensazioni ricercate dentro la profondità di un tempo lontano, rammemorato o quasi sognato. Che sia casuale oppure no, l’incipit è segnato proprio da un pozzo: ecco, come dal pozzo si attinge l’acqua (la tartaruga doveva servire per l’appunto a renderla pura), così dalla memoria il poeta tira su, in superficie, la carrucola, il secchio con le prime emozioni della vita. La vita al suo principiare, al suo primo, inconsapevole balenare: l’inizio della costruzione dell’identità e della storia che ognuno di noi edifica, quotidianamente, dentro sé stesso.

Storia della notte. Testo spagnolo a fronte

L'enigma del tempo che ci plasma, di un presente «fugace particella del passato», della memoria custodita dalla «vasta Biblioteca», dei nostri gesti ligi alle regole di un gioco oscuro diretto da un dio indecifrabile sono motivi familiari a chi ama Borges.

In effetti, ognuno di noi potrebbe sostituire alla città - l’amata Buenos Aires - e al tempo - il finire del diciannovesimo secolo - le proprie coordinate, compiendo lo sforzo di vedere in trasparenza, in filigrana nel sonetto, magistrale e perfetto come un congegno, le cose irrevocabili e amate del proprio inizio.

Il testo di Borges è, in questo senso, esemplare: lo è della capacità della poesia di riconquistare, di riportare in luce, con pochi tocchi, le prime tracce dell’esperienza nel mondo. E lo è della potenza della forma, che rende possibile al poeta la discesa nell’abisso dei tempi e il ritrovamento di amuleti di rara potenza. Si direbbe che non c’è in questa poesia una parola di troppo: tutto è evocazione viva e tremolante di una condizione iniziale, che con emozione il poeta riporta alla coscienza e condivide con il lettore.

Le prime stelle viste dal bambino non possono che assomigliare per lui a «vaghe astronomie» verticali sul cortile. Le effigi e gli oggetti di casa, una casa vecchia, piena di presenze e di storie (nello specifico la casa della famiglia materna di Borges), si incidono nel ricordo. Soprattutto, la poesia coglie lo sgorgare, l’emorragia del tempo al suo primo fiotto. Con finezza e con acuta percezione, il poeta osserva che il tempo «al principio sembra fermo»: quel tempo che il soggetto appena un po’ consapevole avvertirà come instabile e fuggevole, irrevocabile appunto, appare al bambino da poco venuto alla luce come uno stato, una condizione non insidiata, un eden.

È proprio il flutto del tempo che la poesia di Borges risale, sfidando l’oblio e sfidando anche, come il verso finale ci dice, l’elegia: il gusto, il piacere arcano di soffermarsi sulle «povere modeste cose» che furono, cogliendole nella loro aura e nella fitta nostalgia che ne promana.

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Libri di Jorge L. Borges

L' Aleph

Di Jorge L. Borges | Feltrinelli, 2013

Finzioni

Di Jorge L. Borges | Adelphi, 2015

Il libro di sabbia

Di Jorge L. Borges | Adelphi, 2018

Il libro degli esseri immaginari

Di Jorge L. Borges | Adelphi, 2006

Elogio dell'ombra

Di Jorge L. Borges | Adelphi, 2017

Libro di sogni

Di Jorge L. Borges | Adelphi, 2015

Storia dell'eternità

Di Jorge L. Borges | Adelphi, 2020

Conosci l'autore

Di famiglia benestante e colta, originaria in parte dell’Inghilterra (imparò prima l’inglese che lo spagnolo), dal 1914 al 1919 visse in Svizzera. In seguito, fino al 1921, fu in Spagna, dove scrisse tre manifesti di adesione all’ultraismo, apportandovi la conoscenza dell’espressionismo tedesco, nonché una nota di rigore e d’asciuttezza quasi anglosassone. Tornato in patria, pubblicò tra il 1924 e il 1925 tre numeri della rivista «Proa», con la collaborazione di Ricardo Güiraldes e di altri. Dal 1924 al 1927 collaborò a «Martín Fierro», rivista d’avanguardia che determinò una sorta di svolta generazionale: il movimento di Florida, o «martinfierrista», poi confluito nella rivista «Sur», fondata nel 1931 e alla quale collaborò, tra l’altro, come critico cinematografico. Tra gli avvenimenti successivi si ricordano le numerose conferenze (sulle letterature italiana, inglese, tedesca), il lavoro di bibliotecario, l’incontro con la filosofia idealistica, l’amicizia con A. Bioy Casares, coautore di «svariate imprese letterarie», l’insegnamento, la progressiva perdita della vista in seguito a un incidente e infine, alla caduta di Perón (1955), la nomina a direttore della Biblioteca Nazionale di Buenos Aires. Nel 1961, a Formentor, gli fu conferito, insieme a Beckett, il Premio internazionale degli editori. Da allora la sua fama si è sparsa per il mondo e Borges oggi è considerato un maestro indiscusso. Ha vinto il premio «Cervantes» e ha ottenuto in varie università la laurea honoris causa, ultima quella dell’università di Roma (1984).La prima attività letteraria è in versi e di «argomento» argentino. Ma Fervore di Buenos Aires (Fervor de Buenos Aires, 1923), Luna di fronte (Luna de enfrente, 1925), Quaderno San Martín (Cuaderno San Martín, 1929) rivelano già una tendenza alla riflessione e al lavorìo intellettuale della memoria, che segnerà tutta l’opera successiva. Il passaggio alla prosa si compie attraverso la biografia, molto «inventata», di Evaristo Carriego (1930) e soprattutto con i racconti, talora «falsificati», di Storia universale dell’infamia (História universal de la infamia, 1933) e i saggi molto divaganti e personalizzati di Discussione (Discusión, 1932) e di Storia dell’eternità (História de la eternidad, 1935).Borges si rivela infine grandissimo scrittore di racconti in Finzioni (Ficciones, 1944) e in L’Aleph (El Aleph, 1949). Qui si dispiega tutta l’arte singolarissima di Borges, che consiste nell’inventare una trama su rari e complessi riferimenti libreschi ed eruditi, e secondo una mitologia letteraria dove primeggiano i simboli del labirinto, della biblioteca, degli scacchi, degli specchi e un senso imprecisato del tempo e dello spazio, talora con espedienti che rimandano alla tecnica del romanzo poliziesco. Più tardi, Borges ha ancor più coagulato e reso essenziale il suo dettato e la sua stessa fantasia; tanto nelle prose che, mescolate a poesie, appaiono ne L’artefice (El hacedor, 1960) e ne L’elogio dell’ombra (El elogio de la sombra, 1965), quanto nei racconti de Il manoscritto di Brodie (El informe de Brodie, 1970), de Il congresso del mondo (El congreso, 1971) e del Il libro di sabbia (El libro de arena, 1975), nonché nelle pagine di viaggio di Atlante (Atlas, 1984).Una accentuazione degli elementi discorsivi e filosofici si verifica pure nei libri di versi della sua seconda fase creativa: così in L’altro, lo stesso (El otro, el mismo, 1964) come ne L’oro delle tigri (El oro de los tigres, 1972), o ne La moneta di ferro (La moneda de hierro, 1976) o ne La cifra (1979). La profonda cultura letteraria di Borges si può soprattutto valutare nelle sue opere di saggistica, come Altre inquisizioni (Otras inquisiciones, 1960) e Nove saggi danteschi (Nueve ensayos dantescos, 1982). Borges ha anche scritto molte opere in collaborazione: con Bioy Casares, come Sei problemi per Don Isidro Parodi (Seis problemas para Don Isidro Parodi, 1942), Un modello per la morte (Un modelo para la muerte, 1946), Cronache di Bustos Domecq (Crónicas de Bustos Domecq, 1967); con Margarita Guerrero, il Manuale di zoología fantastica (Manual de zoología fantástica, 1957), poi ristampato con aggiunte, con il titolo Il libro degli esseri immaginari (El libro de los seres imaginários, 1968) e con altri.(dall'Enciclopedia della Letteratura Garzanti)

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