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Lo Hobbit: come cambia, o non cambia, una storia in base alla traduzione

Abbiamo conosciuto in questi decenni (a partire dalla prima edizione italiana Adelphi del 1973) la traduzione di Elena Jeronimidis Conte.
Ora, in concomitanza con l'uscita del film di Peter Jackson, abbiamo modo di leggere il romanzo di J.R.R. Tolkien anche nella traduzione di Caterina Ciuferri in collaborazione con Paolo Paron per la Società Tolkieniana Italiana.

  • Riassunto de Lo Hobbit, o la Riconquista del Tesoro di J.R.R. Tolkien
  • Lo Hobbit - traduzioni a confronto
  • Lo Hobbit - il film


La sovraccoperta della prima edizione. Da: L'arte dello Hobbit
""Lo Hobbit fu pubblicato da George Allen & Unwin il 21 settembre 1937. Al lettore dell'epoca, lo scenario della storia era già chiaro quando il libro era chiuso, grazie agli alberi e alle montagne innevate della sovraccoperta.""

Come sempre la nuova traduzione ci riserva delle sorprese rispetto alle scelte precedenti, tra l'altro offrendoci un linguaggio più moderno ma anche una parziale semplificazione della sintassi. Ma la sorpresa maggiore è nei passaggi identici, che testimoniano sia l'ottimo lavoro fatto all'origine da Elena Jeronimidis Conte che la perfetta traducibilità di un testo evidentemente essenziale.
Non dimentichiamo che all'origine si trattava di un libro per bambini che W.H. Auden definì ""la più bella storia per bambini degli ultimi cinquant'anni"".

Dal testo abbiamo estrapolato alcuni esempi
: l'incipit, la fine e un passaggio importante della storia, che vede Bilbo appropriarsi dell'Anello magico e Gollum disperarsi per averlo perso.



La copertina della prima edizione
""
Nel maggio 1937, l'editore inviò a Tolkien campioni della rilegatura, in vari colori. Lui li trovò poco attraenti e suggerì di migliorarli con un piccolo disegno di qualche genere. In luglio inviò il proprio suggerimento per la decorazione della copertina, che comprendeva rune e un 'drago ornamentale stilizzato', e il suggerimento venne accolto.""
Da: L'arte dello Hobbit
INCIPIT - IL TESTO ORIGINALE DI JOHN RONALD REUEL TOLKIEN pubblicato nel 1937


CHAPTER I. AN UNEXPECTED PARTY
In a hole in the ground there lived a hobbit. Not a nasty, dirty, wet hole, filled with the ends of worms and an oozy smell, nor yet a dry, bare, sandy hole with nothing in it to sit down on or to eat: it was a hobbit-hole, and that means comfort.
It had a perfectly round door like a porthole, painted green, with a shiny yellow brass knob in the exact middle. The door opened on to a tube-shaped hall like a tunnel: a very comfortable tunnel without smoke, with panelled walls, and floors tiled and carpeted, provided with polished chairs, and lots and lots of pegs for hats and coats - the hobbit was fond of visitors. The tunnel wound on and on, going fairly but not quite straight into the side of the hill - The Hill, as all the people for many miles round called it - and many little round doors opened out of it, first on one side and then on another. No going upstairs for the hobbit: bedrooms, bathrooms, cellars, pantries (lots of these), wardrobes (he had whole rooms devoted to clothes), kitchens, dining-rooms, all were on the same floor, and indeed on the same passage. The best rooms were all on the left-hand side (going in), for these were the only ones to have windows, deep-set round windows looking over his garden and meadows beyond, sloping down to the river.
This hobbit was a very well-to-do hobbit, and his name was Baggins. The Bagginses had lived in the neighbourhood of The Hill for time out of mind, and people considered them very respectable, not only because most of them were rich, but also because they never had any adventures or did anything unexpected: you could tell what a Baggins would say on any question without the bother of asking him. This is a story of how a Baggins had an adventure, found himself doing and saying things altogether unexpected. He may have lost the neighbours respect, but he gainedwell, you will see whether he gained anything in the end.



l'edizione Adelphi 1973
INCIPIT - LA TRADUZIONE DI ELENA JERONIMIDIS CONTE pubblicata nel 1973  


In una caverna sotto terra viveva uno hobbit. Non era una caverna brutta, sporca, umida, piena di resti di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima.
Aveva una porta perfettamente rotonda come un oblò, dipinta di verde, con un lucido pomello d'ottone proprio nel mezzo. La porta si apriva su un ingresso a forma di tubo, come un tunnel: un tunnel molto confortevole, senza fumo, con pareti foderate di legno e pavimento di piastrelle ricoperto di tappeti, fornito di sedie lucidate, e di un gran numero di attaccapanni per cappelli e cappotti: lo hobbit amava molto ricevere visite. Il tunnel si snodava, inoltrandosi profondamente anche se non in linea retta nel fianco della collina (o meglio la Collina, come era chiamata da tutta la gente per molte miglia all'intorno) e molte porticine rotonde si aprivano su di esso, prima da una parte e poi dall'altra. Niente piani superiori per lo hobbit: le camere da letto, i bagni, le cantine, le dispense (molto numerose), i guardaroba (c'erano camere intere destinate ai vestiti), le cucine, le sale da pranzo, erano tutte sullo stesso piano, anzi sullo stesso corridoio. Le camere migliori erano tutte sul lato sinistro (entrando), perché erano le sole ad avere finestre: finestre rotonde profondamente incassate che davano sul giardino e sui campi dietro di esso, lentamente degradanti verso il fiume.
Questo hobbit era uno hobbit veramente benestante, e il suo nome era Baggins. I Baggins avevano vissuto nella zona attorno alla Collina da tempi immemorabili, e la gente li considerava molto rispettabili, non solo perché in generale erano molto ricchi, ma anche perché non avevano mai avuto nessuna avventura né fatto niente di imprevedibile: si poteva presupporre l'opinione di un Baggins su un problema qualsiasi senza che ci fosse bisogno di chiedergliela. Questa è la storia di come un Baggins ebbe un'avventura e si trovò a fare e dire cose del tutto imprevedibili. Può anche aver perso il rispetto del vicinato, ma in cambio ci guadagnò... bene, vedrete se alla fine ci guadagnò qualche cosa.  



l'edizione Bompiani 2012
INCIPIT - LA TRADUZIONE DI CATERINA CIUFERRI pubblicata nel 2012


In un buco nella terra viveva uno hobbit. Non era un buco brutto, sudicio e umido, pieno di vermi e intriso di puzza, e nemmeno un buco spoglio, arido e secco, senza niente su cui sedersi né da mangiare: era un buco-hobbit, vale a dire comodo.
Aveva una porta perfettamente rotonda come un oblò, dipinta di verde, con un lucido pomello d'ottone proprio nel mezzo. La porta si apriva su un ingresso a forma di tubo, simile a un tunnel: un tunnel molto confortevole, senza fumo, con pareti rivestite di legno e pavimento di piastrelle ricoperto di tappeti, provvisto di sedie lucidate e di un gran numero di attaccapanni per cappelli e cappotti: lo hobbit amava ricevere visite. Il tunnel, lungo e tortuoso, penetrava abbondantemente - anche se non fino in fondo - nel fianco della collina (o meglio della Collina, come la chiamavano gli abitanti della zona nel raggio di molte miglia) e molte porticine rotonde si aprivano su di esso, prima da un lato e poi dall'altro. Per lo hobbit, niente piani superiori: le stanze da letto, i bagni, le cantine, le dispense (assai numerose), i guardaroba (c'erano intere camere destinate agli abiti), le cucine e le sale da pranzo erano tutti sullo stesso piano, anzi sullo stesso corridoio. Le stanze migliori erano tutte sul lato sinistro (entrando), perché erano le uniche ad avere finestre: finestre rotonde e profondamente incassate, che davano sul suo giardino e più in là sui campi che digradavano verso il fiume.
Lo hobbit di cui parliamo era uno hobbit alquanto agiato, e il suo nome era Baggins. I Baggins vivevano nel circondario della Collina da tempi immemorabili, e la gente li considerava assai rispettabili, non solo perché molti di loro erano ricchi, ma anche perché non avevano mai avuto avventure né fatto niente di imprevedibile: si poteva presupporre l'opinione di un Baggins su un argomento qualsiasi senza darsi la pena di chiedergliela. Questa è la storia di come un Baggins ebbe un'avventura e si trovò a fare e dire cose del tutto imprevedibili. Può anche aver perso il rispetto del vicinato, ma guadagnò... be', vedrete voi stessi se alla fine guadagnò qualcosa.


La montagna solitaria - disegno originale di J.R.R. Tolkien da: L'arte dello Hobbit

IL FINALE - IL TESTO ORIGINALE DI J. R. R. TOLKIEN  


""Of course!"" said Gandalf. ""And why should not they prove true? Surely you dont disbelieve the prophecies, because you had a hand in bringing them about yourself? You dont really suppose, do you, that all your adventures and escapes were managed by mere luck, just for your sole benefit? You are a very fine person, Mr. Baggins, and I am very fond of you; but you are only quite a little fellow in a wide world after all!""
""Thank goodness!"" said Bilbo laughing, and handed him the tobacco-jar.



IL FINALE - LA TRADUZIONE DI ELENA JERONIMIDIS CONTE


« Ma certo! » disse Gandalf. « E perché non dovrebbero rivelarsi vere? Certo non metterai in dubbio le profezie, se hai contribuito a farle avverare! Non crederai mica, spero, che ti sia andata bene in tutte le tue avventure e fughe per pura fortuna, così, solo e soltanto per il tuo bene? Sei una bravissima persona, signor Baggins, e io ti sono molto affezionato; ma in fondo sei solo una piccola creatura in un mondo molto vasto! ».
« Grazie al cielo! » disse Bilbo ridendo, e gli porse la borsa del tabacco.



IL FINALE - LA TRADUZIONE DI CATERINA CIUFERRI  


""Ma certo!"" disse Gandalf. ""E perché non avrebbero dovuto dimostrarsi vere? Dubiti forse delle profezie per aver contribuito tu stesso a farle avverare? Pensi che tutte le tue avventure e traversie si siano risolte per pura fortuna, perché solo tu ne traessi profitto? Sei una bravissima persona, signor Baggins, e io ti sono molto affezionato; ma in fondo sei solo una piccola creatura in un mondo molto vasto!""
""Grazie al cielo!"" disse Bilbo ridendo, e gli porse la borsa del tabacco.  



""L'ingresso della caverna-Hobbit di Bilbo"", è l'ultima illustrazione dello Hobbit.
Da: L'arte dello Hobbit

BILBO FUGGE CON L'ANELLO E GOLLUM SI DISPERA, dal capitolo ""INDOVINELLI NELL'OSCURITÀ"" - IL TESTO ORIGINALE DI J. R. R. TOLKIEN


Gollum threw himself backwards, and grabbed as the hobbit flew over him, but too late: his hands snapped on thin air, and Bilbo, falling fair on his sturdy feet, sped off down the new tunnel. He did not turn to see what Gollum was doing. There was a hissing and cursing almost at his heels at first, then it stopped. All at once there came a bloodcurdling shriek, filled with hatred and despair. Gollum was defeated. He dared go no further. He had lost: lost his prey, and lost, too, the only thing he had ever cared for, his precious. The cry brought Bilbos heart to his mouth, but still he held on. Now faint as an echo, but menacing, the voice came behind:
""Thief, thief, thief! Baggins! We hates it, we hates it, we hates it for ever!""



La nuova copertina dell'edizione Adelphi

BILBO FUGGE CON L'ANELLO E GOLLUM SI DISPERA, dal capitolo ""INDOVINELLI NELL'OSCURITÀ"" - LA TRADUZIONE DI ELENA JERONIMIDIS CONTE


Gollum si voltò di scatto levandosi mentre lo hobbit volava sopra di lui, ma troppo tardi: i suoi artigli non afferrarono che aria, e Bilbo, ricadendo agilmente sui suoi solidi piedi, si precipitò di corsa giù per il nuovo tunnel! Non si girò a guardare cosa stesse facendo Gollum. Dapprima ci furono sibili e imprecazioni alle sue calcagna, poi silenzio. Tutto a un tratto risuonò un urlo da agghiacciare il sangue, pieno di odio e di disperazione. Gollum era stato sconfitto. Non osava avanzare oltre. Aveva perso, perso la sua preda e perso, soprattutto, l'unica cosa a cui avesse mai tenuto: il suo tesoro. Il grido gli fece balzare il cuore in gola, ma Bilbo non si fermò. Debole ora, quasi come un'eco, ma minacciosa, la voce lo raggiunse da dietro: « Ladro, ladro, ladro! Baggins! Lo odiamo, lo odiamo, lo odieremo per sempre! ».


BILBO FUGGE CON L'ANELLO E GOLLUM SI DISPERA, dal capitolo ""INDOVINELLI NELL'OSCURITÀ"" - LA TRADUZIONE DI CATERINA CIUFERRI


Gollum si girò di scatto, alzandosi mentre lo hobbit volava sopra di lui, ma troppo tardi: i suoi artigli afferrarono solo aria, e Bilbo, ricadendo agilmente sui suoi solidi piedi, si precipitò di corsa giù per la nuova galleria! Non si voltò a guardare cosa stesse facendo Gollum. Dapprima ci furono sibili e imprecazioni alle sue calcagna, poi silenzio. Tutto a un tratto risuonò un urlo da agghiacciare il sangue, pieno di odio e di disperazione. Gollum era stato sconfitto. Non osava avanzare oltre. Aveva perso, perso la sua preda e perso, soprattutto, l'unica cosa cui avesse mai tenuto: il suo tesoro. Il grido gli fece balzare il cuore in gola, ma Bilbo non si fermò. Debole ora, quasi come un'eco, ma minacciosa, la voce lo raggiunse da dietro:
""Ladro, ladro, ladro! Baggins! Lo odiamo, lo odiamo, lo odieremo per sempre!""



12 dicembre 2012 Di G.M.

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