Le interviste di Wuz.it

Il mio ping pong. Intervista a Guido Mina di Sospiro

Guido Mina di Sospiro è un eccentrico: lo è per la disinvoltura un po' blasé con cui approccia la conversazione, e per quella con cui maneggia la sua racchetta da ping pong, mostrandoci il segreto di un autentico, solido spin. 
Già, lo spin: quella rotazione ad altissime velocità che sola può conferire alla pallina un effetto imprevedibile. È nello spin la qualità del vero campione di tennistavolo.  Ed è nello spin la natura non euclidea delle traiettorie descritte dalle palline, e quindi - per estensione - del gioco stesso.
L'uscita di Metafisica del ping pong è stata salutata negli Stati Uniti - il Paese nel quale Mina di Sospiro risiede - da un bel numero di elogi, inserendo di diritto il libro fra quegli oggetti editoriali di difficile classificazione, capaci di coniugare un approccio divulgativo alla filosofia con una bella vena aneddotica e narrativa. 
Eccoci a fare due chiacchiere con Mina di Sospiro, munito di racchetta d'ordinanza, per carpirgli il segreto di un buono spin. sarà disposto a condividere con noi i segreti del suo ping pong?  

Wuz: Quando è nata la passione divorante per il ping-pong?

Guido Mina di Sospiro: È nata da ragazzo, però sopita da tante altre cose che mi sembravano più appassionanti o interessanti, come la chitarra, il cinema, la letteratura... Mi è poi riscoppiata intorno ai quarant’anni

Wuz: In seguito a un episodio particolare?

GMS: Sì, per mio figlio diciottenne che me le dà, anche con una certa cattiveria, e siccome mi ritenevo un grande giocatore, ho deciso di ricominciare ad affinarmi.

Wuz: Cosa può insegnare il tennistavolo a proposito del modo in cui guardiamo al mondo e, più in generale, della filosofia, visto che il titolo allude direttamente alla metafisica?

GMS: È uno sport molto particolare che attira gli eccentrici, raramente gli atleti, e ha una particolarità che è quella dello spin, cioè una rotazione altissima della pallina, fino a 150 rotazioni al secondo che imprimono a tutto il gioco una natura molto particolare e non euclidea. È tutto un gioco di parabole, di curve e di palline che vengono risucchiate dall’effetto stesso, molto insolito per un gioco di palla.

Wuz: Se dovesse individuare alcune delle qualità che rendono un giocatore migliore di un altro nel tennistavolo, quali caratteristiche metterebbe in luce?

GMS: Riuscire a portarsi sempre sulla pallina e sulle gambe in modo che il colpo sia sempre lo stesso, invece di aggiustare il colpo alla posizione della pallina.

Wuz: Lei ha giocato con cubani, con cinesi, con malavitosi americani… Qual è l’avversario più formidabile con cui abbia mai incrociato le racchette?

GMS: Sono due: il mio maestro, che tutt’oggi non riesco a sconfiggere, e un suo collega, un indiano che è poco atletico, non si muove molto, ma ha un diritto e un rovescio assurdi. Non ha un solo punto debole.

Wuz: Leggendo il suo libro si ha l’impressione che per certi versi il tennistavolo si avvicini nell’approccio che richiede, e nella concentrazione, nella dedizione, nel saper sfruttare le debolezze dell’avversario, a un’arte marziale. È d’accordo?

GMS: Completamente. Infatti, ad altissimo livello, parte dalla mente, come le arti marziali in Cina. Perché sia il tennistavolo, sia le arti marziali si basano sulla ripetizione all’infinito dello stesso movimento fino a che diventa istintivo e non ci si pensa più.

Wuz: Ci vuole raccontare un aneddoto, che è raccontato con dovizia di particolari nel suo libro, su quella sera che ebbe la malsana idea di spingersi nei bassifondi di Washington D.C.?

GMS: Quella sera il mio club era chiuso, così mi sono recato in un altro club di cui avevo sentito parlare e che mi avevano detto fosse popolato da ex carcerati. Io credevo fosse una diceria, e invece no. Sono andato, mi ha sfidato un omone il doppio di me; alla fine ho vinto io e questo anziché darmi la mano ha iniziato a insultarmi e voleva darmi una lezione insieme ad altri cinque uomini. Poi mi ha caricato una macchina di cinesi che alla fine mi ha scortato fino al parcheggio, salvandomi la vita. Non ho mai saputo chi fossero quegli uomini, ma sono arrivato alla conclusione che sono piaciuto al cinese che arbitrava, e quindi sono diventato uno di loro.

Wuz: Velocità o precisione, cos’è più importante?

GMS: Entrambe, perché se non c’è velocità, ma c’è precisione, ci sono un sacco di palline che rotolano per terra. Più di tutto è importante lo spin, naturalmente con collocazione e con velocità, ma se non c’è spin non c’è tennistavolo.
 

Vai alla scheda del libro La metafisica del ping-pong


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