Gli appunti scuola di Wuz.it

La storia dell'umanità raccontata con 8 semplici oggetti dal direttore del British Museum

Neil MacGregor
Al Festivaletteratura di Mantova 2012, nel suggestivo scenario del teatro Bibiena, Neil MacGregor ha presentato il suo libro. Non ci siamo fatti sfuggire l’occasione e abbiamo deciso di farvi raccontare direttamente da lui La storia del mondo in 100 oggetti. Un piccolo viaggio attraverso luoghi ed epoche lontane nel tempo, che ci parlano sorprendentemente del nostro presente.

  • La recensione di La storia del mondo in 100 oggetti


N.M. La storia che impariamo non ci basta più per capire il mondo attuale. Quella visione tradizionale, nazionale ed europea, dove l’Europa è al centro del mondo e lo domina, era forse sufficiente quando questi due continenti reggevano le fila del mondo. Adesso abbiamo bisogno di una storia che ci faccia comprendere il resto: l’America, la Cina, l’Africa, l’India e l’Australia.
Gli oggetti di epoche diverse e provenienti da luoghi diversi possono parlarci di continuità e darci una spiegazione convincente anche sul nostro presente. Ci possono narrare di relazioni umane, di interazioni diverse, di persone, di vicende altrimenti dimenticate, di tutte quelle situazioni in cui l’oggetto ha giocato un ruolo di rilievo.



PRIMA DI ARMANI C'ERA UN'ASCIA


Nei pressi di Canterbury nel secolo scorso è stata rinvenuta un’ascia di giada.

Ascia di giada
Rinvenuta nei pressi di Canterbury, Inghilterra
4000 - 2000 A.C.


Fu fatta circa 5 mila anni fa e appartiene a una famiglia di strumenti tra i più importanti della storia umana.
La vicenda comincia con questo oggetto da taglio, scolpito in Tanzania quasi 2 milioni di anni fa e tra i primi utensili creati per l’uomo.


Ascia da pugno di Olduvai
Utensile rinvenuto nella gola di Olduvai, Tanzania
1,2 - 1,4 MILIONI DI ANNI FA

Ci ha permesso per la prima volta di rompere ossa, di staccare la carne e di recuperare il jackpot proteico che ci ha cambiato il cervello, permettendoci di pensare e di passare a un nuovo strumento, ovvero alla nostra ascia di giada. Sono passati 500 mila anni e l’uomo si è trasformato. Abbiamo costruito un utensile simmetrico e più bello del necessario (da sempre abbiamo un impulso a creare oggetti belli e non sempre utili).
L'ascia di giada era il supremo oggetto del desiderio, era di un lusso estremo e non fu mai usata, se non per una forma di prestigio sociale o forse per un rituale religioso. Ma c’è un problema: la giada non esiste in Inghilterra. Da dove proveniva? La firma geologica è molto precisa. Veniva da un masso, tutt’ora esistente, sulle Alpi Italiane.
Questo fu il primo oggetto che affrontò il lungo percorso dall’Italia verso l’Inghilterra, un viaggio molto costoso, quello stesso che in seguito affronteranno Armani e Prada. Insomma, “it’s always been the same”.


Gli oggetti hanno biografie particolari che possono giocare ruolo sincronico e  diacronico nella storia.

QUANDO MISERO I PIEDI IN TESTA AL NEMICO

La testa di Augusto ne è un bell’esempio. Questa scultura proviene dall’Africa, non dall’Europa. I confini di Roma erano più o meno alle foci del Nilo, ai confini con il Sudan. Qui il regno sudanese di Meroe, guidato dalla fiera regina Candace, era in lotta con l’impero, le guerre erano all’ordine del giorno e i Romani persero uno scontro importante. L’indomita Candace e il suo esercito conquistarono parte del territorio e in una delle città trovarono la statua di Augusto. Ne staccarono la testa e la seppellirono sotto i gradini del Tempio della Vittoria presso Khartum. Quando la regina entrava nel tempio, ogni volta calpestava la testa dell’imperatore Augusto: una vera e propria umiliazione simbolica, una vendetta superbamente architettata.
La statua oggi è in Inghilterra. Perché? Questo confine in territorio africano è da sempre stato una linea di faglia geopolitica sensibile e permanente. Quando l’Egitto era parte dell’Impero inglese aveva stessi problemi con il Sudan. Mahdi Muhammad Ahmad, primo leader islamista dei tempi moderni, attaccò gli inglesi e vinse un primo scontro. Ma nel 1898 con un’azione punitiva l’esercito della Corona (nella battaglia di Omdurman) entrò nel territorio e conquistò il Sudan. Il trofeo fu proprio questa testa di Augusto.
Una storia dell’Africa del Sud che si può solo ricavare da un oggetto.


Testa di Augusto
Statua di bronzo, Meroe (vicino a Shendi), Sudan
27-25 A.C.


Ma la testa di Augusto si inserisce anche in altro discorso.


QUANDO IL PRIMA NON ERA POI COSÌ DIVERSO DAL DOPO 

Il potere personale nell’Impero Romano
La testa di Augusto, fatta nel 25 a.C., è l’immagine-tipo dell’imperatore, per come volle che i suoi sudditi lo vedessero: sempre giovane, bello, con un aspetto distante, con la superiorità del regnante e come l’incarnazione di un’autorità di carattere personale e politico.
In tutta Europa esistevano statue dell’imperatore: facevano parte integrante della propaganda del potere.


La burocrazia dell’impero cinese
Nello stesso periodo in Cina esisteva un impero importante, ma l’imperatore era molto debole e l’imperatrice madre teneva le redini del governo. Fu lei che, nel 4 d.C., escogitò un metodo per proiettare all’esterno la forza del potere e la propria autorità. Non utilizzò l’immagine dell’imperatore, ma trasferì il potere dell’imperatore in oggetti molto costosi, come una tazza laccata.
Fu spedita a Pyongyang. Già due mila anni le relazioni con la Corea, soprattutto del Nord, erano piuttosto complesse. Alla base della tazza, lungo una fascia sottile, corrono 67 caratteri cinesi. Noi europei ci aspetteremmo l’elogio dell’imperatore. Si tratta invece dell’elenco delle persone che hanno contribuito a creare la tazza: artigiani, addetti al controllo del prodotto, funzionari, amministratori ecc. Per un totale di 6 artigiani e 7 supervisori: è la burocrazia universale, ma soprattutto cinese, per mostrare il controllo centrale dell’economia e dei mezzi della produzione.


Tazza cinese Han
Tazza laccata rinvenuta nei pressi di Pyongyang, Corea del Nord
4 D.C.


Il valore delle idee nell’impero indiano

In India la storia è completamente diversa. L’imperatore buddista Ashoka, nel III a.C., voleva far parlare delle sue idee e non di sé. Fece erigere colonne in tutte le città del suo impero. Su di esse venivano elencate le sue idee politiche: si parlava delle responsabilità verso i sudditi e del doveroso rispetto per tutte le fedi.
Un metodo molto diverso di regnare e di proiettare il proprio potere e la propria autorità verso l’esterno.


Pilastro di Ashoka
Frammento di pilastro in pietra eretto a Meerut, Uttar Pradesh, India
238 A.C. CIRCA


Tre tradizioni importantissime che si riverberano nel nostro presente.
Per l’Europa l’idea del leader, purtroppo, è rimasta una costante politica; la Cina rimane una società per cui il potere accentratore e il controllo della produzione rappresentano elementi fondamentali; e per l’India l’idea di uno stato in cui venissero rispettate tutte le religioni era un principio fondamentale sostenuto anche da Gandhi e da Nehru.


QUANDO LA MUSICA ERA RIVOLUZIONARIA

La storia è stata spesso scritta dai vincitori. Ne esiste una, però, di coloro che hanno perso e non hanno potuto scrivere. Gli oggetti danno la voce ai vinti.
La storia del tamburo akan è una storia commuovente, di dolore, di sofferenza e di forza.


Quando il British Museum ha aperto le sue porte nel 1753, questo tamburo akan era presentato come tamburo americano dei nativi indiani.  Solo successivamente, per l’intuito di uno studioso e i risultati di alcune analisi chimiche, si comprese che l’oggetto era stato fatto in Africa occidentale ed era stato comprato nel 1740 in America. Ma come fece questo tamburo ad attraversare l’Atlantico nei primi anni del '700?
Il suo passaggio deve essere stato in qualche modo legato al commercio degli schiavi. Sappiamo che questi strumenti erano molto importanti per le navi utilizzate per i traffici verso l'America.
Il tamburo del British Museum faceva parte di un’orchestra reale dell’Africa centrale appartenente a un capo tribù. Era lui che vendette schiavi agli europei, soprattutto inglesi, per portarli in America. A un certo punto il tamburo passò nelle mani di un capitano di nave. A bordo c’era infatti la pratica grottesca di far ballare gli schiavi per evitare forme di depressione che portassero a suicidi collettivi. Il capitano li forzava ogni giorno a danzare. Arrivato in America il tamburo continuò a diffondere la sua musica; quei ritmi afro-americani, da cui nacque il jazz. Ma questi strumenti non servivano solo per l’intrattenimento degli schiavi. Il tamburo li chiamava alla rivolta e nel 1730 il suo utilizzo fu proibito per non consentire agli schiavi di convocare i colleghi.
La sua storia non finì qui: la pelle del tamburo fu rifatta dai nativi americani, che avevano anch’essi schiavi africani.
Grazie al nostro tamburo possiamo raccontare una storia non scritta, o meglio riscrivere una storia che pensavamo di conoscere.


Tamburo Akan
Tamburo fabbricato in Africa Occidentale e rinvenuto in Virginia, USA
1700 - 1750 d.c.


QUANDO L'UNIONE SOVIETICA PENSAVA AL GUADAGNO


Un’altra storia ce la narra un piatto della rivoluzione russa con un’immagine splendida fatta da Michael Michailovich Adamovich.

Piatto della rivoluzione russa
Piatto di porcellana, San Pietroburgo, Russia
DIPINTO NEL 1921 D.C.


Si vede un operaio rosso che avanza verso la conquista del Capitale, una fabbrica rossa sullo sfondo e l’aura di una nuova epoca. Lui, l’operaio sarà l’imperatore. Non è l’immagine di un individuo come sovrano, ma è una classe intera, una generazione. Per i bolscevichi era fondamentale ricordare al pubblico l’importanza della rivoluzione.
Sul retro del piatto ci aspetta però una sorpresa. L’immagine della rivoluzione infatti venne dipinta su un piatto di porcellana imperiale. Sul bordo in alto campeggiano la sigla dello zar Nicola II e l’anno 1901. Questi piatti venivano prodotti per essere consegnati come doni diplomatici. Erano oggetti di gran lusso, trasformati per la rivoluzione in oggetti di propaganda, ma non interna. Infatti nel 1921, data che appare vicino al simbolo della falce e del martello, i bolscevichi avevano un bisogno enorme e stringente di moneta straniera. Decisero così di rivendere questi piatti in Francia, Inghilterra e USA e notarono che la compresenza dei due simboli ne aumentava il valore.
Questo piatto rappresenta un documento interessante del compromesso economico e politico che l’Unione Sovietica fu costretta a fare e che condusse alla Guerra Fredda.
Quando le fabbriche russe vennero riprivatizzate, una decina di anni fa, la compagnia che comprò le fabbriche di potere, ovvero di elettricità, creò una serie di piatti ispirati a questi degli anni ‘20.
Il cerchio della storia era chiuso e la porcellana era ritornata al suo destino di veicolo di prestigio internazionale.


… E COME FINISCE QUESTA STORIA?

Cercavamo un oggetto che ci parlasse del mondo attuale. Cosa potrebbe descrivere questo nostro momento? Abbiamo esitato, a lungo, e abbiamo scelto la maglia di Drogba. È un campione di calcio dell’Africa occidentale, è africano, è francofono (legame con l'Europa), gioca in una squadra londinese, il Chelsea, che appartiene a un russo, Abramovich. Ma non finisce qui. Questa maglietta non è ufficiale, ma fabbricata clandestinamente in Cina, e noi l’abbiamo comprata in Argentina. È un mondo globale, una realtà nella quale l’umanità è in qualche senso unica.

Maglietta di Drogba
Fabbricata in Cina, venduta in Argentina
OGGI


Ma poi...

Abbiamo scelto questo piccolo kit a energia solare: una lampada con pannello fotovoltaico fornito di accumulatore. Se questo pannello viene esposto per 8 ore rilascia 100 ore di luce bianca. Il suo prezzo è 45 dollari. Offre ai più poveri della terra la possibilità di avere l’elettricità e la luce. Per la prima volta chi non ha accesso alla rete elettrica, può avere la luce, e con l’accumulatore può ricaricare il cellulare e collegarsi con il mondo intero, anche attraverso Internet. Per noi sembrava importante come ultimo oggetto.
Rappresenta l’ambizione primaria del British Museum: consentire a tutti di avere accesso all'informazione e alla cultura. Come l’oggetto della Tanzania di milioni di anni fa, questo kit ci dà la possibilità di modificare il nostro mondo e di trasformarci tutti in cittadini del mondo.


Lampada solare e accumulatore
Prodotti a Shenzhen, Guangdong, Cina
2010 D.C.



21 settembre 2012 Di Mary Adorno

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