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I PULCINI DI CASIRAGHY. Tipografia e Poesia vivono nelle pagine di Pulcinoelefante

Un gatto non dormirebbe mai su un libro mediocre.
Casiraghy

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Delicati e preziosi, i ""pulcini"" di Casiraghy sono molto più che semplici libriccini, sono piccole opere d’arte a tiratura limitata.
Questi volumetti, conosciuti in tutto il mondo, da New York a Parigi, da Tokyo a Montreal, sono inconfondibili nell’aspetto e nella struttura: soltanto due fogli di carta pregiata color avorio, otto pagine in tutto, che racchiudono come uno scrigno un breve testo ad effetto (un aforisma, una poesia, una riflessione, ecc…) accompagnato da raffinate illustrazioni, ex libris, timbri, persino oggetti incorporati.

Casiraghy fotografato da Marcello Abbiati.
Protagonista assoluta è la stampa a caratteri mobili
con il suo aspetto ondeggiante e malfermo, squisitamente artigianale.
Dal 1982 infatti Alberto Casiraghi, in arte Casiraghy (un ""piccolo vezzo"" per distinguersi dai numerosissimi omonimi brianzoli senza tuttavia rinnegare le proprie origini) raduna scrittori, artisti, ma anche gente comune attorno alla macchina tipografica Nebiolo, nel salotto della sua villa-laboratorio a Osnago, in provincia di Lecco.

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Innumerevoli gli autori che hanno frequentato questo ""manicomio privato"", come lo definiva l’amica Alda Merini: Enrico Baj, Maurizio Cattelan, Gillo Dorfles, Emilio Isgrò, Franco Loi, Giorgio Manganelli, Gualtiero Marchesi, Bruno Munari, Fernanda Pivano e persino Andy Warhol e i poeti della beat generation.
Ognuno di loro ha dato vita a uno o più ""pulcini"", ma sono soprattutto gli autori lombardi e in particolare Alda Merini ad avere un rapporto privilegiato con l’editore: la poetessa ha stampato con lui oltre millequattrocento titoli.

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LA MOSTRA

Fino al 31 marzo 2018 alle Gallerie del Gruppo Credito Valtellinese possiamo ammirare la poesia dei volumetti di Casiraghy
attraverso un percorso che si snoda in tre sezioni: la filosofia della vita, gli amici e le arti; ma è ben rappresentato anche l’aspetto pratico del suo lavoro artigiano: i caratteri mobili in piombo Bodoni, i timbri e i cliché, le numerose foto scattate nella casa di Osnago e le prove di stampa che i visitatori possono toccare, sperimentando così la corposità dell’impressione tipografica.

Infine una sala è dedicata alla proiezione del film di Silvio Soldini Il fiume ha sempre ragione (2016 dal 20 marzo disponibile anche in DVD), un documentario che racconta proprio la passione per la tipografia attraverso le storie di due uomini: Alberto Casiraghi e lo svizzero Josef Weiss.

E infine un piccolo vezzo: con un titolo come viva WUZ
- non è rivolto a noi, ma alla rivista da cui abbiamo preso il nome, diretta da Ambrogio Borsani - come potevamo non raccontare questa storia?

di Carlotta de Lorenzo

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