Gli appunti scuola di Wuz.it

Scrittori d'Israele

Abraham Yehoshua, Amos Oz, David Grossman e gli altri

Israele è il Paese ospite dell'anno alla Fiera Internazionale del Libro di Torino. 
Come ogni anno accade con gli autori di qualsiasi nazione, la Fiera dedica un ampio spazio alla produzione editoriale di quel luogo, alla lingua, se, come in questo caso, è particolarmente significativa, alle tradizioni culturali.
E poi ci sono gli ospiti: scrittori, intellettuali, studiosi. Si parlerà di letteratura ma inevitabilmente anche di storia e di politica in un dibattito che tutti si augurano quanto più aperto e obiettivo possibile.

Quell'area non è solo Israele: Storia e letteratura della Palestina. Alla ricerca di una patria perduta


Per capire davvero un Paese è molto utile leggere i libri scritti da chi in quel luogo vive. Non importa che siano romanzi o racconti fantastici: conterranno comunque sempre aspetti di realtà e di quotidianità e soprattutto il punto di vista di chi li scrive.
Tutti noi sappiamo che esistono in questo senso alcuni libri fondamentali per comprendere Israele e l'animo di chi lì conduce un'esistenza più o meno felice, ma spesso anche tragica.

La tragedia ha toccato recentemente David Grossman, uno di questi autori, forse il più amato dai lettori israeliani, se dobbiamo credere a un recente sondaggio svolto tra gli utenti di internet. Grossman, che fa parte della schiera degli scrittori più aperti al dialogo, più attenti alla situazione dei palestinesi, nel 2006 ha perso il figlio ventenne Uri, militare nell'esercito israeliano in Libano.
Abbiamo più volte parlato di lui nelle pagine di Wuz e vi riproponiamo questo brano da una lunga intervista del 2004 purtroppo di drammatica attualità. 
La domanda riguardava la vita quotidiana in Israele, ""come vive la gente tutti i giorni questa situazione di disperazione?"":

""Con paura…Ciascuno di noi vive pensando ogni sera che non sa se arriverà al giorno dopo e ogni giorno senza sapere se arriverà alla sera. 
Ciascuno di noi oramai conosce qualcuno che è stato ucciso o, peggio ancora, è stato gravemente ferito o mutilato da un'azione terroristica. Chiunque sia stato in Israele anche una sola volta, sa quanto sia viva, vitale, fervida e carica di energia l'atmosfera, e quanto questo popolo sia ambizioso e pieno di energia. Oggi la paura si avverte nell'aria. 
Ripenso a come era la vita una decina di anni fa, quando c'era ancora speranza e mi sembra di aver avuto – so che molti in Israele condividono questa sensazione - una sorta di di allucinazione. Ci sembra di vivere una vita parallela a quella che avremmo potuto vivere se il processo di pace fosse continuato. È questa la cosa più pericolosa, più pesante da sopportare fra tutte quelle che ci sono capitate: il non vivere. Perché noi non viviamo: cerchiamo semplicemente di conservare la speranza di poter sopravvivere, giorno dopo giorno. È come se camminassimo cercando di schivare le gocce, ma queste gocce, a volte, sono esplosioni. È una cosa tremenda, soprattutto perché crea un certo stordimento. 
Che cosa intendo dire: il primo giorno dopo un attentato esplosivo effettivamente la gente è sconvolta, in giro non c'è più nessuno, i caffè, i ristoranti sono vuoti… Già due giorni dopo la gente comincia a ritornare come se tutto fosse normale, si abitua. Ma si abitua a cosa? A sedere sulla bocca di un vulcano? alla devastazione della vita propria e dei propri figli? a vivere sull'orlo di un abisso che può provocare un'eruzione in qualsiasi momento, in ogni secondo? Da dove sono seduto a scrivere ogni giorno sento le sirene delle ambulanze. Se ne sento una sola penso: una donna sta partorendo. Se ne sento due: accipicchia c'è un'epidemia di parti, oggi! Quando sono più numerose capisco che è successo qualche cosa di tremendo… E allora iniziano delle ore di pazzia, ore in cui ciascuno di noi comincia a telefonare a tutte le persone care. È questo un modo di vivere? Non lo è. 
Mi rivolgo specialmente a noi israeliani perché abbiamo il potere di cambiare la nostra vita: Israele può andare dai suoi partner, anche dai suoi nemici, e suggerire idee che cambino la situazione.""


Nella schiera degli scrittori aperti al dialogo troviamo anche uno degli ospiti di questa edizione della Fiera del Libro di Torino, Abraham Yehoshua.
Nelle librerie italiane sono arrivati nel 2008 due nuovi titoli di questo grande scrittore: Fuoco amico, la storia drammatica di un uomo che non vuole più essere israeliano e desidera unicamente liberarsi del suo paese - una storia che mette in discussione in modo viscerale la natura stessa dell'ebraismo - e Viaggio alla fine del Millennio, il libretto di un'opera rappresentata anche a Roma il 7 e l'8 maggio 2008.

È in Fiera a Torino per un incontro a lui dedicato giovedì 8 maggio 2008 alle 11,00 con Elena Loewenthal e Alessandro Piperno.

In una recente intervista realizzata da Lorenzo Cremonesi per il Corriere della Sera, Yehoshua ha dichiarato:

""Si negozi immediatamente il cessate il fuoco. Non credo affatto alle argomentazioni di Olmert e dei suoi portavoce, per cui non è possibile un accordo di tregua con chi non ti riconosce. 
La storia dello Stato ebraico è invece ricca di precedenti proprio in questo senso. Durante la guerra d'indipendenza, nel 1948, l'allora leader David Ben Gurion concluse ben due accordi di cessate il fuoco con i Paesi vicini, che pure non ci riconoscevano e anzi erano determinati a gettare a mare tutti gli ebrei. 
Altri accordi in questo senso vennero conclusi durante i conflitti del 1967 e del 1973. Persino un leader conservatore come Menachem Begin nel 1981 raggiunse un'intesa con l'Olp in Libano. Dunque tutti i pareri in senso contrario sono soltanto pretesti. La Hudna si può e si deve fare anche con Hamas.""


Terzo, grande autore israeliano internazionalmente noto e da molti ritenuto tra i suoi connazionali il più quotato candidato per la vittoria al Premio Nobel per la Letteratura (tra i premi che può contare anche il prestigioso Príncipe de Asturias de las Letras vinto nel 2007) è Amos Oz.
Tra i suoi temi ricorrenti la necessità del compromesso, visto come ""l'unica via di uscita in tutte le cose della vita"", e la condanna del fanatismo.
Grandissima la sua capacità di entrare nell'animo dei personaggi (che sono poi inevitabilmente gli uomini che ha incontrato) con un occhio impietoso, estremamente obiettivo. Ed è ciò che fa anche nel suo breve capolavoro appena uscito in Italia per le edizioni Feltrinelli - che non a caso ruota attorno al punto di vista di uno scrittore: La vita fa rima con la morte.

Così ha dichiarato alla scrittrice Daniela Pizzagalli che per noi l'ha intervistato nel marzo 2007:


""Quella contro il fanatismo sarà la grande sfida del XXI secolo. Il fanatismo è una piaga trasversale, c’è in tutte le religioni e le culture, quindi il grande tema epocale non sarà, come molti pensano, lo scontro tra civiltà, ma tra tolleranza e fanatismo. L’unica soluzione percorribile è nel compromesso. Non so perché gli idealisti lo considerino disonesto: il compromesso è vita, perché cerca la possibilità di continuare a vivere. Invece il fanatismo è morte. Sono l’apostolo del compromesso, sia nella politica che nella vita. In effetti, essendo sposato con la stessa donna da 47 anni, posso dirmi un vero esperto in materia..."".

Nell'intervista più politica rilasciata a Lorenzo Cremonesi per il Corriere della Sera ha risposto così alla domanda ""nel 2005 lei scrisse sul Corriere che Sharon sbagliava a non negoziare con Abu Mazen il ritiro da Gaza. Lo pensa tutt’ora?"":
   
     ""Assolutamente sì. Lo scrissi allora e lo ripeto oggi. Sharon avrebbe dovuto trattare con Abu Mazen. Se lo avesse fatto, facilmente le elezioni palestinesi del gennaio 2006 sarebbero state vinte dall’Olp e non da Hamas. Indirettamente Sharon contribuì dunque, con le sue rigidità, a portare voti al campo del fondamentalismo islamico, che tanti danni ha poi creato a tutti noi. E il mio non è il facile senno del poi, in realtà tre anni fa lo sostenni più volte. Ma rimasi inascoltato.""

La storia

Con queste premesse sarà già possibile tracciare un percorso sull'attualità poltico-culturale di Israele, ma non è possibile comprendere nulla se non si conosce la storia nel dettaglio, gli eventi che hanno generato il sionismo, perché lo Stato d'Israele ha avuto una certa evoluzione.
Molti sono i titoli che affrontano questo tema. 
Tralasciando completamente i saggi sull'olocausto ma volendo partire dal 1948, ecco qualche suggerimento.


Breve storia dello Stato d'Israele. 1948-2008
di Claudio Vercelli

Vercelli è ricercatore di Storia contemporanea all'Istituto di Studi storici Salvemini di Torino ed ha pubblicato molti saggi sulla storia del popolo ebraico e dello Stato d'Israele.
Questo testo è un ottimo punto di partenza per comprendere le dimaniche sociali, politiche ma anche economiche e culturali che dividono e uniscono il Medio Oriente contemporaneo. L'autore procede cronologicamente, partendo dalle premesse che hanno originato questa realtà geo-politica, affrontando i temi centrali di una convivenza non facile anche all'interno della nazione stessa, tra immigrati di origine molto diversa e tra religiosi e laici, e seguendo poi le tappe salienti della storia: dalla crisi di Suez a quella dello Yom Kippur e l'ascesa della destra al potere, dalla guerra in Libano e gli accordi di pace, agli ""anni della disillusione"": dalla morte di Rabin ai giorni nostri. 
Il tutto partendo dalla premessa che ""la nuova identità israeliana è una miscellanea di esperienze e di storie, irriducibili a semplificazioni di sorta"".
166 pag., 14,30 € - Edizioni Carocci 2008

Lunedì 12 maggio alle 16,30 Vercelli coordinerà in Fiera l'incontro ""Israele crogiolo di identità. Che cosa implica la questione di Israele oggi?"" con Pupa Garribba, Wlodek Goldkorn, Stefano Levi Della Torre, Tobia Zevi


Israele e la Shoah. La nazione e il culto della tragedia
di Idith Zertal

L'autrice insegna Storia contemporanea e Cultural Studies all'Università Ebraica di Gerusalemme e ha pubblicato numerosi studi sulla storia dello Stato ebraico sostenendo tesi interessanti che hanno spesso aperto dibattiti importanti nel mondo culturale non solo nazionale.
Il concetto che sta alla base del suo lungo e affascinante ragionamento politico-culturale è: ""Mediante Auschwitz, Israele s'è reso immune da qualsiasi critica ed è diventato indifferente al dialogo razionale col mondo circostante. Inoltre, pur insistendo, a ragione, sulla specificità assoluta della Shoah in un'epoca di genocidio e di ecatombi di esseri umani, Israele, a causa della sua utilizzazione sistematica e decontestualizzata della Shoah, è diventato un esempio lampante di svalutazione del significato e dell'enormità della Shoah"".
Assolutamente un libro fondamentale.
252 pag., 22,00 € - Edizioni Einaudi 2007 (Einaudi Storia n.17)

Domenica 11 maggio alle 16,30 Idith Zertal sarà ospite della Fiera e parteciperà all'incontro ""Israele 60 anni dopo: esili, diaspore e terre promesse"", con David Bidussa, Stefano Levi Della Torre e Mario Sznajder


La guerra negli occhi. Diario da Tel Aviv
di Manuela Dviri

La coraggiosa scrittrice e giornalista condivide con Grossman la tragedia della pedita di un figlio in Libano, anche lui militare di leva giovanissimo.
Per questo non possiamo non citare questo suo libro, datato 2003 ma purtroppo attualissimo. Lo spirito che pervade queste pagine è quello della convivenza pacifica, del superamento dei rancori e delle differenze, la speranza in una possibilità di futuro che con il ricorso continuo alla violenza non potrà esserci: una protesta costruttiva. Sono testi in gran parte già apparsi negli anni sul Corriere della Sera, sono pagine di un diario scritto per i lettori italiani, per gli stessi israeliani, per l'autrice, per capire e riflettere da un punto di vista differente da quello che abitualmente ci viene presentato nei reportage e nelle corrispondenze da Israele. Talvolta prevale lo scoramento, la sfiducia, in altri momenti la vita sembra scorrere più normalmente portando con sé una nuova serenità.
158 pag., 12,00 € - Edizioni Avagliano 2003

Giovedì 8 maggio alle 20.00 Manuela Dviri sarà ospite della Fiera con Alda Merini e annamaria Testa per l'incontro ""La bellezza aggredita""
Venerdì 9 maggio
alle 15,30 parteciperà all'incontro ""Abir la bambina che ascoltava con gli occhi. La medicina al servizio della pace"" con Sarah Kaminski e Carlo Baffert


Infine, per una brevissima ma altrettanto illuminante storia della questione israelo-palestinese vi consigliamo la visione dell'intervento di Daniel Barenboim, su YouTube

La letteratura

Ecco qualche titolo pubblicato in Italia di autori dell'ultima generazione. Molti di loro si potrenno incontrare nei prossimi giorni alla Fiera del Libro di Torino.


Abram Kadabram
di Etgar Keret

Ecco un giovane scrittore che ormai ha raggiunto la fama internazionale e si è cimentato anche come regista accanto alla moglie Ashira Geffen, con la quale ha presentato a Cannes il film Meduse, premiato con la Caméra d'Or. 
Keret compendia bene l'umorismo ebraico tradizionale con la modernità e costruisce racconti cinici, amari, ma anche divertenti e molto originali.
Dello stesso autore ricordiamo anche Pizzeria Kamikaze e Gaza Blues, scritto a quattro mani con El-Youssef Samir.

Sarà in Fiera sabato 10 maggio alle 17,30 con Enrico Remmert.


Tredici soldati
 di Ron Leshem
“Benvenuti a Beaufort. Se esiste il paradiso, il panorama è questo, se esiste l’inferno, ci si vive così.” 
Ron Leshem è un giornalista piuttosto giovane (essendo nato a Ramat Gan, vicino a Tel Aviv, nel 1976). I suoi reportage sull’Intifada sono stati molto seguiti dai media e dai lettori. Questo romanzo è rimasto nella classifica dei bestseller israeliani per oltre un anno e nel 2006 si è aggiudicato il premio letterario Sapir, il più importante riconoscimento per la narrativa del Paese. Il regista Joseph Cedar ne ha tratto il film Beaufort, che ha vinto l’Orso d’argento al festival di Berlino del 2007.
È stato David Grossman a segnalare per primo la grandezza di questo romanzo, dichiarando che “con la sua prosa, Leshem ha creato un intero mondo”: quello disperato e claustrofobico della fine dell’occupazione israeliana in Libano. 
376 pag., 17,00 € - Edizioni Rizzoli 2007 (24/7)

Ron Leshem sarà in Fiera a Torino venerdì 9 maggio alle 19,00 presentato da Alessandro Piperno.


Jerome diventa un genio
di Eran Katz

Ecco come si possa fare dell'ironia su ogni tema e in ogni situazione. Ancora una volta la grande dote autoironica e critica che caratterizza il pensiero ebraico emerge con nuovi contorni. Per capire quanto sia basato sull'umorismo il suo lavoro potete navigare un po' nel suo sito ufficiale... Il sottotitolo originale del romanzo è Jewish Memory Improvement and Brain Boosting Techniques, frase che ci fa capire che Eran Katz è uno degli esperti mondiali di tecniche di potenziamento della memoria e di accrescimento dell’intelligenza. Nella storia questo aspetto ha la sua importanza ma è uno degli elementi, insieme alla Gerusalemme in cui vive anche Katz e dove colloca i suoi tre giovani protagonisti: due professori di università e il loro amico Jerome ancora alla ricerca di una strada. Per aiutarlo in questa impresa viene tentato un esperimento: trasformare il goffo Jerome in un genio e fargli accumulare un fortuna in breve tempo...
Altrettanto divertente e intelligente anche Corso di sopravvivenza per aspiranti kamikaze, sempre edito da Barbera: la vendita di un pacchetto turistico con corsi di sopravvivenza fra campi d'addestramento dell'esercito israeliano, kibbutz e presidi terroristici, diventa un incredibile strumento di pace e di dialogo.
286 pag., 9,90 € - Edizioni Barbera 2006


La più bella tra le donne
di Horn Shifra

Meno conosciute - ma non è forse un problema internazionale? - le scrittrici israeliane. Tra questa Horn Shifra è una delle più note nella sua nazione. Paragonata a Isabel Allende, il suo stile narrativo è denso di suggestioni, al tempo stesso reale e fantastico. Shifra Horn è nata a Tel Aviv da madre sefardita e padre russo e ha trascorso la sua infanzia a Gerusalemme. Ha vissuto a lungo in Giappone. Di ritorno in Israele, ispirata dal soggiorno in Oriente, ha scritto Shalom Japan, il libro con cui è stata scoperta dal grande pubblico.
Conosciamo Rosa, la protagonista di questo romanzo, nella Gerusalemme degli anni Quaranta, durante il primo conflitto arabo-israeliano.  È soprannominata ""la più bella tra le donne di Gerusalemme"", espressione tratta da un versetto del Cantico dei Cantici, e la sua vita sarà in parte condizianata da queste parole.
Della stessa autrice segnaliamo anche Inno alla gioia, drammatico romanzo legato all'orrore degli attentati, e Gatti, una storia d'amore, entrambi editi da Fazi.
375 pag., 9,50 € - Edizioni Fazi 2003

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