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Skan-zo-na-ta. La canzone umoristica e satirica italiana da Petrolini a Caparezza

Un libro come questo non l’ha mai scritto nessuno prima d’ora... Il background musicale di questo paese è ancorato al melodramma, alle storie di amori sofferti, persino tragici, eppure il primo disco italiano è stato ’A risa, il cui testo del ritornello è uno scoppio di risate. Si può dire, quindi, che l’industria italiana del disco sia nata ridendo. Per tradizione, invece, la canzone è strappalacrime, l’importante è che non faccia pensare troppo. Chi potrebbe mai identificarsi con un foruncolo (la canzone di Fo) o con la Veronica di Jannacci, quella che la dava via in piedi al Carcano? O ancora con L’inno del corpo sciolto di Benigni? In queste pagine non si raccontano solo canzoni ma stili di vita, luoghi, persone, città, teatri, avventure.
È il ritratto dell’Italia in musica.
(dalla prefazione di Alberto Tonti) 

L'intervista a Roberto Manfredi

La storia della musica è da sempre la storia di un Paese, dei sui gusti e delle sue disgrazie, delle sue virtù e delle debolezze. E mai come la musica umoristica, e quella satirica, è stata in grado, soprattutto in passato – nell’ambito della cultura italiana – di dare realmente voce a un popolo, ai soprusi di mal governo, alle categorie dei più deboli o, molto più semplicemente, la voce dell’irrazionale, del puro atto del divertimento fine a sé stesso, tanto per canta’. La satira in musica arriva fino al nonsense, i giochi di parole, i virtuosismi goliardici, la voglia di muovere spiriti delusi da un sistema che non funziona verso una canticchiata a voce alta, diventando un mezzo di sfogo anche divertente. Come a tanti è successo di fischiettare, negli anni Novanta, la terribile critica all’italianità descritta ne La terra dei cachi.
E oggi cosa ne è di questo filone della musica italiana? Rimane solo quel melodramma – l’altra parte della medaglia della nostra musica – che un po’ troppo si confà agli amori tristi e sofferenti che tanto hanno conquistato le radio?
Roberto Manfredi, ex discografico e produttore di molti tra i più grandi cantautori italiani (tra cui Jannacci, Dario Fo, Gaber, Elio e le storie tese, Freak Antoni, Fabrizio De André, Roberto Benigni, Paolo Conte e molti altri), ha raccolto un volume sulla canzone umoristica e satirica italiana, dalle origini ai giorni nostri. Partendo dai “futuristi” della canzone, Ettore Petrolini e Rodolfo De Angelis, Manfredi ripercorre questi anni di musica affrontando epoche diverse, censure diverse, momenti differenti della storia politica e artistica italiana, nel primo e unico libro che sia mai stato scritto fino a oggi su questo argomento. Un volume interessantissimo e divertente, dalle note un po’ nostalgiche che rende perfettamente l’idea di quello che eravamo e che siamo diventati.
 

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Da dove nasce l’idea di questo suo progetto trasversale che toccherà non solo l’uscita di un libro, ma anche la radio, la televisione, il teatro e addirittura una mostra?

Roberto Manfredi
L’esigenza nasce da due motivi: il primo perché a me piace scrivere; ho sempre fatto l’autore televisivo, e ormai in televisione non si scrive più, perciò l’unico modo per esercitare la nobile arte della scrittura è quella di scrivere libri. Questo è il primo motivo personale. Il secondo motivo è che un libro del genere pensavo ci fosse già, ma in realtà non è mai stato pubblicato. Mi ha sorpreso perché il repertorio della musica satirica, comica, umoristica italiana è sterminato e il primo disco che è uscito in assoluto in Italia, nel 1901, è proprio una canzone comica, ‘A risa, cantata da Berardo Cantalamessa. Quindi la musica italiana è nata ridendo. Poi da lì in poi si è sviluppato un repertorio sterminato.
Io ho avuto la fortuna di lavorare come ex discografico con personaggi come Benigni, Jannacci, Paolo Conte, Riondino, grandi autori che hanno scritto anche canzoni ironiche, umoristiche. Quindi questo libro prima o poi avrei dovuto scriverlo. Dentro ci ho messo un po’ tutti, da Cocchi e Renato ad Arbore. Tutto questo repertorio è ancora contemporaneo; se noi ascoltiamo alcuni testi, come Cos’è questa crisi di Rodolfo De Angelis, primo cantautore futurista della storia italiana, sembra scritta oggi, perché parla di teatri che chiudono, dello scadimento delle merci, della mancanza di lavoro, di donne che si rimettono a posto per sembrare più belle. La terza canzone italiana ascoltata al mondo è Tu vuò fa’ l’americano di Carosone e ancora oggi questa canzone è attuale, sembra che parli di Renzi… Sono canzoni che ti riportano all’attualità perché ti divertono ma fanno pensare e fanno riflettere, cosa che non accade nella canzone d’amore o sanremese che non attacca quasi mai i temi sociali perché noi arriviamo dal melodramma; se pensiamo a tutte le figure femminili nella storia del melodramma, muoiono tutte, non si salva nessuno. Invece nella canzone umoristica le figure femminili sono vincenti, basti pensare a Eri piccola così, Che bambola ecc. dove sono gli uomini a essere rappresentati come quelli che fanno figuracce...
 

Wuz
Guardando al panorama di oggi – dato che lei arriva a parlare fino a Caparezza, non ha come la sensazione che si sia persa un po’ la comicità nella musica italiana?

Roberto Manfredi
Qualche esperimento ancora c’è. Caparezza è l’erede di Rodolfo De Angelis e di Petrolini. Infatti io considero la prima canzone rap della storia Il Fortunello di Petrolini. Caparezza adora questo mondo qua, anche Elio spesso lo riporta nei testi. Però si è un po’ persa perché viviamo in un epoca che io chiamo dittatura del pop. Oggi purtroppo i giovani non vengono valorizzati sul repertorio, ma hanno questi talent dove i veri protagonisti sono i talent stessi, e poi c’è una liturgia televisiva in cui lo scherzo o la satira, in musica, non viene molto considerato, se non come un mondo di serie B. Nonostante la radio e i format, qualche segnale positivo però c’è: Daniele Silvestri è un bravissimo cantautore e anche umorista, ha un suo umorismo raffinato, c’è qualcosa di Capossela che ricorda Paolo Conte, Samuele Bersani che è un autore sopraffino e che ha fatto anche canzoni umoristiche, Simone Cristicchi che ha fatto canzoni molto spassose. E poi ci sono i gruppi demenziali che hanno raccolto l’eredità lasciata da Freak Antoni, quindi in giro c’è qualche fermento. Dipende anche dalle radio che invece di continuare a far girare questa melassa pop, potrebbero osare. In realtà le canzoni sono un veicolo di comunicazione molto forte.
 

Wuz
Esiste ancora un grado di censura nella musica oggi?

Robero Manfredi
Oggi va di moda l’autocensura. Gli autori stessi, quelli che fanno il programma, si autocensurano (magari questo scontenta il pubblico, quello dà fastidio, quest’altro è troppo di ""nicchia"") quindi c’è un po’ questo gusto di accodarsi al tradizionale. Una volta invece c’era la censura vera e propria; Arbore mi raccontava che per far passare certe canzoni nella commissione di ascolto Rai, lui e Boncompagni certe volte distraevano la commissione mentre passava una parolaccia, così alzavano la voce per camuffarla. Oppure, sempre Arbore, comprava i dischi o se li faceva mandare apposta, come quelli di John Lennon. Una volta la censura era pesante, tutti sono stati censurati. Basti pensare al Quartetto Cetra che è stato il primo della storia in assoluto a dedicare una canzone ad Angela Davis, una nera militante del partito comunista americano. Virgilio Savona, che aveva scritto il testo, ricevette poi una lettera da un funzionario Rai che gli scriveva: «lasciate perdere queste cose, queste canzoni, non impicciatevi in questa cosa qui, voi dovete cantare Nella vecchia fattoria perché queste sono cose delicate.» E Virgilio Savona poi scrisse una canzone che si chiama Cose delicate. Anche Cocchi e Renato sono stati censurati, Jannacci, Dario Fo (che fu cacciato da Canzonissima), Elio e le Storie Tese fuorno censurati al concerto del primo maggio. La censura è anche trasversale, non esiste solo quella di stampo democristiano, esiste anche quella di sinistra. Freak Antoni tentò di andare a San Remo per due volte e fu sempre tagliato fuori.
Però qualche spiraglio c’è: non sono solo canzoni queste, ma sono ritratti e racconti italiani perché quelle canzoni lì hanno il merito di raccontare gli eventi della nostra storia e del nostro costume. Oggi purtroppo i giovani, che avrebbero mille cose da raccontare – stiamo vivendo una sorta di Medioevo 2.0, dai migranti alla solitudine digitale - non ne parlano ed è strano perché la canzone non può essere solo ostaggio di un sentimento d’amore.
Se noi leggiamo tutti questi testi della canzone italiana, e li attualizziamo, sembra che siano stati scritti nella nostra epoca: Vengo anch’io, no tu no! sembra una canzone sul PD, Rodolfo De Angelis, Lo sforzo delle parole o Bravo bravo ma come parla bene, prendeva in giro la retorica del duce ma è attualissimo. C’è La classe degli asini di Natalino Otto che riporta alla classe politica di oggi. Tutto questo fa parte di uno spaccato che è nostro: prima c’era la canzone militante, oggi c’è la canzone militonta. Sono canzoni noiose, non c’è mai un volo creativo, anche dal punto di vista musicale.
Le canzoni di oggi non lasciano niente perché non passano alla storia, si dimenticano.
 

Gli artisti di cui si parla in Skan-zo-na-ta:
Rodolfo De Angelis, Ettore Petrolini, Pippo Starnazza, Mario Panzeri, Gorni Kramer, Vittorio Mascheroni, Natalino Otto, Raffaele Viviani, Totò, Nino Taranto, Renato Carosone, Nisa, Gegè Di Giacomo, Quartetto Cetra, Fred Buscaglione, Leo Chiosso, I Brutos, Walter Valdi, Franco Nebbia, Ghigo, Clem Sacco, Guidone, Giorgio Gaber, I Gufi, Dario Fo, Enzo Jannacci, Cocchi e Renato, Gianfranco Manfredi, Ricky Gianco, Stefano Rosso, Rino Gaetano, David Riondino, Roberto Benigni, Freak Antoni, Skiantos, Elio e le Storie Tese, Renzo Arbore, Ruggero Oppi, Riz Samaritano, Squallor, Francesco Nuti, Gene Gnocchi, Dario Vergassola, Francesco Salvi, Enzo Iacchetti, Claudio Bisio, Sandro Oliva, Figli di Bubba, Paolo Rossi, Pittura Freska,, Paco D'Alcatraz, Daniele Silvestri, Caparezza.

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di Jessica Chia

Manfredi Roberto - Skan-zo-na-ta. La canzone umoristica e satirica italiana da Petrolini a Caparezza
256 pag., 16,50 € -  Skira (Art stories)
ISBN 9788857229997

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