Segnali di fumetto

Giulio Mosca racconta Clorofilla: la fotosintesi di un amore

illustrazione di Gabriella Pezzani, 2021

illustrazione di Gabriella Pezzani, 2021

Un’automobile esce di strada. Precipita in un dirupo. Il tempo si ferma.
È un istante in cui, attraverso un flashback che sembra infinito, la coppia di protagonisti, un uomo e una donna, rivive la parte della loro vita che li ha condotti fin lì.

È compresa in pochi istanti, eppure densa come due vite intere, la storia narrata in Clorofilla, ultimo graphic novel (edito da Feltrinelli) di Giulio Mosca, classe 1991, eclettico autore, grafico, visual artist, fondatore di una startup e fumettista social. E, dettaglio importantissimo, fiero possessore di un paio di baffi fra i più rispettati e amati del west… pardon: del web! Giulio infatti è il creatore del Baffo, protagonista delle omonime e seguitissime pagine Facebook e Instagram sulle quali milioni di followers si dilettano, riflettono e si confrontano attorno a parole e disegni che evocano un tema universale – l’amore – con linguaggio fresco e ricco di un lirismo spontaneo. Altre informazioni sulla vita di questo originale talento le troviamo disseminate fra le sue pagine social. Qui, oltre a un riepilogo della carriera di successo del “baffogram”, scopriamo ad esempio che Giulio nutre una grande passione “per la pizza e per i bacini”. “La pizza perché, come si può dedurre, amo mangiare e la pizza è il mio cibo preferito.” … e per quanto riguarda i bacini? “Non amo il contrasto, il litigio, specialmente nell’epoca delle discussioni rabbiose sui social. Se mi ritrovo in un contesto polemico, preferisco ignorarlo.”  

Baffi alla Dalì o alla Clark Gable? Bè, il carattere di Giulio probabilmente riassume alcune qualità dell’uno e dell’altro, avendo il nostro un talento capace di muoversi fra una baldanza scanzonata e uno sguardo surreale sulle cose di tutti i giorni.

Giulio Mosca con Clorofilla ci consegna un graphic novel commovente, permeato di tensione drammatica e scandito da un coinvolgente ritmo visivo. “È una storia che non ha grandi risvolti di trama, la definirei più una commedia con lo scheletro del giallo”: il racconto inedito e contemporaneo di una storia d’amore che cresce e sfiorisce (o fiorisce?), brillantemente evocato dall’analogia con le piante.

Perché tutto quello di cui abbiamo bisogno per respirare in tempi spesso avari di emozioni è un po’ di Clorofilla.

Clorofilla
Clorofilla Di Giulio Mosca;

Un’auto esce di strada e precipita in un dirupo. Al suo interno una giovane coppia. Durante la caduta è come se il tempo si fermasse e attraverso una serie di flashback ricostruiamo la loro vita e il loro rapporto. Cosa li avrà portati a quell’incidente?

L'INTERVISTA

Ciao, Giulio. Ti va di raccontarci quando nasce la tua passione per il fumetto e come l’hai coltivata?

Ho cominciato a disegnare fin da piccolissimo: si trattava di una valvola di sfogo, un metodo di espressione per cui disegnavo qualsiasi cosa mi accadesse. Con il passare del tempo, ho iniziato a leggere fumetti, ma nello stesso modo in cui potevo leggere un qualsiasi altro genere di libro. Sicuramente leggevo i graphic novel più popolari, mentre l’unico fumetto che ho sempre letto con costanza è Spiderman, il mio supereroe preferito! Poi, a un certo punto della mia carriera, ho sentito davvero la mancanza di quella valvola di sfogo creativa dell’infanzia e ho cominciato a disegnare fumetti. Ho deciso di farlo sui social – all’epoca su Facebook – per sentirmi in qualche modo obbligato a rispettare questo impegno.

… be’, se Giulio è Peter Parker, Il Baffo forse è Spiderman! Ma, al di là della boutade, che rapporto c’è fra l'autore e il suo alter ego disegnato?

Ho sempre cercato di far sì che i protagonisti dei miei fumetti fossero il più possibile dei simboli: è il motivo per cui tutti i miei personaggi hanno la pelle blu, perché volevo creare qualcosa che a primo impatto facesse distaccare il lettore e gli facesse osservare la scena da fuori, immedesimandosi ancora di più. Il personaggio del baffo, pur avendo il mio aspetto, non è il mio alter ego, ma un cavallo di Troia con il quale cerco di trasmettere dei messaggi e trattare quegli archetipi dell'immaginario, come può essere la vita di coppia.

La tua pagina Instagram è seguitissima. L’occasione, offerta dai social, di intrattenere un dialogo in tempo reale con una comunità sempre più ampia di lettori e appassionati è una tendenza molto diffusa, secondo te? oppure ti senti parte di una sparuta avanguardia?

Oggi questo approccio è sempre più diffuso ed è intrinseco alla nostra cultura. Quindici, vent’anni fa le uniche occasioni per comunicare con i lettori erano le fiere, i firmacopie e gli incontri casuali per strada, per esempio; invece, attraverso i social network, abbiamo la possibilità di mantenere un confronto quotidiano, empatico, in cui sentirci più vicini ai lettori e in cui contaminare positivamente entrambe le parti. Sia io sia i miei colleghi siamo una generazione web. Siamo tutti di casa.

"Clorofilla", il tuo ultimo graphic novel, congela e racconta un istante. Come nasce "Clorofilla" e che risposta hai avuto dai tanti che hanno già avuto il piacere di leggerla?

Con Clorofilla ho voluto provare a raccontare una storia attraverso quel che più mi veniva naturale, quindi il rapporto tra le persone. Lo considero il mio graphic novel più riuscito per il tipo di approccio che ho stabilito: ho voluto raccontare una storia senza pretese, che non è un termine svilente, ma indica il non avere la pretesa di insegnare necessariamente qualcosa, di imporre la visione dell’autore. Anzi, volevo che fosse il lettore a dare la propria interpretazione del libro rivedendosi in una sfumatura, in un profumo, in un ricordo, per raggiungere la chiave dell’immedesimazione.

La tua è un’indagine sulle relazioni affettive durature in un’epoca di disimpegno: da questo punto di vista, il raccontare queste situazioni mettendole su carta può assumere un valore terapeutico?

Come da piccolo disegnavo per rivivere ciò che mi accadeva, così nelle mie vignette spesso mi ritrovo a buttare giù un testo, altre volte a tracciare prima il disegno, in seguito, le parole. Poi mi fermo a guardare i personaggi ed è come se stessi ascoltando il mio io più profondo, quello che non riuscirei ad ascoltare in nessun altro momento. Credo sia questo il valore terapeutico dell’arte: un valore davvero incredibile.

I libri di Giulio Mosca

Conosci l'autore

 

 

Classe 1991, Giulio Mosca detto “Il Baffo” nasce a Genova e si trasferisce a Torino all’età di vent’anni, dopo avere ottenuto una borsa di studio allo Ied, dove si laureaa pieni voti in Graphic design. Nel 2017 esordisce con la graphic novel La notte dell’oliva per ManFont, con cui nel 2018 firma Sublimi banalità quotidiane per persone blu, una selezione delle vignette pubblicate sul web affiancate da scritti inediti, e la graphic novel La fine del mondo di qualcun altro. Nel 2019 realizza per Longanesi Le poesie si possono disegnare, raccolta di poesie illustrate. Il personaggio del Baffo è un autentico fenomeno, con un seguito su Instagram di mezzo milione di follower. Fonte immagine: sito editore Feltrinelli.

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