Segnali di fumetto

The Prism, il primo volume della saga di Matteo De Longis

Illustrazione di Gabriella Pezzani, 2021

Illustrazione di Gabriella Pezzani, 2021

Una catastrofe ambientale, frutto avvelenato di un inquinamento acustico ormai fuori controllo, incombe sul pianeta Terra. Forse, però, non tutto è perduto: la salvezza del mondo passa per le dita virtuose e velocissime di una band folle e scapestrata. E noi lettori siamo avvisati: non sarà possibile alcuna salvezza al di fuori della musica e dell’esplorazione spaziale.  
Riuscite a immaginare una premessa più rock di questa, per un fumetto?

Matteo De Longis inaugura con il primo volume di The Prism (Bao Publishing, 2021) una saga ambiziosa e caratterizzata da una fortissima identità narrativa, confermandosi artista visionario e sensibile, oltre che autore decisamente originale e non catalogabile.
Il disegno preciso, veloce ed evocativo, i cromatismi ricchi ma equilibrati, assieme ad una scrittura che rivela la piena maturità di un fumettista già cult, rendono The Prism un vero e proprio unicum nel panorama della narrativa per immagini. E non solo di quella italiana.

The prism. Vol. 1
The prism. Vol. 1 Di Matteo De Longis;

Matteo De Longis, alla sua prima prova con una lunga saga, crea una premessa apparentemente buffa, ma la prende tanto sul serio da creare un mondo perfettamente convincente ed emozionante.

L'INTERVISTA

Ciao, Matteo! Della tua originalità già sapevamo, ma stavolta ti sei davvero superato! Dove nasce l’idea di mettere assieme fantascienza e musica rock?

Tutto è partito da un'idea estetica: ho disegnato un astronauta con una chitarra elettrica e poi ho cominciato a pensare che avrei voluto costruire una storia per poter raccontare in un fumetto questa immagine. E quindi, pian piano, ho cominciato ad arricchire queste idee e a creare una struttura piramidale del racconto, per giustificare questo sogno visivo che avevo avuto. Di lì, ho cominciato a progettare la storia, un racconto abbastanza insolito, poi diventato una saga.

…beh, allora forse è il caso che tu faccia le presentazioni di questi musicisti coi quali avremo a che fare ancora a lungo. Che tipi sono, i membri della band?

La band protagonista è composta da cinque elementi abbastanza diversi tra loro che - cosa importantissima - non hanno mai suonato insieme prima di questa missione: si scoprono e si incontrano, in un’alchimia che crea alcune armonie essenziali all’interno della storia. In particolare, c’è Lorena, personaggio centrale di questo primo volume: ingegnere del suono, Lorena è molto più di questo perché, oltre a essere la scienziata che ha progettato la missione, è l’unica che può garantire l'efficacia di questo gruppo.

Al di là dell’omaggio al rock degli anni ‘70 che hai dissimulato nel nome della catastrofe incombente sul pianeta, come potremmo descrivere questa calamità?

SOTW, Smoke on the water, è l'acronimo con cui viene chiamata la minaccia ecologica che sta facendo ammalare il pianeta partendo dalle acque degli oceani. Dato che si presenta come una specie di filamento scuro nei mari, ho voluto chiamarla così, citando la canzone dei Deep Purple. A questo si aggiungono altri simbolismi, come lo stesso concetto di prisma, che rievoca anche i Pink Floyd e quell’universo musicale.

Uno dei personaggi che popolano “The Prism” è l’esperto di astronomia e astronautica Adrian Fartade… com’è nata l’idea di tradurre una figura reale in un character di carta e inchiostro?

Adrian Fartade
è un fantastico divulgatore scientifico esperto in storia dell'esplorazione spaziale! Ma Adrian è anche un mio amico e, nel momento in cui ho cominciato a pensare a questa storia, mi ha fatto da consulente per tutte le questioni astronomiche, così da arricchire in modo più credibile certe invenzioni che potevano sembrare folli. Per questo ho voluto inserirlo tra i personaggi dell’equipaggio. 

Nella postfazione al tuo libro, è Adrian stesso a raccontare che l’anno scorso alcune antenne radio hanno captato un segnale proveniente da centinaia di milioni di chilometri…

Sì. Il 20 febbraio 2020 è stato captato un segnale audio su un pianeta lontano. Questo segnale audio è la prima possibilità che ci è data di ascoltare effettivamente “la voce” di un pianeta, e viene da Marte. La missione Perseverance è stata interessantissima per me, perché si parla di suono e si parla di un altro pianeta, proprio come avviene in The Prism: è stato emozionante sentire il vento di Marte attraverso questa missione incredibile.

Dalla tecnica astronautica, passiamo a quella (non meno mirabolante) che hai utilizzato per comporre The Prism. Con quali strumenti hai lavorato?

Ho lavorato su The Prism praticamente solo in digitale
, una dimensione artistica in cui mi ritrovo perfettamente. Sia il disegno che il colore sono interamente digitali; per quanto riguarda, poi le tecnologie, le astronavi, le tute spaziali e tutti gli elementi di design, c'è una progettazione particolare che implica una costruzione in 3D. Si tratta di una fase progettuale che a tratti sconfina nell'ingegneria: esteticamente e funzionalmente, è un approccio notevole alla fantascienza e al design fantascientifico.

“Splash”, “boom”, “pow!” Le onomatopee giocano un ruolo molto importante, nei fumetti. Nel tuo graphic novel, però, hai optato per una soluzione completamente nuova, per rappresentare suoni e rumori…

Sì, in questo libro le onomatopee sono una questione che mi ha dato da pensare, perché è un fumetto in cui si parla di musica ed è notoriamente difficile esprimere la musica su delle pagine di carta. Per me la musica, soprattutto come intendo io la musica rock, è molto più di sole parole. Sono suoni potentissimi, difficili da scrivere e riportare con le classiche onomatopee: per questo, per leggere la musica, mi sono inventato questo metodo sperimentale che ho chiamato Triskelix, che riduce tutti i suoni in singoli triangoli che, con la loro espressività dinamica e grafica, danno l'impressione del suono ed è come se i suoni si possano “sentire” visivamente.

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