Il verso giusto

Canto che amavi di Gabriela Mistral

Illustrazione di Asia Landolfi, 2022, studentessa del Liceo Artistico Volta di Pavia

Illustrazione di Asia Landolfi, 2022, studentessa del Liceo Artistico Volta di Pavia

Canto che amavi

Io canto ciò che tu amavi, vita mia,
nel caso ti avvicini e ascolti, vita mia,
nel caso ti ricordi del mondo che hai vissuto,
nel rosso del tramonto io canto te, ombra mia.

Io non voglio restare più muta, vita mia.
Come senza il mio grido fedele puoi trovarmi?

Quale segnale, quale mi svela, vita mia?

Sono la stessa che fu già tua, vita mia.
Né infiacchita né smemorata né spersa.
Raggiungimi sul fare del buio, vita mia;
vieni qui a ricordare un canto, vita mia;
se tu questa canzone riconosci a memoria
e se il mio nome infine ancora ti ricordi.

Ti aspetto senza limiti né tempo.
Tu non temere notte, nebbia o pioggia.
Vieni per strade conosciute o ignote.
Chiamami dove sei, anima mia,
e avanza dritto fino a me, compagno.

Traduzione di Matteo Lefèvre
Da Gabriela Mistral, Sillabe di fuoco, a cura di Matteo Lefèvre, con uno scritto di Octavio Paz, Bompiani 2020
Sillabe di fuoco. Testo spagnolo a fronte

«Gabriela Mistral era un’extraterrestre e per questo non aveva né i nostri stessi bisogni né i nostri stessi desideri. [...] Era solo un’aliena che si era smarrita in Cile, in America latina, e che non poteva comunicare con la nave madre perché venisse a recuperarla». - Roberto Bolaño

Il premio Nobel per la letteratura è stato assegnato per la prima volta nel 1901: quell’anno l’Accademia di Svezia premia René F.A. Sully Prudhomme (1839-1907) per “l’alto idealismo, la perfezione artistica e la rara fusione delle qualità del cuore e del genio”. 44 anni dopo, nel 1945, il prestigioso riconoscimento è conferito per la prima volta a un autore latinoamericano, ed è un’autrice: Gabriela Mistral. Nella motivazione, i giurati affermano che la “sua poesia lirica, ispirata da emozioni di grande forza, ha fatto del suo nome un simbolo delle aspirazioni ideali dell’intero mondo latinoamericano”. Nel discorso di accettazione, Gabriela Mistral dirà: “In questo momento, per un immeritato colpo di fortuna, sono la voce diretta dei poeti della mia razza e la voce indiretta delle nobili lingue spagnola e portoghese”. E questa voce affrontava i temi della vita, come ha scritto Octavio Paz: nascite e funerali, amori e solitudine, abbandono, morte, perdita, “l’assenza e il figlio mai avuto, il dialogo serrato con la sua divinità”. Gabriela “è la poetessa dei misteri quotidiani” e del grandioso paesaggio cileno: la Cordigliera delle Ande, le valli e fiumi, i vulcani, i monti, le isole australi, la Patagonia, “Madre Bianca” battuta dal vento, e le piante, gli animali…

Nata il 7 aprile 1889 a Vicuña, nel nord del Cile, il suo vero nome era Lucila Godoy Alcayaga, ma aveva assunto giovanissima lo pseudonimo di Gabriela Mistral in omaggio a Gabriele d’Annunzio e a Frédéric Mistral, il cantore della Provenza, premio Nobel per la letteratura nel 1904. Gabriela comincia a insegnare durante l’adolescenza, e negli stessi anni si innamora di Romelio Ureta, un impiegato delle ferrovie, che poco tempo dopo il loro incontro si suicida. Da questa tragedia nasce la silloge Sonetos de la muerte, con cui Gabriela nel 1914 vince il concorso letterario Giochi Floreali, e nasce anche “il mito del grande amore tra i due” (M. Lefèvre). E mentre il talento di Gabriela viene riconosciuto da un numero sempre crescente di scrittori e intellettuali, la giovane autrice viaggia nel suo Paese, continuando a insegnare, sviluppando un originale metodo pedagogico e sostenendo la necessità dell’istruzione superiore per le donne e per le classi sociali più umili. E ha, tra i suoi allievi, perfino un futuro premio Nobel: Ricardo Neftalí Reyes, cioè Pablo Neruda.

La prima raccolta di Gabriela, Desolación, esce nel 1922 a New York, grazie all’iniziativa di critici e ammiratori della Columbia University. Negli anni successivi si moltiplicano pubblicazioni e riconoscimenti pubblici: il governo del Messico le chiede di collaborare al progetto di riforma scolastica e nel 1924 a Madrid viene pubblicata la seconda raccolta, Ternura. Gabriela si trasferisce in Europa, lavora per la Società delle Nazioni e negli anni Trenta intraprende una brillante carriera diplomatica che la porta, in qualità di console, in diversi Paesi, tra cui gli Stati Uniti. È lì che nel 1946 incontra la scrittrice americana Doris Dana, che le resterà accanto fino alla fine della vita. Gabriela, la voce sobria e appassionata dell’intero mondo latinoamericano, muore a Long Island il 10 gennaio 1957.

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