Sapore di sala

Jules e Jim. Il triangolo d'oro di Truffaut compie sessant’anni

Al debutto del XX secolo, Jules (Oskar Werner) ama Catherine (Jeanne Moreau), che lo ricambia. Con Jim (Henri Serre) formano una triade inseparabile ma la Grande Guerra li allontana. Il trio si ritrova dopo l’armistizio e i sentimenti si trasformano. Catherine si mette con Jim, lasciando Jules infelice ma senza risentimento per l’amico.

Opera imprescindibile di François Truffaut, Jules e Jim compie sessant’anni il 24 gennaio. Sullo schermo non ha preso una ruga e sembra ancora più giovane. Non è (solo) questione di restauro ma del talento pioniere di un autore leggendario che scuote una Francia ancora bigotta col trattamento di una nuova geometria sentimentale, il vero manifesto di una stagione appena cominciata.

Critico dei “Cahiers du cinéma”, dove entra nel 1953 incoraggiato da André Bazin, e poi narratore dell’intimo, che occupa un posto particolare in seno alla Nouvelle Vague, Truffaut incarna un cinema moderno e una nuova generazione di autori votati alle stesse chiese (ciné-club e Cinémathèque) e devoti agli stessi maestri (Renoir, Hitchcock, Rossellini…).


I film della Nouvelle Vague 

A dispetto del carattere letterario, Jules e Jim segna il passaggio di un uomo di parole verso un mondo di immagini. Adattamento dell’omonimo romanzo di Henri-Pierre Roché, che racconta la sua storia con Franz Hessel e Helen Grund, Jules e Jim mantiene la densità del testo ma mette in scena la disciplina fervente di una donna decisa a “inventare l’amore”.

In equilibrio delicato tra melodramma lunare e purezza morale, diventa rapidamente oggetto di culto in Francia e nel mondo. Per quel ménage à trois che si concede tutte le libertà e le audacie, alla sua uscita nel ’62 sarà vietato ai minori di diciotto anni. Quattro anni di censura contro l’eternità. Jules e Jim diventa il ritratto di un’epoca, un classico da vedere e rivedere. Le immagini in bianco e nero sono piene di colori e si depositano sulla nostra memoria con la certezza di aver visto un grande film che ritroviamo oggi come un fiore in un quaderno di sessant’anni prima.

Jules e Jim nasconde dietro al suo titolo doppiamente maschile, un’eroina libera che vive al ritmo dei suoi desideri e che è filmata come motore della modernità culturale. Tutte le donne provano ad assomigliarle, tutti gli uomini provano a sedurla. La ricerca di assoluto appartiene a Catherine. È lei che stabilisce il ritmo della storia, i cambiamenti di luogo e gli incontri che fanno avanzare l’intrigo, correndo a perdifiato sul pont de Charenton e tuffandosi nella Senna a fine corsa. L’amour fou trova la sua interprete e qualche anno più tardi Truffaut invita Jeanne Moreau ad andare più lontano (La sposa in nero). Per entrare in un’altra dimensione, nell’assoluto dell’amore, per l’autore non c’è che lei, che si disegna i baffi e si esprime per cataclismi.


Dalla cellulosa alla celluloide. Il romanzo di Henri-Pierre Roché

Jules e Jim
Jules e Jim Di Henri-Pierre Roché;

«Uno dei più bei romanzi moderni che io conosca è Jules e Jim, di Henri-Pierre Roché: vediamo, attraverso l'arco di un'intera esistenza, due amici e la donna che di entrambi è la compagna amarsi di un amore tenero e quasi senza screzi, in virtù di una morale estetica del tutto nuova e continuamente rimessa in discussione.» (François Truffaut)

Cosa resta sessant’anni dopo di questa peripezia amorosa impossibile da vivere?  

Resta Jeanne Moreau, imperiale e appassionata, perdutamente libera e innamorata di due uomini.
Già musa di Louis Malle, Jacques Demy e Joseph Losey, Moreau apparteneva a quella generazione di attrici europee che avrebbero risvegliato il cinema degli anni Sessanta. Restano, ancora, gli amanti e i fratelli d’arme, filosofi truffautiani che spregiano la trivialità e non conoscono nient’altro che le discussioni lunghe ed erudite nel cuore della notte con una sigaretta in mano.
Personaggi mai toccati dalla banalità del quotidiano, preservati dalla bassezza.

Resta infine un autore dalla sensibilità netta che con un’amicizia cinematografica sigla una riconciliazione franco-tedesca (Jules è tedesco, Jim è francese) e disegna una geometria morale non euclidea. In anticipo sul suo tempo, Jules e Jim racconta pudicamente una storia amorale, la vita di un triangolo amoroso. Il successo è totale. Truffaut riesce a farci credere alla sua innocenza e al suo amore. 

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