Il verso giusto

La Passione - Salmo II di Odisseas Elitis

Illustrazione di Laura Bornea, 2021

Illustrazione di Laura Bornea, 2021

La Passione - Salmo II

Lingua mi diedero greca,
povera casa sui lidi d’Omero.
La lingua mi fu l’unica cura sui lidi d’Omero.
Ivi la perca e il sarago
ventosi verbi
verdi correnti nell’azzurro
e ciò che vidi accendersi nei visceri
spugne, meduse
con le prime parole di Sirene
conchiglie rosa con le prime strie di nero.
La lingua mi fu l’unica cura con le prime strie di nero.
Ivi cotogne, melagrane
e bruni iddii, cugini e zii
l’olio che si vuotava nelle botti immense
aliti dalla correntìa fragranti
di giunco e di lentischio
di ginestra e di zenzero
coi primi zirli dei fringuelli;
salmodie dolci con i primi Gloria Patri.
La lingua mi fu l’unica cura con i primi Gloria Patri!
Ivi palme ed allori
l’incenso vaporante
benedicente spade e carabine.
Sul terreno – un ammanto di vigneti –
nidore, brindisi di uova
Cristo è risorto
coi primi botti degli spari greci.
Mistici amori con l’incipit dell’Inno.
La lingua mi fu l’unica cura con l’incipit dell’Inno!


Traduzione di Filippomaria Pontani.
Da Odisseas Elitis, Poesie, a cura di Filippomaria Pontani, traduzioni di Filippo Maria Pontani, Filippomaria Pontani e Nicola Crocetti, Crocetti Editore IF Idee editoriali Feltrinelli, Milano 2021

Poesie
Poesie Di Odisseas Elitis;

Vate del sole e dell'amore, del mare e del rimorso, nella sua lunga vita Odisseas Elitis ha sperimentato vari stili e maniere: dal Surrealismo declinato in chiave "mediterranea" a una scrittura più meditativa incentrata sulla morte, il male e la bellezza.

Nel 1959 Odisseas Elitis pubblica un’opera grandiosa e ambiziosa a cominciare dal titolo: Axion esti, o Dignum est, formula iniziale dell’inno di ringraziamento e celebrazione nella tradizione liturgica ortodossa. Il poema, che nel 1964 sarà musicato da Mikis Theodorakis, è strutturato in tre parti (Genesi, Passione e Gloria), muove dalla creazione del mondo da parte del Dio-Demiurgo e, passando attraverso ricordi e testimonianze della travagliata storia della Grecia del dopoguerra, arriva al Gloria finale per proclamare la fede incondizionata nel trionfo del Bene, nella luce, negli elementi propri dell’ossatura spirituale della Grecia. Il Dignum est consacra Elitis poeta nazionale, ma fin dagli anni Trenta è considerato uno degli autori più importanti della sua generazione.

Nato nel 1911 a Iraklion di Creta da genitori originari di Lesbo e cresciuto ad Atene, tra il 1940 e il 1941 Odisseas Elitis (pseudonimo di Odisseas Alepudelis) aveva combattuto sul fronte albanese, dove si era ammalato di tifo e aveva rischiato di morire. Ad Atene, dopo la guerra, si era affermato come critico letterario, giornalista e pittore. Dal 1948 al 1952 era vissuto a Parigi, e aveva stretto amicizia con i maggiori esponenti del Surrealismo europeo.

Tornato ad Atene, aveva svolto incarichi direttivi in prestigiose istituzioni culturali. Dopo aver pubblicato Dignum est, Elitis riprende a viaggiare, e dal 1969 al 1971 risiede nuovamente a Parigi. Nel 1971, dopo un periodo di silenzio, pubblica in rapida successione numerose raccolte, perlopiù brevi. Nel 1979 riceve il Premio Nobel per la Letteratura, secondo poeta greco dopo Ghiorgos Seferis. Muore ad Atene nel 1996, e lascia un’opera che è un inno senza fine allo splendore della Grecia e alla libertà, modulata su registri di straordinaria forza creativa e varietà.

Il volume da cui sono tratti i versi che proponiamo, la più ampia antologia di Elitis pubblicata in Italia, rispecchia lo stile cangiante del poeta con le traduzioni di tre grandi interpreti italiani: un paio di testi sono stati tradotti da Nicola Crocetti, ma la maggior parte deriva da un’inedita antologia allestita molti anni fa dal grecista Filippo Maria Pontani (1913-1983), rivista, aggiornata e ampiamente integrata da suo figlio Filippomaria. Grazie alla poesia di Elitis, “trasparente come la luce, luminosa come il sole, magica come il mare, concreta e forte come la Grecia”, questo dialogo tra padre e figlio sconfigge il tempo e supera perfino l’invalicabile confine della morte.

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