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Il dolce sorriso della morte di Roberto Ottonelli

Milano sud ovest, la città che si mischia alla periferia, palazzoni anonimi in cui ci si conosce a malapena tra vicini sospettosi, poste piene di utenti chiassosi e file lente a smaltirsi, supermercati affollati, uffici occupati da impiegati ambiziosi, cantieri aperti e lavori stradali, afa che surriscalda l'asfalto e appiccica i vestiti ai corpi sudati, mancanza cronica di posteggi per le auto.

È qui che Roberto Ottonelli, network engineer e scrittore, impegnato fra le altre cose nella sensibilizzazione alla violenza contro le donne, ambienta il suo giallo Il dolce sorriso della morte. Un uomo, i suoi demoni, pubblicato nella collana Giungla Gialla, diretta da Fabrizio Carcano, per Ugo Mursia editore.

Il dolce sorriso della morte. Un uomo, i suoi demoni

Marco Bordoni è un consulente finanziario che vive sotto l’ala protettiva della madre e teme qualsiasi contatto con il genere femminile, che percepisce come una minaccia. Riaffiorano gli incubi di un passato violento, fra un padre alcolizzato e un vicino di casa che abusò di lui. È così che emerge il suo lato oscuro.

Un thriller psicologico viene definito, ed effettivamente l'ambizione è quella di accompagnare il lettore dentro la mente e i pensieri dei due protagonisti principali che raccontano le loro azioni in presa diretta, in prima persona: Marco Bordoni, uno scialbo consulente finanziario di trentasette anni, apparentemente succube della madre e di ogni evento, prono ad ogni umiliazione, con grossi traumi che si porta dietro dall'infanzia domestica e scolastica, intimorito e morboso verso ogni contatto con le donne, e l'ispettore capo Barzagli, anche lui con problematiche derivanti da episodi del passato, che, con l'aiuto del suo psicoterapeuta, esperto in profili criminali, tenta di braccare un omicida che sta lasciando una lunga serie di vittime nel quartiere, senza alcun legame tra loro. Una ricerca che diventa ossessione, sfida a se stesso e ai colleghi, a chi non coglie quella che a lui pare un'evidenza, e cioè un collegamento tra le varie morti, che gli appaiono causate da un'unica mano criminale, determinata e imprevedibile, una rivalsa ad un'esistenza di vessazioni, ma di cui non sa fornire prove e giustificazioni.

Il linguaggio è immediato, crudo, veicolo di un passato che porta alla luce solo ricordi tristi, di violenza, di indifferenza. Si fa fatica a trovare affetto, comprensione, sostegno, e anche i protagonisti, pur subendo trattamenti ingiusti, diffidenza, offese violente, a cui sorge spontanea una volontà di reazione e rivalsa, finiscono per comportarsi nello stesso modo dei loro persecutori, con precipitazione, con un senso di giustizia personale e univoco, senza prestare ascolto alle eventuali necessità, alle urgenze, alle opinioni e alle giustificazioni altrui: ognuno pensa a sé stesso, a dare sfogo immediato alle proprie pulsioni, piaceri, intolleranze e vendette.

Ecco, proprio il continuo ritorno al passato è uno dei temi più interessanti, secondo me: come nasce un mostro? Lo si diventa, o è una caratteristica innata, intrinseca ad alcune anime? Quali esperienze traumatiche concorrono a far scatenare la violenza, la furia cieca? Ci sono delle cause che rendono inevitabile un futuro comportamento rabbioso e senza rispetto, soprattutto nei confronti del genere femminile, oppure è un caso, un gesto indecifrabile e non prevedibile? O ancora, ci sono alcune persone più propense, per natura diciamo, a delinquere?

Ognuno ha i suoi demoni, probabilmente, e di sicuro non tutti li conoscono e li affrontano nello stesso modo, e le emozioni non sempre suscitano reazioni, non sempre uccidere suscita rimorsi.

È l'uomo normale, qualunque, che si ribella quando può, quando riesce a non farsi scoprire, quando trova gli aggressori a loro volta indifesi, è una giustizia personale, è l'uomo che si fa giudice e boia, è la banalità del male. Di episodi simili sono pieni i giornali, spesso generano indifferenza, il rancore si rinfocola con pochi gesti sgraziati, con parole sgarbate, i soprusi diventano la norma, la spavalderia diventa stile di vita. Ecco perché, spesso, si fa fatica a separare il bene dal male, il giusto dall'ingiusto, il vero dal falso, a volte è una delicata questione di prospettiva.

Gli affetti, la propria casa, i ricordi, sono il rifugio dove sentirsi protetti, ma a volte anche questi sono fonti di pericolo, di paura, di frustrazione. 

Ho sempre chiesto a mia madre chi fossero i buoni e chi fossero i cattivi. Volevo stare dalla parte giusta. Ma quale?

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Prima Effe. Feltrinelli per la scuola propone l’incontro con gli scrittori per trasformare la lettura in un’esperienza indimenticabile, per avvicinare gli studenti ai grandi temi dell’attualità offrendo la possibilità di confrontarsi con chi quelle storie le ha scritte. Un viaggio straordinario e a portata di mano, nel mondo e in se stessi. Per organizzare un incontro scrivi a mailto:info@primaeffe.it

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Roberto Ottonelli (Milano, 1978) è network engineer e papà affidatario. Ha pubblicato Il Diavolo dentro (2017), Credi davvero (che sia sincero) (2021) e ha partecipato ad alcune raccolte di racconti. È vicepresidente e fondatore dell’«Associazione difesa donne: noi ci siamo», impegnata nella sensibilizzazione e prevenzione per il contrasto alla violenza di genere.

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