Sotto le copertine

Quella sfida con Dave Eggers: Cristiano Guerri racconta il coraggio e la creatività del mestiere del grafico

“È stata la musica, nella seconda metà degli anni ’80, ad avvicinarmi al mondo della grafica e al suo linguaggio espressivo”

Cristiano Guerri

Foto di Stefano Campoantico, 2021

Cristiano Guerri ha iniziato la sua carriera disegnando le copertine di dischi pirata (“un’ottima occasione per fare laboratorio”), mettendo così sul campo l’esperienza di studio maturata presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara.

E, dal 2007, Guerri è l’art director dell’editore Feltrinelli.

Aggiornamento continuo, grande curiosità e una spiccata sensibilità estetica contraddistinguono gli aspetti progettuali della casa editrice, che può avvalersi di scelte grafiche uniche e immediatamente riconoscibili.

Tra spazi, illustrazioni e proporzioni si colloca il lavoro rigoroso e imprescindibile del grafico editoriale: Cristiano Guerri ce ne illustra le responsabilità specifiche all’interno di una più ampia operazione di comunicazione visiva, raccontandoci nel mentre i processi, con la precisione e la reattività che comportano. Assieme, com’è giusto che sia, a qualche aneddoto per respirare ancor più a fondo gli aromi tipici del lavoro creativo – note di grafite e una coda persistente di gommapane e colla.

Quella che scopriamo nelle parole di Guerri è dunque l’apologia di un mestiere difficile e bellissimo. Un mestiere, nel suo caso, messo al servizio di un progetto grafico che vede il libro rappresentare idee ed emozioni da trasmettere al lettore.

Foto di Stefano Campoantico, 2021

Ciao Cristiano! Entriamo subito in media res: quali sono i valori legati al marchio Feltrinelli che interpreti attraverso il tuo operato di grafico?

“Cominciamo col dire che essere interprete di una tradizione illustre di grafici è un grande onore, perché quella all’interno della quale si inscrive il mio ruolo è una storia molto ricca e significativa. Penso, per esempio, all’immaginario di Albe Steiner e alla sperimentazione di quegli anni, una ricerca che rimane ancora estremamente moderna. Fino ad arrivare al lavoro realizzato da Bob Noorda, ideatore della celebre “F” del logo.

Quello che ho imparato in questi anni è proprio l’importanza identitaria del marchio, un’identità forte, non scontata nel panorama editoriale italiano: la riconoscibilità, infatti, rappresenta un principio essenziale che apprezzo molto.”

A questo punto, Guerri si sofferma sul valore del progetto di Bob Noorda, straordinario per limpidezza: un progetto e uno stile fondati su una comunicazione chiara ed efficace, una grafica pulita e semplificata improntata alla massima leggibilità e una ricerca iconografica attinta direttamente dal prezioso patrimonio storico-artistico.

Parte importante del lavoro del grafico editoriale è dettata, ci spiega, dall’interpretazione data al taglio dell’immagine che si utilizzerà, così da poter gestire in modo articolato il ritmo, il rapporto dialettico tra impostazione grafica e illustrazione.

“Percepivo un clima molto vivace nell'ambito dell'illustrazione italiana e non solo, un grosso fermento che mi sembrava importante cercare di interpretare attraverso le immagini. Di qui l’approccio, per così dire, anticonvenzionale e di forte impatto che per anni ha caratterizzato le collane.”

E in questo progetto innovativo rientrano i titoli di José Saramago per l’Universale Economica Feltrinelli, serie impeccabile di tascabili arricchita dalle illustrazioni di Emiliano Ponzi, che ha interpretato sapientemente e metaforicamente il mondo carico di simboli di Saramago.

Foto di Stefano Campoantico, 2021

“Abbiamo lavorato, insieme al team, per questo progetto di restyling che è tuttora in corso: abbiamo alleggerito e assottigliato la greca nella parte superiore, portato fuori il marchio “F” posizionato in alto a destra (posizione visivamente nobile ma sfortunata dal punto di vista pratico) sviluppando l’acronimo dell’Universale Economica e spostandolo sulla pagina, abbiamo evidenziato il rapporto dinamico tra impostazione grafica e immagine e, appunto, abbiamo optato per dei font “bastoni”, con pesi diversi, che differenziassero il nome dell’autore dalla titolazione. È il gioco grafico che Emiliano (Ponzi) ha adoperato anche per Bukowski.”

Dalle seguenti serie dell’Universale Economica emergono non solo le nuove e diverse interpretazioni proprie del progetto grafico in corso, ma anche l’eterogeneità che qualifica la collana: dallo stile vivace e frizzante di Olimpia Zagnoli alla tecnica pittorica di Riccardo Vecchio, fino alle immagini di repertorio legate alla stampa americana per John Cheever.

Foto di Stefano Campoantico, 2021

I libri di Henry Miller (Illustrazioni di Olimpia Zagnoli)

I libri di Banana Yoshimoto (Illustrazioni di Carolina Rachel Antich)

I libri di Fëdor Dostoevskij (Illustrazioni di Riccardo Vecchio)

Libri di John Cheever

Una specie di solitudine. I diari

I diari di John Cheever, scritti dalla fine degli anni quaranta fino alla sua morte nel 1982. Cheever era un uomo pieno di contraddizioni: amava la moglie e i figli, ma si sentiva profondamente solo; amava le donne, ma amava anche gli uomini.

Libri di Doris Lessing

Il diario di Jane Somers
Il diario di Jane Somers Di Doris Lessing;

Janna, quarantanove anni, è caporedattrice di una rivista e ha alle spalle un solido successo professionale costruito con efficienza e levigata crudeltà, conquistato a prezzo di rinunce nella vita privata. Tutto cambia quando, per caso, conosce una vecchia signora.

Un atteggiamento che Guerri definisce “più pop” è quello adottato per i classici (cita, per esempio, Whitman, Conrad e Zola), con lo scopo di intercettare pubblici diversi e con un occhio di riguardo per il pubblico più giovane.

Un aneddoto legato a un progetto grafico assolutamente da ricordare?

La prima edizione di Dave Eggers e del suo bellissimo A Heartbreaking Work of Staggering Genius. 

Ricordo le richieste stringenti dell’autore, che aveva imposto nel contratto che la copertina dell’edizione americana fosse internazionalmente usata da tutti gli editori. Quella cover a mio parere era piuttosto fredda e non esprimeva le forti emozioni del romanzo. Io avevo in mente di commissionare un’immagine che riuscisse a trasmettere l’atmosfera della storia, il cielo e i colori di San Francisco, e richiamasse le dinamiche e il processo di crescita dei due protagonisti. Dopo un confronto con l’ufficio diritti ho contattato l’illustratrice Bianca Bagnarelli: desideravo avvicinare questo libro al pubblico con l’attenzione e il rigore che Eggers aveva della rappresentazione di sé stesso e del fratello.

Alla fine, siamo arrivati all’immagine definitiva, che incastrava sia l’intento grafico sia la luce, colti perfettamente nello scorcio in copertina. Eggers fu felicissimo di questo tipo di trattamento: è stata una piccola sfida, ma è stato molto bello confrontarci a distanza con lui. 

Opera struggente di un formidabile genio

Dave, che nell’arco di sole cinque settimane si trova a perdere per tumore entrambi i genitori e a dover badare al fratellino di otto anni, Toph. Così vende la casa di famiglia, sale in macchina e, sempre Toph al fianco, va alla scoperta di una nuova vita.

Bello e interessante è anche il lavoro che ha portato al restyling della collana Universale Economica Ragazzi: partendo dall’irrinunciabilità della greca sul dorso, che ci rende riconoscibili in libreria, ne abbiamo ripensato il trattamento. Ogni numero presenta una greca disegnata a mano, l’immagine in copertina che dialoga con il retro attraverso un dettaglio e un font ricorrente più arrotondato. Il libro, così, risulta morbido al tatto ma potente nella resa cromatica.

Passiamo a una domanda “di carattere”, Cristiano: grazie o bastoni?

Mi sono dedicato tantissimo alla varietà dei graziati e alle declinazioni del font istituzionale della casa editrice New Century Schoolbook, ma è impossibile esprimere una preferenza assoluta.


Mi pare che una caratteristica del tuo stile sia il lavoro sulla sottrazione, “a togliere”, per così dire... sei d’accordo?

Io ritengo indispensabile la necessità di trovare una sintesi, visti anche i tempi limitati. Quindi sì, elementi fondamentali della mia grammatica sono, effettivamente, una sintesi efficace e la tendenza a “togliere”.

Una riflessione sui cosiddetti “ferri del mestiere”: c’è ancora spazio, oggi, per matite e per tutti quegli strumenti che hanno sempre definito l’aspetto manuale del mestiere di grafico?

Non è soltanto una questione di cifra sentimentale: laddove è possibile, quel rapporto feticistico con matite e temperini continua a essere una risorsa importante (basti pensare al numero dell’Universale Economica Ragazzi, così come per l’idea dei font a mano). La mia formazione alla fine degli anni ‘80 era per così dire “analogica” … e quello è un aspetto che ti rimane dentro.

Regaliamo un consiglio a quei giovani che vogliano avvicinarsi al mestiere di grafico, in termini di educazione e sensibilità all’immagine?

Tra la ricca condivisione sui social e il sovraccarico di immagini cui molti giovani grafici sono sottoposti abitualmente, un consiglio che mi sento di dare è quello di uscire un po’ dagli schermi e di frequentare librerie e partecipare a eventi, di approfondire tutti quei linguaggi che sono collaterali, così come il cinema naturalmente: l’invito è quindi a immergersi con entusiasmo in occasioni stimolanti come le fiere indipendenti di self publishing o le gallerie d’arte.

Chiudiamo con una confessione, Cristiano. Ti va di rivelarci qual è la copertina che avresti voluto disegnare tu?

Questa è difficile. (Alcuni attimi di esitazione - ndr). Secrets of the Beehive, l’album di David Sylvian.

Una pietra miliare di intensa bellezza, come piene di bellezza sono le copertine di culto a cui Cristiano Guerri continua a dar vita, tracciando la rotta di un manifesto grafico di forza artistica e creativa inconfondibile.

Foto di Stefano Campoantico, 2021

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