Sotto le copertine

Splendori e miserie del mestiere di grafico: Giacomo Callo racconta

“Ai miei allievi ho dimostrato un concetto che mi sta molto a cuore: tu, davanti a un foglio bianco, con una matita in mano, basti e avanzi”

Giacomo Callo

Giacomo Callo- Fotografia di Stefano Campo Antico, 2021

Giacomo Callo è un duro.
Sì, l’approccio di questo grande professionista della grafica può intimidire, all'inizio. Ma una volta che si comincia a parlare con lui, si intuisce come quella durezza sia il riflesso diretto dell'amore che Callo profonde in tutto quello che fa. Prendersi cura dell'aspetto dei libri è un lavoro fondamentale per far sì che il libro giusto arrivi al lettore giusto, e tutto quel che Callo ci ha raccontato nel corso di una conversazione a cuore aperto sul suo mestiere, bellissimo e difficile, non prescinde mai da questa consepevolezza. 

Storico art director di Mondadori, per più di vent’anni Giacomo Callo è stato responsabile della veste grafica della casa editrice, ideandone collane - alcune delle quali in modo decisamente innovativo - e immaginando, prima di realizzarle, migliaia e migliaia di copertine.
A una simile carriera sul campo, Callo affianca un'attività didattica importante, essendo docente presso Scuola Mohole e Oblique, ha collaborato con Editrice Nord, Longanesi Tea e Garzanti. Oggi Giacomo è l'imprescindibile art director di SEM e Chiarelettere, case editrici che, grazie alla sua bravura, possono fregiarsi di un'impronta grafica  riconoscibile e unica. 

Una carriera incredibile, insomma: tanto che quasi stenta lui stesso a credere di aver fatto tanta strada.
“Sono figlio di un operaio e una casalinga, sono nato in un paesino sul mare. Se ho iniziato questo mestiere è stato grazie a tanta fortuna, oltre a tanta passione e tanta voglia di mettersi in gioco”.

Passione e voglia di rischiare: gli ingredienti necessari a far lievitare la torta nel modo migliore. Ma perché la ricetta funzioni fino in fondo, bisogna aggiungere un'ultima cosa, pena il veder sfumare occasioni irripetibili davanti a sé: ci vuole un bel biglietto da visita.
Leggete l'intervista. Scoprirete il perché.

Lo studio - Fotografia di Stefano Campo Antico, 2021

Ciao, Giacomo! Partiamo dall’inizio. Come capisci che vuoi fare l’art director?

Negli anni scolastici non sapevo che mi sarei dedicato alla grafica editoriale: nasce tutto all’accademia di Belle Arti. Sono nato alla Spezia e ho studiato a Carrara, ma è a Milano che la mia ambizione si è concretizzata, perché lì ho iniziato a lavorare in una rivista di architettura, l’Arca Edizioni. Art director: Bob Noorda [1].

… beh, che dire? ... un inizio col botto! Soprattutto se consideriamo che solo un paio di anni dopo è arrivata la chiamata da Mondadori...

Già: la storia di come ho iniziato in Mondadori è così assurda che quasi non pare vera.
Pur lavorando a Milano, nei fine settimana tornavo sempre in Liguria e un giorno, proprio sul treno, ho incontrato per caso quello che al tempo era l’art director di Mondadori, Federico Luci. L’avevo già conosciuto in Puglia per un corso di fotografia. Ci siamo messi a chiacchierare e gli ho mostrato il mio biglietto da visita. Una settimana dopo, stavo lavorando per lui.
Tutto grazie al mio biglietto da visita!

E una volta arrivato in Mondadori, quale degli insegnamenti del grande Bob Noorda ti è stato più utile?

La sua libertà. Ricordo che andava al parco a “schizzare” a matita i fili d’erba. E il suo amore per gli schizzi preparatori: sto cercando di trasmetterlo ai miei studenti, ma non è facile: sono nativi digitali. Pur avendo frequentato scuole di arti applicate, non sono abituati a disegnare a matita.

Bob Noorda è un grafico olandese naturalizzato italiano, ha collaborato con diverse case editrici, fra cui Feltrinelli, Vallecchi e Sansoni, e ha ideato alcuni dei più noti loghi di aziende italiane.


Pensi che sia una prerogativa indispensabile della tua professione?

Non la definirei una prerogativa indispensabile, ho conosciuto grafici bravissimi che non erano capaci di tenere in mano una matita. Ma io dedico la maggior parte del mio tempo a disegnare. Ne ho proprio bisogno.

Nell’epoca della digitalizzazione si perde anche il rapporto quasi feticistico con gli strumenti di lavoro: matite, china, gomma…

Ti dico solo che stavo facendo lezione a una classe di dodici studenti e ho provato a chiedere quanti avessero con sé una matita. Ha alzato la mano una sola persona. E si trattava di una HB, una matita con cui è impossibile disegnare. Così ho fatto comprare dalla scuola le Staedtler 6B, i temperamatite e i fogli di carta riciclata e abbiamo cominciato a disegnare.

E com’è andata?

In alcuni casi i risultati sono stati strabilianti, anche perché ho dimostrato un concetto che mi sta molto a cuore: tu, davanti a un foglio bianco, con una matita in mano, basti e avanzi.

Appunti - Fotografia di Stefano Campo Antico, 2021

Vero: però i giovani oggi hanno un rapporto diverso con l’immagine, soprattutto in termini di quantità. Quali conseguenze noti rispetto alla sovrapproduzione di immagini da cui sono bombardati i ragazzi?

Sempre più spesso a lezione mi capita di citare un artista o un fotografo e vedere i ragazzi che tirano fuori il cellulare. Dopo un attimo di smarrimento, nei loro occhi c’è un lampo di comprensione: “Ah ecco! parla di lui”. Solo che poi per dieci anni quel fotografo non lo considerano più. Io non punto sulla quantità, magari mi dedico a pochi nomi, pochi temi, ma li studio a fondo.
Loro studiano tantissimi artisti ma per pochissimo tempo. La differenza è abissale. Con molta franchezza, questa superficialità sta allagando tutto.

Parliamo di libri: una copertina non è un’immagine come tutte le altre. Deve tener conto della storia che “avvolge”, comunicandola. Quanto può essere spaventosa la libertà di cui si gode nello scegliere la veste grafica di un libro?

Se un libro fa parte di una collana letteraria già esistente, si tratta solo di una falsa libertà.
La maggior parte delle case editrici si basa su collane che hanno dei canoni grafici prefissati.

Progetti - Fotografia di Stefano Campo Antico, 2021

Messo così, il tuo suona quasi come il De Profundis per una professione ormai morente, i cui margini di manovra creativi si restringono…

Si restringono o te li giochi tutti a monte, quando disegni la collana.

… che poi è quello che hai dovuto fare tu.

La collana Scrittori Italiani e Stranieri in Mondadori è ancora oggi il progetto più difficile a cui mi sono dedicato: il rischio di sovrapporsi a collane esistenti era piuttosto alto.
E infatti, in qualcosa ci siamo ispirati ai Supercoralli, perché la disposizione nel nome dell’autore e del titolo sono simili. La grossa differenza, oltre al cambio di lettering, è stata la scelta di avere un’immagine a piena pagina, cosa che i Supercoralli al tempo ancora non facevano e che hanno copiato da noi. Un’altra collana che era stata una notevole sfida era stata quella degli Scrittori Moderni, per gli Oscar Mondadori: per la prima volta in Italia, avevamo ideato una copertina in cui il titolo del libro seguiva il nome dell’autore sulla stessa riga.

Ci sono voluti sei mesi di trattative per far accettare quest’idea all’editore.

Se questa collana è poi stata sostituita, la SIS (Scrittori Italiani e Stranieri) esiste ancora: che qualità deve avere un progetto editoriale per durare nel tempo?

La differenza vera la fanno i materiali. Un libro può anche avere una copertina banale, ma quando la carta è splendida, la qualità della stampa impeccabile, la rilegatura fatta come si deve… in ambito editoriale non c’è solo la grafica. Conta anche il formato. La confezione.

E parlando di confezione, cosa pensi che funzioni meglio per attirare l’attenzione del lettore? Si procede per sottrazione o per “strillo”?

Bè, nel caso – ad esempio - del libro di Moresco, Grido, mi era stato chiesto dall’editore di creare una copertina unica, è così è stato. Ma dipende, caso per caso: il più delle volte abbiamo cercato di fare il miglior lavoro possibile tenendo conto delle nostre disponibilità, delle aspettative del pubblico e dei costi. È inutile che io faccia una copertina vistosissima per un libro che ha una tiratura modesta.

Il Grido - Fotografia di Stefano Campo Antico, 2021

Il grido
Il grido Di Antonio Moresco;

Sotto i nostri occhi sta succedendo una cosa enorme, ma che noi non vogliamo vedere: le nostre sono le prime generazioni umane a vivere al cospetto di un'estinzione di specie. Eppure tutto continua come se niente fosse, perché i domini umani traggono il loro potere proprio da questo occultamento.

Un auspicio: in un mondo ideale, come vorresti che evolvesse la grafica editoriale?

Vorrei che si facessero meno libri ma più belli. Vorrei che facessimo questo salto di qualità sulla carta, sulle rilegature, sulla stampa interna. Mi farebbe piacere che i libri passassero anche da 18 a 22 euro, ma venissero curati sul serio.

La copertina che avresti voluto disegnare tu.

Parlando di musica, il cofanetto dei Massive Attack. Copertina termosensibile. Parlando di libri, l’Ulysses di Joyce in un’edizione americana. Puro lettering.

Progettando - Fotografia di Stefano Campo Antico, 2021

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