scienza senza maiuscola

La zanzara di Zanzibàr che punge il pendolar

L'evoluzione è probabilmente uno tra i concetti scientifici più bistrattati, fraintesi e distorti, forse anche in virtù della sua apparente semplicità. Spesso si trova attribuita a Charles Darwin la frase secondo cui "non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente. È quella che più si adatta al cambiamento".
L'attribuzione suona abbastanza plausibile, tanto che la frase è tuttora incisa nel pavimento della Accademia delle Scienze della California, ma non è di Darwin, come spiega una pagina del sito web dell'Università di Cambridge che elenca anche altre cinque frasi apocrife molto diffuse, che hanno tratto in inganno più d'un appassionato.

Per chi sa quanto sia facile prendere lucciole per lanterne in questo campo, alcune delle storie raccontate nel libro Darwin va in città. Come la giungla urbana influenza l'evoluzione possono far pensare di primo acchito alla leggenda metropolitana dei coccodrilli bianchi delle fogne di New York, che si sarebbero adattati al buio divenendo albini, citati anche nella canzone "Mio cuggino" di Elio e le storie tese.

Darwin va in città. Come la giungla urbana influenza l'evoluzione

Grazie agli adattamenti evolutivi che emergono a una velocità senza precedenti, le piante e gli animali stanno sviluppando nuove caratteristiche e abitudini negli ambienti che l’uomo ha creato con cemento e acciaio. Siamo all’inizio di un nuovo capitolo nella storia della vita, in cui emergeranno forme di vita mai viste prima. In futuro una vasta porzione del globo sarà urbanizzata. Dove andrà a finire la natura? In città, come ci racconta Menno Schilthuizen in questo sorprendente libro.

A differenza dei coccodrilli bianchi, e della "zanzara di Zanzibàr" antropomorfizzata dal poeta Toti Scialoja, però, le nuove specie di zanzara che si sono evolute all'interno delle diverse linee della metropolitana di Londra raccontate dal biologo evoluzionista ed ecologo olandese Menno Schilthuizen esistono davvero.

Lo ha scoperto la genetista dell'Università di Londra Katharine Byrne, che negli anni Novanta del secolo scorso cominciò a prelevare campioni di larve lungo la Central Line, la Bakerloo line e la Victoria line. "Le zanzare nelle gallerie della metropolitana esaminate non erano solo diverse tra loro. Si distinguevano anche dalle loro controparti che vivevano in superficie. E le differenze non riguardavano soltanto le proteine ma anche le abitudini" racconta Schilthuizen, che insegna Biodiversità all’Università olandese di Leida. 

"Fuori, per le strade di Londra, le zanzare si nutrono del sangue degli uccelli, oltre che di quello umano. Prima di poter deporre le uova, le femmine devono consumare un pasto a base di sangue, si riuniscono in grandi sciami per accoppiarsi e ibernano. Nelle gallerie sotterranee della metropolitana, le zanzare succhiano il sangue dei pendolari, depongono le uova prima di mangiare, non formano sciami riproduttivi, ma si accoppiano in luoghi chiusi, e inoltre sono attive per tutto l'anno".

 

L'affascinante storia di queste nuove specie di zanzare, che oggi proliferano nelle metropolitane, nelle cantine e nei seminterrrati di tutto il mondo, ha colpito l'autore per numerosi motivi: 

"Per cominciare, ci è stato insegnato che l'evoluzione è un processo lento, in grado di scolpire impercettibilmente le specie nel corso di milioni di anni – non è dunque un fenomeno che potrebbe verificarsi nel breve tempo della storia urbana dell'uomo. Tuttavia, le zanzare della metropolitana ci mostrano chiaramente che l'evoluzione non ha soltanto a che fare con i dinosauri e le epoche geologiche. Può davvero essere osservata qui e ora! In secondo luogo, sapere che il nostro impatto sull'ambiente è tanto grande da far sì che animali e piante 'selvatici' si adattino davvero agli habitat creati in origine dall'uomo per l'uomo ci rende consapevoli del fatto che alcuni cambiamenti imposti dagli esseri umani sulla Terra sono irreversibili".

 

Un aspetto affascinante del libro di  350 pagine ricche di note e bibliografia, curato nell'edizione italiana dal filosofo della biologia ed evoluzionista Telmo Pievani, è che questa consapevolezza suggerisce oggi all'autore un approccio alla conservazione che definisce pragmatico, basato proprio sulla forza dell'evoluzione e sull'inarrestabile capacità del mondo vivente di adattarsi.

"Dobbiamo conservare il più alto numero di aree naturali intatte e questo libro non deve quindi essere frainteso pensando che possa sminuire i nostri sforzi"
"Allo stesso tempo, però, dobbiamo capire che al di fuori delle aree intatte, le pratiche tradizionali della conservazione (eradicare le specie esotiche, attribuendo scarsa importanza a 'erbacce' e 'parassiti') possono a loro volta distruggere proprio gli ecosistemi destinati a sostenere la specie umana in futuro".

 

In sostanza il biologo evoluzionista propone di abbandonare la classica distinzione tra "naturale" e "creato dall'uomo", e di assecondare un po' di più l'evoluzione che è già da tempo all'opera con successo anche nelle nostre "giungle d'asfalto", lasciando alle specie animali e vegetali più libertà per svilupparsi anche negli ambienti urbani in nuovi affascinanti modi.


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