scienza senza maiuscola

Un secolo di dibattiti sulla scienza per capire l’oggi

Nel dibattito pubblico, specie negli ultimi anni, si sente spesso dire che la ragione per cui le persone sono diffidenti nei confronti della scienza è perché non capiscono (o non conoscono) il “metodo scientifico”. A cascata assistiamo ad appelli accorati, specialmente al mondo della scuola, perché la smetta di trasmettere “nozioni scientifiche” e trasmetta invece la conoscenza del metodo scientifico, del modo con cui la scienza ragiona per arrivare a una comprensione del reale. 

Sembra tutto molto ragionevole, se non fosse che il “metodo scientifico” non è univocamente definito e che, per conoscerlo, è necessario anche sapere attraverso quali teorie si è giunti a tratteggiarne gli strumenti.  

È questo l’obiettivo di Peter Godfrey-Smith, professore di storia e filosofia della scienza presso l’Università di Sydney, autore di Teoria e realtà – Introduzione alla filosofia della scienza, di cui Raffaello Cortina ha appena pubblicato la seconda edizione aggiornata (la prima è datata 2004), perfettamente tradotta da Silvia Tossut. La menzione della traduttrice è doverosa perché una delle cose che ha fatto la fortuna planetaria di questo testo è proprio il linguaggio utilizzato e perfettamente reso nella versione italiana: semplice, quasi colloquiale, ricco di esempi presi dall’esperienza quotidiana e persino di humour e battute.  

Teoria e realtà. Introduzione alla filosofia della scienza

Come funziona la scienza? Riesce a dirci come è fatto veramente il mondo? Che cosa la rende diversa dagli altri modi di comprendere l'universo? In Teoria e realtà, Peter Godfrey-Smith affronta queste domande, accompagnando il lettore nel grande viaggio attraverso un secolo di dibattiti sulla scienza. Il risultato è un'introduzione perfettamente comprensibile ai più grandi temi della filosofia della scienza. Numerosi esempi e digressioni riescono a coinvolgere anche gli studenti alle prime armi, un glossario dei termini spiega i concetti chiave, e sono inclusi suggerimenti di lettura al termine di ogni capitolo.

Il testo, spiega lo stesso Godfrey-Smith, nasce per gli studenti ma con un occhio al pubblico generalista. La prima parte è dedicata a una storia della filosofia della scienza dagli inizi del XX secolo ai giorni nostri, con particolare attenzione agli intrecci tra discipline (come dice benissimo l’autore, non ha senso oggi parlare di scienza senza parlare di storia e sociologia della scienza). 

Che cosa rende la scienza diversa dagli altri modi di indagare il mondo (ammesso che sia davvero diversa)? La discussione intorno a questo tema è ciò di cui si occupa la filosofia della scienza e, lungi dall’essere materia puramente speculativa, influenza ancora oggi non solo la teoria ma anche la prassi della scienza.  

Per esempio, ci si può chiedere dove inizia e dove finisce la scienza e quali tipi di attività sono “scienza”. La fisica, la biologia, la medicina sono considerate scienze, ciascuna delle quali ha però caratteristiche peculiari. In anni più recenti anche discipline come l’antropologia e la sociologia sono entrate a far parte delle “scienze”, non senza scossoni (per esempio, si racconta nel libro come la scelta di autodefinirsi “scienza” portò, nei primi anni 2000, il Dipartimento di antropologia dell’Università di Stanford niente meno che alla scissione in due distinte entità. 

“L’esistenza di quest’area grigia non dovrebbe destare sorpresa, perché ‘scienza’ è un termine pregnante e retoricamente potente” spiega ancora Godfrey-Smith, raccontando come l’inclusione o l’esclusione di determinate teorie dal novero della scienza siano anche utili strumenti politici (di cui abbiamo avuto ampie prove negli ultimi 24 mesi).  

Nella seconda parte, il libro si concentra invece sulle teorie che spiegano il funzionamento della scienza, dall’empirismo all’approccio matematico per arrivare a quello puramente sociologico. È in questa sezione che Godfrey-Smith decide di esprimere la propria posizione, criticando o supportando l’una o l’altra delle interpretazioni, mostrando i limiti di ciascuna di esse: per esempio quando smonta l’assioma empirista, secondo il quale la realtà si conosce solo esperendola, il che sembrerebbe essere l’ovvia base della conoscenza scientifica, senonché l’esperienza della realtà non è mai uguale a se stessa e dipende da circostanze esterne così come dalle caratteristiche dell’osservatore (altrimenti non avremmo bisogno di ripetere più volte lo stesso esperimento per accertarci della validità dei risultati). O quando ricorda che la scienza è una struttura sociale che si basa sulla collaborazione e che, come tale, è anche struttura di potere e di controllo. 

Se ce ne fosse ancora bisogno, Teoria e realtà, oltre ad essere una lettura divertente, ci ricorda che la distinzione tra scienza e materie “umanistiche” è quanto di più arbitrario esista e che non si può fare buona scienza senza conoscere la storia del pensiero scientifico, né si può fare buona filosofia senza comprendere i meccanismi con cui la scienza conosce il reale: una lezione che qualche filosofo nostrano sembra aver dimenticato. 


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