Sapore di sala

Steven Soderbergh, 60 anni di originalità

L’atipico regista statunitense fa irruzione nel mondo cinematografico all’età di 26 anni: 34 anni fa (1989), infatti, Steven Soderbergh si aggiudica nientemeno che la Palme d’Or (più il FIPRESCI Price e il premio di Miglior Attore per James Spader) al Festival di Cannes con Sex, Lies, and Videotape. Il film, indipendente e a basso costo – scritto in otto giorni su un quaderno durante un viaggio attraverso l’America! – conquista subito il pubblico (aveva vinto anche l’Audience Award al Sundance Film Festival) per il soggetto particolare e la profondità con cui il regista è riuscito a trattarlo.

Questo primo lungometraggio dà inizio alla sua esplorazione del tema della sessualità e della condizione umana più in generale, eleggendo Soderbergh a una delle più influenti figure catalizzatrici del movimento del cinema indie. Sex, Lies, and Videotape è infatti successivamente nominato all’Oscar e al Golden Globe per la sceneggiatura.

Facendo un passo indietro: Steven Soderbergh nasce nel 1963 ad Atlanta, Georgia. Si interessa al mondo del cinema fin dalla più giovane età; a 15 anni segue un corso di animazione cinematografica e comincia a sperimentare dei corti in 16 mm, girati con materiale di seconda mano (Janitor).

Appena dopo il diploma parte per Los Angeles come editor, ma torna presto alle sceneggiature e alla regia di corti. Si fa notare per la prima volta nel 1985, con l’ottimo Yes: 9012 Live, documentario del concerto del gruppo rock, nominato ai Grammy Awards – sulla scia del successo del quale realizza, appunto, Sex, Lies and Videotapes.

Dal 1989 Soderbergh si rivela un regista assai prolifico, nonché un grande sperimentatore.

Durante il dispiegamento della sua carriera il cineasta cede, sì, a vari corteggiamenti hollywoodiani, ma senza mai mettere in secondo piano la propria visione cinematografica. L’artista alterna infatti produzioni quali l’Ocean’s Trilogy, grandissimi successi commerciali, a film low budget o indipendenti (Che, o The Girlfriend Experience), creando così un nuovo cocktail cinematografico. La sua visione obliqua sul e del cinema ci fa capire come la sua abilità sia radicata nella sua essenza: indipendentemente dal budget, realizza film che trattano di vita con sfumature e maestria, traendo vantaggio dalle circostanze del momento.

Grande direttore d’attori – a volte anche non professionisti (Bubble) – Soderbergh lavora lasciando loro la libertà di sperimentare i suoi soggetti, assorbendone l’essenza. Contribuisce attivamente alla fama di molte star, tra cui Julia Roberts, che vince, oltre ad altri premi, un Oscar per Miglior Attrice Protagonista in Erin Brockovich, George Clooney, costante collaboratore di Soderbergh dal primo successo commerciale di Out of Sight, e Benicio del Toro, che si guadagna l’Oscar per Miglior Attore non protagonista per Traffic.

Traffic e Erin Brockovic sono anche nominati agli Oscar nello stesso anno (2001), dove il primo trionfa come Miglior Regia, Miglior adattamento scenografico e Miglior Editing.

Il regista ha però una postura tanto mimetica quanto critica nei confronti di Hollywood: dopo aver annunciato il suo ritiro dalla scena cinematografica nel 2012, in seguito a Behind the Candelabra, per esplorare nuovi orizzonti (tra cui la miniserie TV The Knick), torna al cinema nel 2016 con Logan Lucky. Il film, prodotto interamente da lui, senza alcun coinvolgimento di studios se non per la distribuzione, mostra la sua reticenza personale verso le grandi case cinematografiche.

Soderbergh si afferma dunque come regista, sceneggiatore, autore, editore, e produttore eclettico – a volte quasi precursore (Contagion del 2010 sembra predire la successiva pandemia mondiale). È un artista che si dedica intensamente e interamente al processo creativo di un film, che tratta argomenti legati alla condizione socioeconomica e psicologica dell’uomo (capitalismo, criminalità, giustizia, vendetta, morale, identità…) sperimentando svariati generi e complesse strutture drammaturgiche.

Con un tocco personale, sotto prospettive non convenzionali, è in costante dialogo con narrazione, estetica e qualità cinematografiche. Rischia e gioca, più che può: filma nel 2018 con un iPhone Unsane e inizia a pubblicare sulle piattaforme di streaming (The Laundromat, Let them All Talk, No Sudden Move, Kimi). Magic Mike's Last Dance, terzo episodio della serie Magic Mike, sarà invece nei cinema il 10 febbraio 2023.

Insomma, abbiamo buone ragioni di pensare che, finché la curiosità di Soderbergh sarà stimolata, la sua arte intratterrà, sorprenderà e farà, al tempo stesso, riflettere.

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