Mi racconti una storia?

Sassolino

Illustrazione di Asia Cipolloni, 2021

Illustrazione di Asia Cipolloni, 2021

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Raccontare l'orrore della Shoah vissuto da molti bambini ad altri bambini non è certo impresa semplice, ma questo albo riesce a farlo con delicatezza, tenerezza e poesia. Siamo a Vilnius, in Lituania, nell'estate del 1943: due bambini ebrei, Eitan e Rivka, "la bambina più coraggiosa del mondo, con una piccola cicatrice sopra al labbro di cui andava molto fiera" giocano con un aquilone. I due piccoli conoscono l'esistenza del cancello, quello che inghiotte le persone, che una volta varcato non permette più di tornare indietro, e anche degli uomini in divisa nera, uguali agli "uccelli neri", ma hanno ancora qualche sprazzo di gioco e serenità nella loro vita. Tutto, però, cambierà presto. 

Poi costruirono il cancello. Non potevamo oltrepassarlo. E chi lo faceva, non tornava più. Un giorno papà lo varcò. Disse che andava a lavorare con gli altri uomini e che sarebbe tornato presto. Ma non tornò. Non tornava mai nessuno.

Sassolino. Ediz. a colori
Sassolino. Ediz. a colori Di Marius Marcinkevicius;

«La libertà non è oltre il cancello. È qui, nel cuore.» È l'estate del 1943. Eitan e Rivka giocano con il loro aquilone giallo, l'unico che può ancora volare libero. Tutt'intorno è la Shoah. Sono a Vilnius, in Lituania, ma potrebbero essere a Varsavia, Berlino, Parigi. O a Roma. Quando tutto sembra essere dolore, un sassolino porta un messaggio di amicizia, speranza e sopravvivenza.

Il libro ricorda il massacro di Paneriai, avvenuto ai danni degli ebrei di Vilnius, di cui il piccolo protagonista della storia rimane vittima. Passano i giorni, le stagioni, gli anni, ed Eitan diventa un sassolino, come quelli che secondo l'usanza ebraica si poggiano sulle tombe dei defunti. Anni dopo verrà raccolto da una bambina, che chiederà alla nonna di poterlo portare con sè; la nonna è un anziana signora "con una piccola cicatrice sopra al labbro", che prende Sassolino, lo porta al petto, lo bacia e lo riposa sulla lapide.

«Il suo posto è qui, con la sua famiglia» sussurrò, e mi parve di scorgere una piccola cicatrice sopra le labbra avvizzite. «Andiamo, ti racconterò la storia della sua famiglia.»

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