Il verso giusto

Gaio Valerio Catullo

Illustrazione di Dario De Marco, 2021

Illustrazione di Dario De Marco, 2021

CATULLO

CI

Multas per gentes et multa per aequora vectus

advenio has miseras, frater, ad inferias,

ut te postremo donarem munere mortis

et mutam nequiquam alloquerer cinerem,

quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum,

heu miser indigne frater adempte mihi!

Nunc tamen interea haec, prisco quae more parentum

tradita sunt tristi munere ad inferias,

accipe fraterno multum manantia fletu,

atque in perpetuum, frater, ave atque vale.

 


 

CI

Di paese in paese e di mare in mare,

ecco giungo, fratello, al triste rito

di renderti gli estremi onori della morte,

chiamando invano il tuo cenere muto:

perché a me t’ha strappato la fortuna, fratello,

ahi infelice, a me malamente tolto.

L’offerta, intanto, che per costumanza avita

tramanda, onore amaro, questo rito

accetta traboccante di lacrime fraterne

e per l’eternità, fratello, addio


Traduzione di Nicola Gardini

Da Catullo, Carmina. Il libro delle poesie, traduzione e cura di Nicola Gardini, Giangiacomo Feltrinelli Editore 2014.

Carmina. Il libro delle poesie. Testo latino a fronte

"Tra i classici della latinità Catullo è quello che suscita più simpatia tra gli studenti. Batte lo stesso Virgilio, perché, per quel poco che se ne legge, non è troppo difficile, e parla, almeno pare, di sé, raccontando situazioni non astruse, sentimenti e rabbie condivisibili, che tutti, anche a sedici anni, abbiamo sperimentato in qualche misura.

La Roma del I secolo a.C. è una città in fermento: le istituzioni e i valori repubblicani sono in crisi, e la scena culturale è molto vivace. Gli interpreti del “nuovo” in campo letterario sono i neòteroi, che si richiamano al poeta greco Callimaco e che Cicerone, anziano, definisce con disprezzo poetae novi, troppo moderni e distanti dall’impegno civile per ottenere la sua approvazione. I neòteroi parlano, infatti, di sentimenti, di amore, di eros, di amicizia.
Come fa Gaio Valerio Catullo, il più grande dei poeti neòteroi, nato a Verona intorno all’87 a.C. e trasferitosi a Roma intorno al 65. Della sua vita conosciamo poco più di quello che lui stesso racconta nel Liber, l’insieme dei suoi centosedici carmi ordinato da altri dopo la sua morte, avvenuta all’età di trent’anni a Sirmione. Qui, nella villa di famiglia, si era ritirato perché deluso dopo il viaggio in Bitinia (Asia Minore), nel 57 a.C. (unica data certa della sua vita), al seguito del propretore Memmio, da cui aveva sperato di ricavare vantaggi economici. La missione gli aveva però consentito di visitare la tomba dell’amatissimo fratello, sepolto nella Troade, e di questa visita ci resta il ricordo nello struggente carmen CI.

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