Il verso giusto

A Omero di John Keats

Illustrazione di Laura Bornea, 2021

Illustrazione di Laura Bornea, 2021

A Omero

In disparte, sdegnandoti per ignoranza,
di te ascolto narrare e delle Cicladi,
come chi siede a riva e immagina
di visitare per caso gli abissi di corallo
dove nuota il delfino. Così eri cieco;
poi il velo fu squarciato: Giove per darti vita
scoprì il cielo, Nettuno fece tende di spuma
e Pan ti diede il canto del silvestre alveare.
Sì, a riva della tenebra c’è chiaro,
mostrano i precipizi un verde intatto,
già l’alba sboccia nella notte cupa;
una triplice vista c’è nell’acuta cecità:
quella tu avevi, come successe a Diana,
regina della terra, del cielo e dell’inferno.

 

Traduzione di Francesco Dalessandro

Da John Keats, Fammi lezione, Musa, traduzione e cura di Francesco Dalessandro, premessa di Francesco Rognoni, Contatti, Genova 2021

È stata una vita breve e colma di sventure quella di John Keats, uno dei più grandi rappresentanti del romanticismo inglese. Nasce nel 1795 a Moorgate, un sobborgo di Londra, primo di cinque figli. A otto anni perde il padre, per una caduta da cavallo. Ha 14 anni quando muore anche la madre, malata di tubercolosi. Affidato dalla nonna a due tutori, John deve abbandonare gli studi e comincia a lavorare come apprendista chirurgo, ma riesce ugualmente a coltivare la sua passione per la letteratura.

Nel 1817 pubblica la prima raccolta poetica, Poems. Una nuova tragedia è all’orizzonte: anche l’amato fratello Thomas si ammala di tubercolosi e nonostante le sue cure amorevoli, muore nel 1818. Nel giro di poco tempo, John scopre di essere affetto dalla stessa malattia e si innamora di Fanny Brawne, conosciuta in casa dell’amico Charles Brown. È uno degli amori più romantici della letteratura, raccontato qualche anno fa nel film Bright Star di Jane Campion. È, soprattutto, un amore irrealizzabile: John è troppo povero per sposarsi ed è malato. Spera di recuperare la salute trasferendosi in luoghi dal clima più mite. Nel 1820, dopo un faticoso viaggio in mare, arriva a Roma. Non basta. Il 23 febbraio 1821, nella casa accanto alla scalinata di Piazza di Spagna dove si era stabilito, muore, a 26 anni, il poeta che in Ode su un’urna greca aveva scritto: “Bellezza è verità, verità bellezza”. Sulla sua lapide, nel Cimitero Acattolico di Roma, si legge l’epitaffio dettato da lui stesso: “Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua”.

I libri di John Keats

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