Il cibo (da Oscar!) nei film tratti dai libri

Illustrazione digitale di Elisa Maggioni, 2022, studentessa dell'Istituto Europeo di Design di Milano

Illustrazione digitale di Elisa Maggioni, 2022, studentessa dell'Istituto Europeo di Design di Milano

Gli aromi di cioccolata, di vaniglia, del rame riscaldato e della cannella che si uniscono danno alla testa, sono molto invitanti. Il gusto vivo e terrestre delle Americhe, il profumo piccante e resinoso delle foreste pluviali. È così che viaggio ora, come facevano gli aztechi nei loro rituali sacri. Messico, Venezuela, Colombia. La corte di Montezuma. Cortez e Colombo. Il cibo degli dei, che spumeggia e ribolle nel vasellame da cerimonia. L’amaro elisir della vita

Joanne Harris

Leggendo le inebrianti alchimie descritte da Joanne Harris in Chocolat è impossibile non immaginarsi Juliette Binoche nei panni di Vianne, indaffarata a creare squisitezze nella sua cioccolateria di Lansquenet, immaginario paesino della campagna francese. Pensando a film tratti da romanzi che hanno a che fare con il cibo, certamente questo del regista svedese Lasse Hallström è uno dei più noti: una favola di libertà e di lotta alle convenzioni dove il cioccolato, onnipresente in ogni forma e colore, diventa l’emblema del peccato e del diavolo. Chocolat è un inno all’alimento più sensuale che esista, uno dei pochi in grado di risollevare l’animo di noi mortali.

Un po’ come i celebri Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop del romanzo di Fannie Flagg, candidata al Pulitzer nel 1987, portati al cinema dal regista Jon Avnet. Una storia al femminile ambientata nel profondo Sud degli Stati Uniti, che racconta la forza delle donne tra amicizia e amore, con la volontà di fare scelte coraggiose per migliorare la propria vita. La cucina è il fulcro del mondo e della volontà di ribellione delle due protagoniste, Idgie e Ruth: situato alla fermata di un treno che non passa più, il loro Whistle Stop Cafè era il punto di incontro di tipi umani bizzarri e improbabili, a cui servivano la loro versione della celebre specialità locale: i pomodori verdi fritti accompagnati da una salsa al latte.

Lui si sedette davanti a un piatto di pollo fritto, fagioli, barbabietole e pomodori verdi fritti. Il tutto era accompagnato da pane di granturco e tè freddo. Prese la forchetta e cercò di mangiare. (…) Sì, sono seduta qui nella casa di riposo Rose Terrace, ma nella mia mente sono al caffè di Whistle Stop davanti a un piatto di pomodori verdi fritti.

Fannie Flagg

Un altro bellissimo personaggio femminile protagonista in cucina è la dolce cuoca francese Babette, creata dalla raffinata penna di Karen Blixen ne Il pranzo di Babette. Sfuggita da Parigi dove è accusata di essere una rivoluzionaria, arriva in Norvegia e viene ospitata come governante da due anziane signorine. Un giorno decide di preparare un pranzo leggendario per i dodici abitanti di Berlevaag, “casine di legno tinte di grigio, di giallo, di rosa e di tanti altri colori”. Un banchetto magico e straordinario, ben reso nella pellicola diretta da Gabriel Axel, premiata con l’Oscar come miglior film straniero nel 1987, nel quale i commensali, attraverso il gusto, ritrovano memoria di sé e il piacere di vivere che avevano perduto.

Starò con voi ogni giorno che m'è lasciato da vivere. Ogni sera mi siederò, se non nella carne, che non significa nulla, nello spirito, che è tutto, per pranzare con voi, come stasera. Perché stasera, cara sorella, ho imparato che in questo mondo qualsiasi cosa è possibile." "Sì, è così, caro fratello," disse Martina. "In questo mondo qualsiasi cosa è possibile." Con queste parole si lasciarono. Quando, alla fine, la compagnia si sciolse, non nevicava più

Karen Blixen

E restando in tema di cuoche, impossibile non pensare a Julie & Julia, il film di Nora Ephron che intreccia le vicende di due libri: quello omonimo scritto da Julie Powell e My life in France, l’autobiografia della chef Julia Child, la donna che ha insegnato agli americani la cucina francese. La pellicola, magistralmente interpretata da Meryl Streep nei panni della Child e da Amy Adams in quelli della foodblogger Julie, ha ottenuto una candidatura ai Premi Oscar e ha vinto un premio ai Golden Globes. Il film segue in parallelo le due protagoniste: da un lato Julie, che si cimenta nell’impresa di provare in 365 giorni tutte le 524 ricette del libro di cucina Mastering the art of French cooking di Julia Child, raccontando l’esperienza nel suo blog. Dall’altro Julia Child, che negli anni ’50 segue il marito a Parigi e frequenta un corso di cucina francese alla scuola Cordon Bleu.

Curiosità: pare che durante le riprese Meryl Streep abbia preso una decina di chili per colpa della regista, che pretendeva che gli attori mangiassero davvero. Con buona pace della finzione cinematografica…

Lo sai perché mi piace cucinare?(...) Perché dopo una giornata in cui niente è sicuro, e quando dico niente voglio dire niente, una torna a casa e sa con certezza che aggiungendo cioccolato, rossi d’uovo , zucchero e latte, l’impasto si addensa: è un tale conforto…

Julie Powell

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