Il verso giusto

I poeti di Marina Cvetaeva

Illustrazione di Andrea Celeste Ballini, 2021

Illustrazione di Andrea Celeste Ballini, 2021

I poeti

1

Da lontano – il poeta prende la parola.
Le parole lo portano – lontano.

Per pianeti, sogni, segni… Per le traverse vie
dell’allusione. Tra il sì e il no il poeta,
anche spiccando il volo da un balcone
trova un appiglio. Giacché il suo

è passo di cometa. E negli sparsi anelli
della causalità è il suo nesso. Disperate –
voi che guardate il cielo! L’eclisse del poeta
non c’è sui calendari. Il poeta è quello

che imbroglia in tavola le carte,
che inganna i conti e ruba il peso.
Quello che interroga dal banco,
che sbaraglia Kant,

che sta nella bara di Bastiglie
come un albero nella sua bellezza…
È quello che non lascia tracce,
il treno a cui non uno arriva
in tempo…
Giacché il suo

è passo di cometa: brucia e non scalda,
cuoce e non matura – furto! scasso! –
tortuoso sentiero chiomato
ignoto a tutti i calendari…


2

Ci sono al mondo esseri superflui,
creature in più, aggiunte senza peso.
(Assenti dagli elenchi e dai prontuari,
inquilini dei pozzi più neri.)

Ci sono al mondo esseri cavi, esseri presi
a spinte, muti: letame
e chiodo per gli strascichi di seta.
Ripugnano anche al fango delle ruote.

Ci sono al mondo diafani, invisibili:
(screziati dal marchio della lebbra!)
Ci sono Giobbe che potrebbero invidiare
Giobbe… ma ai poeti, a noi poeti,

noi paria e pari a Dio –
è dato, straripando dalle rive,
rotti gli argini, rubare
anche le vergini agli dèi!

[…]

 

Traduzione di Serena Vitale

Da Marina Cvetaeva, Dopo la Russia, a cura di Serena Vitale, Mondadori 1988

Con il suo “passo di cometa”, Marina Cvetaeva ha attraversato anni tra i più bui della storia russa. Nata a Mosca nel 1892, e definita da Boris Pasternak “poetessa dalla nascita”, Marina cresce in un ambiente poliglotta (suo padre è un professore universitario, noto filologo e critico d’arte; la madre è una musicista) e studia in diversi Paesi europei. Comincia a scrivere poesie a 6 anni; a 18 pubblica a sue spese la prima raccolta, Album serale, che attira l’attenzione dei maggiori poeti dell’epoca. Scriverà instancabilmente liriche, poemi, drammi, saggi, memorie, opere di narrativa, ubbidendo a una necessità: “Scrivo perché non posso non scrivere. Alla domanda sullo scopo – risposta sulla causa. E non può essercene altra”, dice.

La sua poesia è passione e tempesta, e musica vertiginosa, proprio come la sua vita, segnata dalla rivoluzione russa, dalla morte di una figlia, dalla povertà, dall’isolamento, ma anche da amori totalizzanti e da incontri di anime, come quelli, sublimi, con Pasternak e Rilke. Una vita segnata soprattutto dall’esilio, reale e psicologico. Il primo la porta in Boemia e a Parigi al seguito del marito Sergej Efron, ufficiale della controrivoluzionaria Armata bianca, costretto alla fuga dopo la disfatta. Il secondo ne fa una apolide nella vita comune. Nel 1937 la figlia Alja e il marito, coinvolto nell’omicidio di una spia, rientrano in Russia. Marina e il figlio Mur li raggiungono due anni dopo. Alja ed Efron vengono arrestati quasi subito: Alja è condannata al confino, Efron sarà fucilato nell’agosto ’41. Marina e Mur riparano a Elabuga, in Tataria. Senza prospettive né risorse, nella più completa disperazione e indigenza, il 31 agosto 1941 Marina Cvetaeva si toglie la vita.

I libri di Marina Cvetaeva

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