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Amore e altre solitudini di Evans Tonon

Quando arrivò a casa con una gamba ingessata non fui particolarmente sorpreso. Avevo sette anni e una gamba ingessata per me era solo una gamba bianca e dura, niente di più.

Parte della forza di questi racconti, opera prima dell’attore e cantante lirico Evans Tonon, sono le molteplici voci dei protagonisti che riescono a creare un’armonia, una sinfonia, conducendo il lettore da una dimensione narrativa all’altra, lasciandosi cullare dalla tenerezza dell’infanzia, dal dolore della consapevolezza, dalla fine di un amore, dall’ironia pungente che sfida l’ignoranza.

Amore e altre solitudini
Amore e altre solitudini Di Evans Tonon;

Una sensazione di malinconia percorre i racconti, anche quando le storie non descrivono drammi e sofferenze. È la malinconia data dalla solitudine, dal passare del tempo, dalle diversità.

Amore e altre solitudini (edito da Robin Edizioni) è un libro che, attraverso uno stile delicato e leggero, sa toccare corde profonde e trasportare per mano dentro la malinconia della solitudine, una malinconia che ha il sapore dei limiti che non sono limiti, della bellezza inconsapevole, delle carezze e degli schiaffi che fanno lo stesso rumore e hanno lo stesso significato.

Voglio assolutamente conoscerlo. Poi se non sbaglio ha l’età di mia figlia Giuliana, sai. Se solo sapesse che l’ho incontrato potrebbe svenire. Non pensi che sarebbero una bellissima coppia? Certo se però lui non ha gusti normali. Oh, tesoro, scusa, non credo si debba dire così, vero? Cioè è vero, è normale anche lui, in qualche modo. Scusa, vedi, dovrei stare zitta.

Un botta e risposta esilarante si snocciola ne La fiera dei pregiudizi, che prende a una a una tutte le frasi fatte colme di stereotipi verso gli omosessuali e le mette in bocca a una signora “per bene” che in tutti modi vuole fingersi meno bigotta e villana di quanto non dimostri di essere ogni volta che apre bocca. La risata, seppur amara, è assicurata.

Le voci non solo hanno toni diversi, ed è chiaro fin da subito se in quel momento è un bambino a raccontare, oppure un adulto innamorato o un adulto inquieto, e fin dalle prima parole capiamo anche se la trama sarà sarcastica o se si finirà con il commuoversi, ma un altro grosso punto a favore messo in luce dalla sapienza narrativa di Evans Tonon è dato dalle differenti forme dei racconti – dialoghi puri, flussi di coscienza nostalgici o divertenti, caratterizzazioni dei personaggi, focalizzazioni di momenti topici – e queste modalità diverse del narrare, di parlarsi tra i personaggi, di interagire con le storie sono come un giro sull’ottovolante tra salite in cui quasi si arriva a fermarsi e discese da mozzare il fiato che risuonano nello stomaco.

E proprio Un giro sull’ottovolante è un altro racconto tra il surreale e il non-sense che affronta in modo originale e lieve la difficoltà di accettare se stessi e di darsi la possibilità di vivere per quello che si è.

Il lettore si ritrova dunque di fronte a parecchie storie dove sono i bambini a essere protagonisti, bambini che subiscono fascinazioni per ciò per cui gli adulti non sanno più meravigliarsi, bambini che non vogliono più vivere – e vincere – per soddisfare gli adulti, bambini abusati che sanno raccontarlo con un grido silenzioso che a chiare lettere traccia la parola violenza.

E poi l’amore, l’amore degli innamorati, quello struggente che ti ferisce quando l’altro non c’è più, quello insopportabile che non sai con che parole raccontarlo e quelle parole le trovi scritte dentro un libro come questo; l’amore per la musica che in Renata si abbina con uno sguardo fresco e delicato al racconto della disabilità e delle sue sfumature che avvicinano le persone invece di allontanarle; l’amore per la famiglia, per qualcuno che se ne sta andando ed è stato importante e per qualcuno che aspetta, perché sa che tu arriverai sempre

 

E se io non passassi più? Aspetteresti invano.
Aspettare non è vano.
E se non passassi più?
Non importa.
Non importa aspettare qualcuno che non arriva?
Non importa. Comunque passerai.
Ne sei sicuro?
Sì.
Come fai a esserne così sicuro?
Sei mio figlio.”

Chiude la raccolta Le mie chiavi, uno struggente ritratto di una relazione figlio/padre quando il padre non c’è più, un ripercorrere la propria vita attraverso le chiavi che si sono accumulate e che “non aprono più le cose per cui erano state costruite”, macchine, appartamenti, scrigni, camere d’albergo… ma aprono una alla volta, anche se a volte fa molto male, le porte dei ricordi.

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