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Carolina dei delitti di Lia Celi

Emilio Salgari si è ucciso a colpi di rasoio

Avete mai letto un libro di Carolina Invernizio? No? Beh, vi siete persi un’avventura! Un’avventura antica, che profuma di passato, ma con un fascino misterioso, gotico e un po’ grandguignolesco che fa dimenticare le sue pagine ingiallite. Storie ingenue? Forse lette ora sì, ma contestualizziamo: siamo negli anni che chiudevano il XIX secolo e aprivano quello successivo. Una donna che scrivesse libri come La sepolta viva o Il bacio di una morta non era cosa di tutti i giorni.

I romanzi d’appendice, spesso dai toni esagerati come film muti, appassionavano stuoli di lettori (Il bacio di una morta fu un caso letterario quando uscì nel 1886) donando ai loro autori una grande popolarità. Ignorati dalla critica, ma amatissimi da centinaia di migliaia di persone (“tutti sanno che le lettrici più devote di Carolina Invernizio sono le donne col grembiule: domestiche, cuoche, commesse, fioraie, bambinaie...”). Quel voyeurismo letterario d’intrattenimento che rasenta a tratti la necrofilia aveva influenzato anche la scapigliatura, ma sarebbe un’altra storia. Atteniamoci ai fatti.

Carolina dei delitti
Carolina dei delitti Di Lia Celi;

Torino, 1911. Carolina Invernizio, la scrittrice italiana più amata dal pubblico e disprezzata dai critici, lavora al suo nuovo romanzo e non smette di cercare ispirazione nelle più efferate notizie di cronaca nera. Una su tutte cattura la sua attenzione: Emilio Salgari – quel Salgari, il creatore di Sandokan e del Corsaro Nero – è stato trovato morto in un bosco, sulla cima di una collina. Si è ucciso a colpi di rasoio.

Si dice che gli italiani si dividano in due categorie, quelli che leggono la Invernizio e i bugiardi

Bene ha fatto dunque Lia Celi a catturare lo spirito di questa straordinaria autrice e portarlo nella contemporaneità, in questo giallo all’insegna dei protagonisti della Torino di inizio secolo. Siamo nel 1911, nei giorni dell’inaugurazione dell’Esposizione Universale, nel cinquantenario dell’Unificazione.
Accanto a Carolina, un altro faro luminoso nel panorama degli autori di feuilleton: Emilio Salgari, di pochi anni più giovane della Invernizio. Un autore popolare che lei giudica affine, anche se dedito a storie di ambientazione del tutto diversa e destinate a un pubblico di adolescenti.  Carolina, invece, racconta fatti cruenti, omicidi tratti dalla cronaca. Ogni mattina sfoglia i giornali con la sorella Vittorina alla ricerca di storie. Quando scopre che Salgari è suicidato e come lo ha fatto – la notizia le viene data da Guido Gozzano -, non può esimersi dall’indagare: ci sono troppi elementi che non la convincono. Lei, così attenta alla cronaca per prendere spunto per le sue narrazioni, è avvezza a trovare anomalie e discordanze. Con la complicità della sorella – una sorta di dama di compagnia e segretaria – si immerge nella vicenda.
Una vera autopsia sul corpo dello scrittore – ritrovato sventrato e con la gola tagliata in un bosco non lontano dalla sua abitazione - non è stata fatta, Carolina è ancor più convinta che il suicidio non sia la spiegazione più logica per quella morte, malgrado le lettere lasciate a testimonianza. E quando viene avvicinata dal nobile rappresentate di un groppo di potere – precedentemente in contatto anche con Salgari - che vorrebbe fare dei suoi romanzi uno strumento di propaganda colonialista, il sospetto diventa più acuto.

Salgari aveva forse in progetto una vicenda nella Libia dei giorni nostri? È davvero un peccato non abbia avuto modo di scriverla. Sono certa che avrebbe riscosso grande successo fra i giovani

Bisogna indagare anche tra i famigliari di Salgari. Le due sorelle non perdono tempo: è necessario andare in corso Casale, nella modesta casa dello scrittore (per quale ragione era così indigente? e cosa era disposto a fare per denaro?), a parlare con i figli, il futuro genero e il cognato. La vedova non ci sarà, è ricoverata in un ospedale psichiatrico. Ma è pazza davvero?
Un ulteriore colpo di teatro sarà la morte di una lavandaia che… Il finale sarà del tutto inaspettato, anche se, a veder bene, Lia Celi qualche briciola per farci intuire la vicenda qui e là la lascia.

Sfilano nelle pagine riferimenti storici documentati: dalle confezioni di cacao Talmone con i due vecchi alle citazioni dei nomi delle vie della città (corso Oporto, divenuto poi corso Matteotti), dai personaggi in voga come il regista Giovanni Pastrone alla tradizione locale del bicerin da preferirsi al semplice caffè o al tè, dagli abiti con corsetto un po’ provinciali a quelli liberi e leggeri in voga a Parigi ai cappellini di Coco Chanel, ai tramvai e alle lavandaie di Borgo Po e della Madonna del Pilone.

La tomba di Carolina è al cimitero monumentale di Torino: se ci passate cercatela. Quell’aura noir e gotica la ritroverete nel suo sguardo, o meglio, nello sguardo della statua che la rappresenta e che morbidamente seduta ci osserva, ci scruta, non ci perde di vista. Lasciatele un fiore, sicuramente lo apprezzerà.

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Autrice di satira, per sei anni ha fatto parte della redazione di "Cuore". Ha scritto anche per Smemoranda e per molte riviste (Gulliver, Insieme, Lo Specchio della Stampa) per la Tv e la radio. Ha pubblicato numerosi libri per adulti e libri per ragazzi, fra cui la serie Ice magic (E/L) e Tre dee alla scuola media (Piemme 2018). Nel 2019 scrive con Andrea Santangelo Le due vite di Lucrezia Borgia (UTET).

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