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E.T. l'extra-terrestre di Steven Spielberg

Nel 1982 Steven Spielberg aveva già all’attivo tre campioni d’incasso assoluti: Lo squalo (1975), Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) e il suo ultimo parto cinematografico, I predatori dell’arca perduta (1981). Incidentalmente, questi film erano tre degli ultimi quattro girati (solo il pur divertente e poco compreso 1941 – Allarme a Hollywood del 1979 non aveva mantenuto le attese, benché avesse avuto come protagonista un John Belushi in rampa di lancio) e se c’era un regista che significava intrattenimento di altissimo livello e box office in esplosione questo era il filmmaker di Cincinnati.

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Da sempre turbato dalla propria infanzia funestata dal divorzio dei suoi genitori (non a caso il suo ultimissimo film è The Fabelmans, chiaramente ispirato alla sua famiglia), Spielberg rammentava come da piccolo si fosse inventato un amico immaginario e sulla base di questo aveva iniziato a ragionare su una pellicola che considerasse il fantastico nel mondo infantile.

La scrittura di E.T. l’extra-terrestre veniva affidata a Melissa Mathison, in procinto di diventare moglie di Harrison Ford, la quale ne ricavava uno script che – incredibilmente – avrebbe ottenuto solo la candidatura agli Oscar, beffata dal Gandhi di Richard Attenborough, mentre gli effetti speciali venivano supervisionati da Dennis Muren, già braccio destro del sodale George Lucas e quelli animatronici da Carlo Rambaldi (giustamente premiati con un Oscar, andato a bissare quello per Alien di Ridley Scott). Pochissime altre creature create per il grande schermo sono riuscite a entrare nella memoria collettiva del pianeta Terra quanto il personaggio extra…terrestre e il merito va al nostro artigiano romagnolo.

Essendo protagonisti i bimbi, i ragazzi e questo timido alieno, i nomi di rilievo del cast sono principalmente per ruoli di supporto o per comparsate, a sottolineare come il mondo degli adulti sia incapace spesso di essere protagonista e interprete di quello dei minori, alternativamente per perdita di interesse, innocenza e capacità di sognare. Si distingue tra i bimbi la piccola Drew Barrymore, erede di una dinastia di miti hollywoodiani quali Lionel, John ed Ethel tra gli altri.

E.T. l’extra-terrestre parla al nostro io infantile. Ci obbliga a tornare nella dimensione spensierata e leggera, ci riconduce alla necessità di credere: che la magia esista, che la fratellanza sia la principale risorsa del genere umano, che l’uguaglianza sia uno stato applicabile a qualsiasi persona e cosa. Chi tuttora non si emoziona e non si appassiona seguendo le giocose evoluzioni del lungometraggio e volando libero sulle note di John Williams, aldilà dell’età, semplicemente dà ragione alla considerazione di Pablo Neruda che scrisse: Il bimbo che non gioca non è più un bimbo, ma l’uomo che non gioca più ha perso per sempre il bimbo che era.

Con questo film, per dirla in breve, Steven Spielberg ha fatto del Bene all’Umanità.

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