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Joker di Todd Phillips

Si racconta di come lo squilibrato, ma tutto sommato innocuo Arthur Fleck divenga il temibile Joker e del suo rapporto iniziale con la famiglia Wayne (Bruce sarà poi Batman).

Indipendentemente dal soggetto scelto, può una singola interpretazione trascinare un’opera a livelli superiori dei meriti del film stesso? Ovvero, un Joker non impersonato da Joaquin Phoenix, avrebbe reso questo lungometraggio ottimo, essendo già di base buono? Si considerava che Jack Nicholson avesse immortalato per sempre il personaggio, fino a che Heath Ledger non lo aveva condotto a sottigliezze interpretative impressionanti. Chi altro avrebbe mai potuto osare cimentarsi? La risposta è Joaquin Phoenix il quale, non si capisce come, riesce a fare meglio dei suoi predecessori.

Il lungometraggio in sé è tremendamente attuale, sebbene ambientato in una Gotham City di decenni fa, tuffata in salsa newyorchese e che pare presa di peso da quella squallida, sporca e spietata de “I guerrieri della notte”. Il film mette in scena la denuncia dell’isolamento dei disadattati, i tagli rovinosi all’assistenza sociale, l’impatto dei media che svuotano la vita quotidiana, la mostruosità del rampantismo che cela i veri mostri. “Joker”, insomma, sarebbe stato un prodotto di dignitosa qualità in ogni caso, va detto.

Tuttavia, capita poi che il corpo di Phoenix, quasi gobbo e deformato, vilipeso e scarnificato, irrompa e domini la scena con repellente bellezza. Con esso la sua risata querula e stridula, la drammatica condanna al commovente mescolamento di un gesto di gioia che esala dolore, il senso dell’umorismo sfasato rispetto al resto del mondo, il vagare di uno sguardo allucinato e solo bisognoso di umanità, la cui mancanza lo trasforma inesorabilmente in un reietto, non dandogli più alternative e conducendolo a una malvagia follia.

Di grande impatto la colonna sonora della islandese Hildur Guðnadóttir, già ascoltata con i suoi archi gravi da violoncello in “Soldado” e soprattutto nella strepitosa serie TV “Chernobyl”. Tra i produttori spicca Bradley Cooper. Fa piacere vedere Robert De Niro in un bel ruolo di supporto, nel quale fa brillare un po’ della sua antica classe scimmiottando i conduttori televisivi patinati e falsi.

In sostanza: Todd Phillips spiazza tutti. Come l’anno prima uno dei fratelli Farrelly aveva lasciato di stucco per “Green Book” dopo tante pellicole scorrette, così Phillips, celebre per la tripletta “Una notte da leoni e dedito sinora quasi solo a commedie facilone, qui incarta e spedisce il suo personale capolavoro. Certo, aver avuto quel Phoenix gli ha cambiato le sorti del lungometraggio, consegnando ai posteri una performance (perché in effetti di questo si tratta) con pochi eguali nell’intera storia del cinema. Fosse anche solo per lui, guardatelo, anzi, ammiratelo.

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