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La montagna dei gatti di Ferdinand Grimm

La parola francese rêverie è usata in italiano con il significato di sogno, fantasia, fantasticheria. E il genere letterario che fin dalla notte dei tempi concede a grandi e piccoli di attraversare quel bosco di parole che apre all’immaginario fantastico è la fiaba.

Nella raccolta di fiabe e leggende La montagna dei gatti, edita per la prima volta in Italia da L’orma editore, Ferdinand Philipp Grimm nato a Hanau il 18 dicembre 1788 da Philip Wilhelm Grimm e Dorothea Zimmer e fratello dei celebri scrittori di fiabe Jacob e Wilhelm, esplora il mondo di tutti i giorni con un pizzico di malizia e velata ironia e ci accompagna attraverso una realtà duale permeata di luci e ombre, vita e morte, bontà e cattiveria, bene e male.

La montagna dei gatti. Fiabe e leggende del terzo fratello Grimm

Nella famiglia Grimm a scrivere fiabe furono in tre. Oltre ai celebri Jacob e Wilhelm, infatti, anche il fratello minore Ferdinand raccolse e compose storie tratte dalla fantasia popolare. Ma di quella stessa famiglia Ferdinand fu anche la pecora nera.

Ostracizzato dalla famiglia in seguito alla presunta dichiarazione di omosessualità, per troppo tempo è stato solo il terzo fratello dimenticato. Scrive Marco Federici Solari nell’introduzione: «Nonostante la cattiva reputazione tra i consanguinei […] fu un uomo dalle multiformi passioni, un’individualità fuori dal comune e un pregevole scrittore. […] A differenza dei fratelli, non raccolse le versioni orali dei sui testi nei salotti della piccola borghesia o nei mercati cittadini, ma da gran viaggiatore qual era interrogò le voci della strada e delle campagne con l’intenzione esplicita di trascriverle almeno in parte “nel tono del popolo stesso”».

L’antologia di Ferdinand si compone di quattro sezioni: Leggende e fiabe popolari tedesche e straniere pubblicate nel 1820 con il nome de plum Lothar; Leggende popolari tedesche pubblicate sempre sotto pseudonimo nel 1838; Fiabe di monti e castelli, raccolta pubblicata postuma da un certo B. nel 1846 e un’ultima sezione dedicata alle Carte postume conservate dal fratello Jacob.

Attraverso un registro formale, a tratti aulico e uno stile meticoloso lo scrittore ricama con le parole un intreccio alchemico e riscrive sapientemente di un regno in lutto: 

«Il re e la regina si torcevano le mani disperati perché i medici non potevano fare più nulla: la bella giovane era morta. “Ah! Colui che riporterà in vita mia figlia, l’avrà in sposa e con lei otterrà anche metà del mio regno” disse il sovrano. […]»; di animali antropomorfizzati: «Non lontano da Merseburg si erge la montagna dei gatti. Il vescovo Michael di Merseburg aveva una gran predilezione per quegli animali. […]»; di piccole creature che abitano le foreste: «In regioni sperdute e solitarie, in fortezze silenziose, in foreste lontane dal trambusto del mondo umano viveva un tempo il popolo dei nani. […]».

I personaggi delle venti storie trascritte da Ferdinand a partire da testimonianze orali sono bidimensionali e ciò consente a chi legge di indossare l’abito che preferisce. Oggi può scegliere di essere una bambina gigante, domani uno scaltro mago e il giorno dopo un re scontroso. Questa è la libertà che dona la parola e La montagna dei gatti è un libro che avvicina il lettore alla realtà quotidiana proprio grazie all’incantamento che le parole evocano.

Per i topoi letterari trattati, molte sono le affinità con le fiabe classiche degli stessi fratelli Grimm, di Perrault e di Andersen perciò questa deliziosa raccolta è un piccolo dono per i lettori curiosi e per gli appassionati del genere.

In Fiabe italiane Calvino scrive: «[…] le fiabe sono vere. Sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita […]; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna […]».

Ferdinand Grimm ha saputo raccontare in queste pagine il destino degli uomini e ci ha consegnato un patrimonio identitario di indescrivibile bellezza.

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