Scelti per voi

Mani nella terra di Lee Cole

Mi ritrovo sempre di fronte allo stesso dilemma. Quando sono a casa, in Kentucky, voglio solo andarmene. Quando sono lontano, ho nostalgia di un posto che non è mai esistito

Le elezioni del 2016, l'inaspettata (o forse no) vittoria di Trump, l’inasprimento della regolare tensione tra l’America liberal e progressista e quella repubblicana e conservatrice: questa spiazzante spaccatura del paese a stelle e strisce fa da sfondo alla personale dilacerazione di Owen Callahan, protagonista del libro d’esordio di Lee Cole, Mani nella terra (Marsilio, traduzione di Martina Testa).

Mani nella terra
Mani nella terra Di Lee Cole;

Dopo aver perso un lavoro in Colorado, e aver dormito in macchina per due mesi, Owen Callahan ha bisogno di rimettersi in sesto. Tornato a vivere col nonno nel Kentucky, accetta un posto da giardiniere in un piccolo college che gli consente di frequentare il suo corso di scrittura creativa.

Owen, dopo aver perso un lavoro in Colorado e aver vagabondato per due mesi senza meta, torna a vivere in Kentucky nella casa del nonno dove abita anche lo zio materno. Qui inizia a lavorare come giardiniere nel college della zona, il che gli permette di seguire gratuitamente un corso di scrittura creativa. A ventotto anni la società ti vorrebbe stabile, sulla retta via, con una chiara e definita idea di te stesso: e invece Owen si ritrova estraneo a casa propria, il problematico Kentucky, dove la Bibbia, interpretata alla lettera, è riposta nel cassetto del comodino, accanto alla pistola. Si trova quotidianamente a confronto con una generazione, quella del nonno, che ha combattuto in guerra e al contrario agogna tranquillità e sicurezza più di ogni altra cosa:

Cos’è che ti ha fatto venire voglia di sistemarti e mettere su famiglia?, chiesi. (…) La guerra, disse. Ma in che senso, esattamente? Lui mi guardò come se fosse una domanda stupida; forse lo era. Ci pensò su e dopo un attimo disse: Le cose che ti sembrano noiose diventano le cose che desideri di più. Riflettei nel silenzio che seguì: per me non era ancora vero. Le cose che mi sembravano noiose erano ancora noiose

È un vero e proprio outsider: sul lavoro, che benché reputi soddisfacente non lo rende veramente parte della working class rurale americana, ma anche all'università, piena di agiati liberals intellettualoidi che si stupiscono non sia propriamente iscritto al master. Si sente alienato dai genitori, divorziati, Trump supporters e creazionisti, che non comprendono le sue scelte di vita ma cercano di dargli amore nonostante il baratro di incomunicabilità che li divide. Baratro che diventerà sempre più incolmabile quando Owen conoscerà Alma Hadzic, scrittrice già pubblicata in procinto di concludere un nuovo romanzo, proveniente da una famiglia colta e abbiente che la sostiene, fuggita coi genitori dalla guerra a Sarajevo. Tutto ciò, insomma, che Owen non è.

Il libro si configura come un ultracontemporaneo inno dei ragazzi dei tardi anni 90’: naufragati nella terra di mezzo tra i 25 e i 30 anni con ben poche prospettive o idee chiare, immersi nella situazione economica, sociale e ambientale catastrofica che conosciamo, in una preoccupante paralisi alla Joyce. Una generazione tesa verso un’idea di futuro e trascinata indietro dal passato, che si ama seduta su un muro di differenze con le mani ancora doloranti per l’arrampicata. Una generazione che non sa dove andare eppure va, che non vorrebbe far ritorno eppure torna.

La letteratura e la scrittura, perciò, diventano il luogo privato e privilegiato in cui incontrarsi e tenersi per mano, ma anche in cui ricercare spasmodicamente profondità e significati nascosti da decodificare anche nella più precaria delle situazioni: 

Mi ero talmente abituato a cercare narrazioni del mondo – segni e portenti -, che forse mi ero autoconvinto che esistessero veramente. Notare ogni minimo dettaglio, appuntarselo e crederlo significativo era solo a un passo di distanza dallo schizofrenico che memorizza i numeri di targa convinto che contengano messaggi in codice della Cia

A Mani nella terra spetta così di diritto un posto nell’ampio scaffale di quella letteratura dell’America contemporanea dai personaggi persi, eppure risoluti a trovare la bellezza, il senso, la luce risolutiva in semplici avvenimenti quotidiani: di preciso nella nicchia tra Stoner ed Ogni cosa è illuminata. È un libro che non punta a dare risposte né a risolvere i grandi interrogativi che pone. È un libro il cui linguaggio ha la stessa potenza di un’intensa e rara conversazione in piena notte con l’amico di una vita, magari quando si è un po’ brilli. È un libro che possiede la stessa forza di una pacca sulla spalla in un silenzio denso di umana comprensione, mentre lassù il cielo impassibile è comunque pieno di stelle.

Le recensioni della settimana

La posta della redazione

La posta della redazione

Hai domande, dubbi, proposte? Vuoi uno spiegone?
Scrivi alla redazione!

Conosci l'autore

Lee Cole è un autore statunitense. Nato e cresciuto nel Kentucky, ha frequentato il prestigioso Iowa Writers’ Workshop, dove oggi tiene corsi sulla letteratura rurale americana. Nel 2023 Marsilio pubblica in Italia il suo romanzo d'esordio, Mani nella terra.

Leggi di più Leggi di meno
Chiudi

Per poter aggiungere un prodotto al carrello devi essere loggato con un profilo Feltrinelli.

Chiudi

Per poter aggiungere un prodotto alla lista dei desideri devi essere loggato con un profilo Feltrinelli.

Chiudi

Il Prodotto è stato aggiunto al carrello correttamente

Chiudi

Il Prodotto è stato aggiunto alla WishList correttamente