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Nella tana del serpente di Michele Navarra

In un caldo giugno romano comincia questa storia che ci porterà dritti Nella tana del serpente permettendoci di guardare, con amore e disincanto, alla città eterna e con una curiosità crescente alle vicende di noi piccoli umani che dentro quella tana spesso troviamo tutt’altro che riparo. In questo nuovo romanzo Michele Navarra punta il suo sguardo, attento ma mai giudicante, su un brutto omicidio che vede coinvolti la famiglia Desideri e quella dei Bayazid, accomunati, oltre che dal terribile evento, dal fatto di essere vicini di casa e di vivere nel “Serpentone”, come viene chiamato il complesso residenziale di Corviale.

Una sorta di mostruoso Serpentone, appunto, sebbene qualcuno non fosse d’accordo a chiamarlo così, perché i serpenti hanno una forma sinuosa, dicevano, mentre Corviale al contrario è lineare, rigido come una mazza di ferro. […] Un esperimento ardito e visionario secondo alcuni, un abominio architettonico secondo altri

Nella tana del serpente
Nella tana del serpente Di Michele Navarra;

Dopo "Solo Dio è innocente", Michele Navarra torna con un nuovo, avvincente romanzo con protagonista l'avvocato Gordiani, che si ritroverà alle prese con una situazione molto più complicata del previsto dove la verità si nasconde nel degrado e nelle abitudini di un quartiere pieno di rancore.

È questa divergenza di vedute sul quartiere che può quasi considerarsi la base della dicotomia culturale che separa le due famiglie. In questa intricata vicenda ritroveremo l’avvocato Alessandro Gordiani, personaggio di Navarra già presente in altri suoi romanzi (il precedente è Solo Dio è innocente, uscito sempre per Fazi nel 2020), e la sua squadra di colleghi/amici che, parallelamente alle forze dell’ordine ma servendosi anche dell’integerrimo investigatore privato Tuminelli, lavoreranno fino alla risoluzione del mistero.

Per portarvi un po’ più vicini all’esperienza di lettura, ma senza svelare troppo della trama (perché se lo spoiler è sacrilego, lo è a maggior ragione quando si tratta di un giallo/noir), è giusto partire dall’omicidio di Nadir Bayazid, figlio di Rashad e Halima, residenti in Italia da quando una delle purtroppo tristemente note “traversate della speranza” aveva portato loro via il piccolo Omar.

Ci troviamo così dentro una vera tragedia, una di quelle a cui la cronaca avrebbe dovuto abituarci, ma no, perché a certe sventure e al dolore che portano con sé è davvero difficile assuefarsi, anche quando fa parte del proprio mestiere, com’è il caso del maggiore Gavazzo nel momento in cui si trova a dover dare la terribile notizia del ritrovamento del corpo, perché ci si trova ad affrontare

“Il linguaggio universale del dolore, parole senza logica e senza costrutto per cercare di spiegare razionalmente la sovversione dell’ordine naturale delle cose, la mostruosità concettuale di un genitore costretto a piangere la morte del proprio figlio. Un’impresa impossibile per chiunque”.

Così cominciano le indagini e la difesa del sospettato numero uno, Elia Desideri, uomo schivo, insofferente nei confronti degli immigrati e che la vita ha privato della libertà, ma anche della moglie e di una relazione serena con i suoi due figli.

Questo è il fulcro di un intreccio ben sviluppato che si avvale di una scrittura che sa essere asciutta, ritmata e in alcuni punti, nonostante la drammaticità dell’evento che innesca la narrazione, persino ironica, incline a servirsi di diverse citazioni, come quelle delle canzoni di Fiorella Mannoia, o della descrizione puntuale del murale di Zerocalcare, situato nella metro B a dare il benvenuto nel quartiere di Rebibbia, in cui l’avvocato Gordiani si recherà per fare visita a Elia, suo assistito.

Michele Navarra, offrendoci un punto di vista sempre attento alla vita dei suoi personaggi e alle contraddizioni della città, riesce non soltanto a intrattenerci, mostrando un’evidente abilità nell’adesione alle caratteristiche tipiche del genere, ma anche a farci riflettere su quante sfumature sia possibile intravedere nel grigio asfissiante del cemento, grazie a questo giallo in cui nulla è semplice o comunque non è mai esclusivamente ciò che sembra.

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Avvocato penalista dal 1992, nel corso della sua carriera ha avuto modo di seguire in prima persona alcune delle vicende giudiziarie più importanti della storia italiana, dalla strage di Ustica ai fatti della banda della Uno bianca. Ha inventato la figura dell’avvocato Alessandro Gordiani, personaggio ricorrente nei suoi legal thriller, penalista coscienzioso che si divide tra le pesanti responsabilità della professione e la sua indole ironica e scherzosa. Tra le sue pubblicazioni: Solo Dio è innocente (Fazi, 2020) e Nella tana del serpente (Fazi, 2021).

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