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The Every di Dave Eggers

Man mano che le società crescevano, però, le persone ribelli potevano fare certe cose senza essere osservate, si potevano commettere crimini. E allora si rese necessario inventare un essere che vedesse tutto. Occhio, dissero i creatori di Dio, c’è un occhio giusto e morale che ti guarda dal cielo – anche quando non c’è nessuno

Ci sarebbe davvero tanto da dire su The Every, l’ultima fatica di Dave Eggers, un romanzo capace di far oscillare la tua bussola morale come un pendolo, fino a obbligarti a giudicare giusto l’impensato, sbagliato il più sfacciato buon senso, per poi contraddirti più e più volte fino a disorientarti. Lo scrittore bostoniano torna con il seguito del fortunato Il Cerchio e crea un ibrido tra distopia e utopia, dove narra di una società assurda nella sua maniacale missione al controllo, che però mostra anche un cuore nobile. Un po' come un alunno intelligente che non si applica, pur lasciando intravedere un qualche potenziale inespresso.

Ma forse il problema della società di The Every è che si applica fin troppo.

The Every. Ediz. italiana
The Every. Ediz. italiana Di Dave Eggers;

Il seguito de "Il Cerchio" fonde assurdità e terrore, satira e suspense, mentre tiene il lettore in apprensione per il destino dei protagonisti e dell'umanità.

Ritroviamo il Cerchio, ora chiamato The Every, con Mae Holland al suo comando, la giovane dalle idee brillanti, che a suon di sharing is caring, ha trasformato la più grande società di social media del mondo in un vero e proprio monopolio, grazie alla fortunata fusione con il più importante e-commerce del Paese. Questa unione porta a conseguenze inevitabili, il controllo ossessivo infatti non si limita più ai gradi di partecipazione di ogni singolo individuo all’interno della società, o a telecamere che monitorano ogni suo passo, intrappolandolo per sempre, ma alla gestione di tutte le scelte a cui egli viene sottoposto. The Every controlla quello che mangi, cosa indossi, cosa compri e perché lo compri. The Every conta quante parole dici al giorno, le classifica a seconda della loro difficoltà, spronandoti a far di meglio. Giudica anche le amicizie, monitorando le bugie di chiunque si ritenga amico. Si erge a critico esperto, cancellando le parti poco riuscite di un libro per poi permettere a chiunque di correggerle, come un Wikipedia onnisciente e alla portata di tutti.

In questa nuova frontiera di app traboccanti e di dipendenti che vanno in giro con tutine in lycra, che rimandano non troppo ironicamente a supereroi infallibili, la trentenne Delaney ha un solo obiettivo, farsi assumere da The Every per distruggerlo dal suo interno. Un vero e proprio cavallo di Troia, forse non architettato con la stessa precisione e arguzia, ma con una strategia precisa: inondare l’azienda di idee assurde, le più lesive alla libertà personale, per convincerla a creare app che dovrebbero essere osteggiate da tutti fino a portare la società al collasso.

Ma cosa succede quando queste idee vengono accolte invece come brillanti? Quando l’individuo abbraccia il controllo ossessivo, si rinvigorisce alla possibilità di lasciare a un’intelligenza artificiale il compito di prendere le scelte al proprio posto, trovando nella deresponsabilizzazione la vera chiave per la felicità?

C’è un’espressione che mi ha colpito molto sfogliando The Every, mentre alternavo nodi in gola, a risate spontanee, ed è, "La vergogna digitale è specifica". La gente trova naturale comportarsi bene quando esiste una qualche entità concreta che la sorveglia e le dice cosa fare. Non ci sono più divinità invisibili che chiedono difficili prove di fede, un Karma vendicativo che spaventa debolmente o un Dio di fronte a cui è giusto rigare dritto nella speranza di una ricompensa e di preghiere forse un giorno ascoltate. I desideri li esaudisce la tecnologia con una semplice parola battuta nella barra di ricerca, le risposte sono immediate e non si nascondono dietro a segnali dal cielo o indovinelli chimerici. Quando poi questo controllo esasperato sembra inaspettatamente garantire un finale lieto e nobile, allora è lì che l’indignazione incomincia a scricchiolare. Se le scelte e le condizioni imposte da questa entità tecnologica aiutano a salvare l’ambiente, a ridurre l’impatto di anidride carbonica, a evitare lo spreco, monitorando l’offerta a seconda della domanda, come dovremmo reagire?

Eggers non ci dà risposte, cavalca l’onda dell’universale angoscia verso il futuro per consolidare il potere e la sicurezza della società che lui stesso ha ideato. Una società che, benché fiduciosa e prepotente nel suo incedere, lascia però spazio a volute contraddizioni. La parola chiave di The Every è "trasparenza", ma c’è davvero limpidezza quando ogni singola azione viene costantemente messa sotto la lente di ingrandimento? Quando le scelte, condizionate dal martelletto dell’opinione pubblica, sono soggette a un giudizio e a una condanna immediata e visibile? Se guardiamo video di noi stessi consapevolmente ripresi, avvertiamo un qualcosa di dissonante nella nostra immagine, un gesto che forse non ci appartiene realmente, mentre la nostra voce ci appare quasi stridente. Siamo così timorosi di fronte a un eventuale giudizio da plasmare il nostro modo di agire, da controllare le frasi che arricchiscono gli stati dei nostri social con lo spettro della cancel colture cha incalza, fino a dar di noi la miglior immagine possibile. 

Ogni anno, ogni giorno che passa diventiamo più addomesticati e paurosi, e ogni ora ci porta qualcos’altro che non possiamo fare o dire, e in tutti i casi, la pena per chi vìola le norme è d’essere buttati via – una sorte di punizione capitale digitale

Questa è una delle tante riflessioni che Eggers pone a noi e alla sua protagonista, che piace perché prosegue con passo incerto, angosciato e quindi immedesimabile. Cerca la sua identità in un mondo popolato da fanatici della tecnologia, ma al tempo stesso insidiato da una piccola tribù di Trog, gli scettici del digitale che ancora tentano di sopravvivere e non affondare. E noi, come lei, cerchiamo di capire a quale gruppo apparteniamo veramente, compensandone meriti e demeriti. Fino a porci la difficile, ma inevitabile domanda, saremmo pronti a rinunciare al nostro libero arbitrio per salvare il pianeta?

The Every ha tutti gli elementi di una satira sociale, fa duettare il tragico con il comico, diverte e inquieta, provoca, ma soprattutto fa riflettere. Ed Eggers ne racconta vicende e personaggi nel migliore modo possibile, con trasparenza.

Le recensioni della settimana

Conosci l'autore

Dave Eggers è un autore e editore statunitense. Nato a Boston, si è laureato in giornalismo alla University of Illinois. È autore di libri di successo come L'opera struggente di un formidabile genio (Mondadori, 2001) ed Erano solo ragazzi in cammino (Mondadori, 2008), finalista del National Book Critics Circe Award. Da quel libro, su Valentino Achak Deng, sopravvissuto alla guerra civile nel Sudan meridionale, è nata la «Valentino Achak Deng Foundation», che si dedica a costruire scuole medie nel Sudan meridionale. Eggers è il fondatore e il direttore di McSweeney's, una casa editrice indipendente di San Francisco che pubblica una rivista trimestrale, il mensile «The Believer», e «Wholphin», un DVD trimestrale di film brevi e documentari. Nel 2002, insieme a Nínive Calegari ha fondato «826 Valencia», un centro nonprofit di scrittura e tutoring per ragazzi del Mission District di San Francisco. Tra le sua pubblicazioni per Mondadori: Conoscerete la nostra velocità (2003), La fame che abbiamo (2005), Le creature selvagge (2008), Zeitoun (2009), Ologramma per il re (2013) e Il cerchio (2014), I vostri padri, dove sono? E i profeti, vivono forse per sempre? (2015), Eroi della frontiera (2017), La porta di mezzanotte (2018). Il Gruppo Editoriale L'Espresso ha pubblicato nel 2011 La storia di Capitano Nemo raccontata da Dave Eggers.Tra i titoli pubblicati con Feltrinelli si ricordano: La parata (2019), Il Capitano e la Gloria (2020) e The Every (2022).

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