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The last duel di Ridley Scott

Siamo a fine XIV secolo e si narra dell'ultimo duello legalmente ammesso da un re francese, concesso per dirimere una contesa d'onore tra due suoi fedeli scudieri ed ex amici (di mezzo, uno stupro).

Bello rivedere insieme i due compari Matt Damon e Ben Affleck (insoliti: il primo truce e imbruttito, il secondo biondo platino), stavolta ben lontani dall'essere sodali in scena, com’era stato nel seminale “Will Hunting – Genio ribelle” di Gus Van Sant. Qui sono altresì contemporaneamente sceneggiatori e produttori, in entrambi i ruoli accompagnati da Nicole Holofcener. Accanto al duo, il solito compatto Adam Driver e l'ottima sorpresa Jodie Comer. I volti di contorno sono affidati a caratteristi noti: Marton Csokas e Željko Ivanek, anzitutto, senza dimenticare Adam Nagaitis, come sempre villain d’eccezione, già diventato noto per un altro ruolo abietto nella serie “The Terror”, non a caso prodotta dallo stesso Ridley Scott.

The Last Duel (DVD)
The Last Duel (DVD) Di Ridley Scott

La storia del duello tra Jean de Carrouges e Jacques Le Gris, due amici diventati rivali. Quando la moglie di Carrouges viene molestata da Le Gris, cosa che lui nega, lei non rimane in silenzio e lo accusa.

Quest’ultimo riparte dal suo stesso inizio e pare chiudere un cerchio: esordiente proprio con "I duellanti", pare simbolicamente tornare alla base con "The Last Duel". Tutto il cinema di Scott è basato su duelli, a ben vedere. Al netto dei due succitati, vi sono quelli di "Alien", "Blade Runner", "Il gladiatore" etc. Per lui la contrapposizione è sempre netta ed epica.

Le due ore e mezza di film gli servono per narrare lo stesso fatto da tre diversi punti di vista, recuperando la struttura narrativa del "Rashomon" di Kurosawa, per poi tornare al clou: l'ultimo duello del titolo. Probabilmente, se il montaggio di Claire Simpson avesse pelato cinque minuti a ognuno dei tre racconti paralleli, il film ne avrebbe giovato e non avrebbe concesso istanti di inevitabile déja-vù.

Il punto di forza dell'opera, accanto alla ricostruzione scenografica del fido Arthur Max (per i luoghi sono stati scelti in primis castelli irlandesi), ai costumi di Janty Yates e alla fotografia di Dariusz Wolski (che aveva mosso i primi passi proprio col fratello minore del filmmaker, Tony Scott, prima di diventare operatore fisso di Ridley da “Prometheus” in poi), è indubbiamente l'aver deciso di tratteggiare i protagonisti (maschili) privi di simpatia e complessivamente incapaci di creare identificazione, se non per rari attimi. È un film di uomini riscattato da una donna e proprio questa lettura rappresenta il cuore morale dell’opera.

In sostanza: il lungometraggio, dotato di un sonoro perfetto e inappuntabile nelle scene di battaglia (da confrontarsi con quelle iniziali de “Il gladiatore”), patisce la prolissità di alcuni passaggi e forse – paradossalmente – proprio la molteplicità dei punti di vista. Il medioevo raramente era stato restituito così bene (gelido, crudele, cruento, apotropaico) eppure manca quello scatto utile a incendiare la vicenda: quel "non so che". Ridley Scott rimane un maestro incontestabile, tuttavia "The Last Duel" rischia di restare fuori dalla sua top ten. Ma ad averne, di film simili…

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