Anniversari e ricorrenze

Caravaggio: genio dell'arte e assassino 

Illustrazione di Francesca Mugni, 2021

Illustrazione di Francesca Mugni, 2021

Passeggiando in estate tra i meravigliosi pini marittimi del Tombolo della Feniglia che si allunga tra Ansedonia e l’Argentario, si incontra una folla festante con salvagenti e sdraio, ombrelloni e teli per il mare. Migliaia di turisti che cercano gli splendidi chilometri di spiaggia e passano per lo più incuranti davanti a un cippo poco visibile, ma drammaticamente fondamentale per la storia dell’arte mondiale.

Proprio qui nel luglio nel 1610 moriva, dopo una vita trascinata fino al limite, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, «pittore famoso et eccellentissimo nel colorire et ritrarre dal naturale», uno dei più grandi geni artistici dell'umanità.

Mai avrebbe immaginato questo uomo duro, inquieto, tormentato dal dubbio, fortemente religioso come molti suoi contemporanei, che qualche bagnante distrattamente avrebbe letto qui il suo nome 450 anni dopo la sua nascita.

La sua Italia - all’epoca nemmeno tale – la sua Milano già flagellata dalla peste, la Roma dei papi che puzzava di morti («Sono esposte più teste di banditi a Castel Sant'Angelo che cocomeri al mercato») e che rischiava di vedere anche la sua testa decapitata, la Napoli di cui conosce una lurida cella, Malta, poi ancora Siracusa, Messina, Palermo erano talmente diverse politicamente, socialmente e paesaggisticamente parlando…

Curiosità

La «tela olona», antenata dei jeans

Caravaggio dipinse alcuni dei suoi capolavori su una tela detta "olona", simile al tessuto jeans: era abitudine degli artisti dell'epoca dipingere sui tessuti domestici (come ad esempio il lino delle tovaglie o la canapa di vele e lenzuola), non esistendo una specifica tela da pittura.

Figlio quasi certamente di un addetto alla Fabbrica del Duomo di Milano originario di Caravaggio, Michelangelo respira quell’aria di arte come mestiere sin dall’infanzia. Appena undicenne vede morire il padre, il nonno e lo zio, divorati dalla peste di Milano. Ma supera queste disgrazie perché la sua fortuna sta nel genio immenso che diviene ben presto merce preziosa e contesa.

Per molto tempo sommerso nella storia, il valore artistico di Caravaggio è stato in costante ascesa nel Novecento e ancor più nel nuovo Millennio, così come l'apprezzamento di tutta l'arte del Seicento. Dopo la vera e propria riscoperta operata negli anni ‘10 da Lionello Venturi, Matteo Marangoni e soprattutto Roberto Longhi (che definì Caravaggio “il primo pittore dell'età moderna, per il suo ricominciamento della pittura, per il suo porsi di fronte al vero, alla verità delle cose e anche per aver inventato, trovato, soggetti nuovi, come nel caso del Ragazzo morso dal ramarro”), oggi Michelangelo da Caravaggio è considerato uno dei più grandi pittori di sempre, e ne viene riconosciuta da tutti la straordinaria modernità. Una modernità che nasce proprio dal contesto, dalla cronaca, “dai miasmi di morte, dai tanti corpi dilaniati, così tremendamente decomposti” che si potevano vedere a Milano per la peste, a Roma per le violenze pubbliche e private. Nel Martirio di San Matteo, si intravede il rogo di Giordano Bruno, mentre la Santa Caterina d'Alessandria richiama Beatrice Cenci giustiziata per parricidio. Chi se non lui poteva prendere a modello la prostituta Annuccia per la Maddalena penitente e successivamente, dopo la tragica morte, per la raffigurazione drammatica e meravigliosamente realistica che è La morte della Vergine.
Delitti e pene, omicidi ed esecuzioni: un’etica così lontana, un peso della vita e della morte così diversi dalla contemporaneità da risultare quasi incomprensibili. Oggi quale sarebbe il giudizio morale e sociale proiettato sul valore artistico di un pittore assassino?

Curiosità

La prima grande mostra

La prima grande mostra su Caravaggio mai realizzata fu allestista da Roberto Longhi nel Palazzo Reale di Milano del 1951. Fu un successo eccezionale e raggiunse i quattrocentomila visitatori.

Del resto, proprio per questo, alcuni critici, come è stato ricordato da Alberto Cottino, ne hanno enfatizzato l’aspetto «maledetto», “erroneamente, equivocando su taluni aspetti della sua personalità e proiettando astoricamente a ritroso problematiche tipiche della società contemporanea. Caravaggio, come ha brillantemente dimostrato Calvesi, fu invece uomo strettamente legato alla mentalità del suo tempo, ma fu pittore che in pochi anni (dal 1593 circa al 1610) seppe cambiare radicalmente le regole del fare artistico, dando l'avvio ad una breve ma folgorante stagione che era già praticamente conclusa, schiacciata dall'apoteosi barocca, attorno al 1630.”

Curiosità

Il foro nel soffitto

Sembra che Caravaggio avesse un debito con il padrone di casa a causa di un un soffitto rotto. L’ipotesi è che fosse sia stato lo stesso artista a praticare il foro così da far entrare la luce e illuminare i modelli in posa. Nasce così il caratteristico contrasto fra luce e ombra.

“A lungo tutte le sue intemperanze poco interessavano ai ricchi committenti delle sue opere, d'altra parte il mestiere di attaccabrighe era diffuso tra i giovani della buona società.” ricorda Vincenzo Cerami in un suo intervento narrativo [Caravaggio pennelli e coltelli - Tuttolibri. La Stampa, 1992]. Ma c’è quell’omicidio romano, un atto troppo estremo per essere ignorato. Una fuga che lo conduce sino alla prigionia, un errore fatale che lo porterà, per le violenze subite in cella, alla morte.
“È in prigionia che ritrae il San Francesco che medita sulla morte, il Martirio di Sant'Orsola, la Crocifissione di Sant'Andrea, - scrive ancora Vincenzo Cerami - finché arriva il giorno tanto atteso: può ritornare a Roma, perché gli è stata concessa la grazia. Con una feluca, una goffa imbarcazione dell'epoca, Caravaggio viene tradotto a Porto Ercole, nell'Argentario, per espletare le formalità burocratiche: deve costituirsi alle autorità dell'Urbe. Morirà due giorni dopo, di febbre e d'infezione per le ferite della cattura, mentre è in attesa di vedere giungere in porto la barca che lo riporti a Roma. Si spegne nel delirio, sotto il sole di luglio, a trentanove anni, su una spiaggia infuocata.”

Quella stessa spiaggia che ora è scenario di vacanza e ai tempi trama di sofferenza e morte tra malaria, violenza e abbandono, dove il sole uccide. Quella spiaggia ora animata da folle vocianti e all’epoca immersa in un silenzio tombale rotto solo dai suoni del vento fra i rami dei pini, dai versi degli animali e dal rumore delle onde.
“Il suo corpo viene scaricato con la carriola in una fossa comune – scrive ancora Cerami -, mentre sul suo ultimo quadro, che l'artista aveva portato con sé, il San Giovanni Battista, si scatenerà una battaglia legale tra Roma e Napoli. La tormentata vita di Caravaggio finisce qui: il giovane San Giovanni Battista del suo ultimo quadro è l'immagine della purezza adolescenziale di un uomo dal destino tragico.”

Libri per approfondire la figura di Caravaggio

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