Passato di letture

Il confortevole delirio del complottista

Illustrazione digitale di Alberto Corlade, 2022, studente del Triennio in Graphic Design e Art Direction, NABA, Nuova Accademia di Belle Arti

Illustrazione digitale di Alberto Corlade, 2022, studente del Triennio in Graphic Design e Art Direction, NABA, Nuova Accademia di Belle Arti

Recentemente l’antropologo Adriano Favole si è chiesto se non sia tornata la caccia alle streghe. La domanda riguarda la convinzione sempre più diffusa che il quadro della nostra quotidianità consista in una fitta e ripetuta rete di complotti che occorre sventare.

Il crescere di questa convinzione ha spinto Leonardo Bianchi a ripercorrere il tema dei complotti nella mentalità e nell’immaginario contemporanei.

Complotti! Da Qanon alla pandemia, cronache dal mondo capovolto

L'idea generale sulle teorie del complotto è che siano un qualcosa di pericoloso e al tempo stesso di estremamente marginale, mentre i complottisti sarebbero dei pazzoidi che vanno in giro con gli occhi sgranati convinti di essere inseguiti da elicotteri neri. È un assunto, questo, che conforta la maggior parte delle persone: noi non siamo come loro.

Bianchi non è l’unico nell’ultimo anno ad avere aperto questo filone di indagine. Qi si potrebbe vedere, per esempio: Donatella Di Cesare, Wu Ming1, Matteo Grandi, Massimo Polidoro.

Come sostiene Rob Brotherton forse siamo tutti un po’ complottisti, convinti che «loro» cerchino di controllarci: "ci fanno credere che viviamo in società libere e democratiche e che siamo i padroni del nostro destino, ma non è così: ci nascondono la verità!"
Forse contribuisce a dar forza a questa convinzione l’idea che essendo noi sorvegliati e tracciati fin dalla nascita e con le nostre vite costantemente sotto controllo, come sostiene l’antropologa Veronica Barassi, anche quando accadono disgrazie - com'è avvenuto con la pandemia - non si dica il vero, per meglio poterci controllare.

E tuttavia il libro di Bianchi si distingue, come quello di Errico Buonanno prima del suo, perché non si lascia trasportare dal fascino della teoria, come invece capita a quasi tutti quelli che scrivono di complottisti, preferendo invece lavorare su due linee essenziali.

La prima. Bianchi propone un’indagine dettagliata della retorica operativa dei complottisti, confrontando fonti e analizzando argomenti, non limitandosi a studiare le retoriche, ma analizzando il modo in cui queste si formano, quali fatti scelgono e perché.

La seconda. In un capitolo dal titolo “Cosa succede a chi entra nella tana del Bianconiglio e come se ne può uscire”, che da solo vale il libro, propone un’operazione di debunking - ovvero di smontaggio - che non si limita a replicare ai complottisti rovesciando la loro argomentazione, ma itera una procedura il cui obiettivo è promuovere un percorso che accompagni la loro eventuale fuoriuscita dal "bozzolo".

Le teorie del complotto non scompariranno in fretta, questo è probabile, ma ci terranno compagnia a lungo.
Anche per questo le raccomandazioni di Luigi Bianchi sono preziose.

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