Luce sulla Storia

Noi siamo il popolo

Illustrazione di Roger Olmos tratto dal libro "Amici per la pelle", Logos 2021

Illustrazione di Roger Olmos tratto dal libro "Amici per la pelle", Logos 2021

Il 7 ottobre 1989, alla presenza dei principali esponenti politici del blocco orientale – Michail Gorbachev su tutti – venne festeggiato a Berlino Est il quarantennale della Repubblica Democratica Tedesca.

Due giorni dopo, il 9 ottobre, a Lipsia iniziarono le "dimostrazioni del lunedì". Evidentemente, le condizioni della Repubblica Democratica Tedesca non erano così rosee come aveva dichiarato poco prima il presidente Erich Honecker. Malgrado la retorica del regime, il malessere dei cittadini della Germania Est era evidente: esemplificativo, in questo senso, l’esodo di migliaia di tedeschi orientali verso Occidente, reso possibile dall’apertura delle frontiere tra Ungheria e Austria nell’agosto del 1989.

All’interno di un contesto favorevole e pronto a recepire il cambiamento, la crisi che investì il vertice del Partito Socialista Unificato (SED) venne percepita come l’ulteriore prova dell’instabilità del sistema. Nel medesimo periodo – tra il settembre e l’ottobre – in cui l’anziano capo dello Stato Erich Honecker venne sostituito da Egon Krenz, il numero dei partecipanti ai "lunedì di Lipsia" crebbe fino a toccare quota 300.000 cittadini in piazza e nelle strade. Fu una protesta in larghissima parte spontanea, vista la debolezza dei gruppi di dissidenti organizzati, il primo dei quali, Neues Forum (Nuovo Foro), nacque praticamente in quelle turbolente settimane.

Perché l’epicentro della Friedliche Revolution, la Rivoluzione pacifica, fu proprio Lipsia? Lo storico Charles Maier ha spiegato che la città sassone rappresentava il contesto ideale sulla base di tre diversi fattori: "i partecipanti più motivati alle sedute di preghiera, ispirati dai diritti umani, dalla pace e da altre telematiche pubbliche; la vecchia classe operaia dell’area metropolitana, colpita dalla crisi industriale della regione, dal cattivo stato delle abitazioni e da trasporti inadeguati; la polizia di regime, tentennante tra un atteggiamento di cauta circospezione e dure tattiche repressive".

C'era una volta la DDR
C'era una volta la DDR Di Anna Funder;

Fonti ufficiose affermano che nella Germania dell'Est gli informatori al servizio della Stasi, la potente polizia segreta, fossero una persona ogni sei abitanti e nel dopo-1989, si è scoperto quante famiglie allevassero informatori.

Il 9 ottobre 1989 fu la giornata decisiva: invocando, tra i vari punti, le libere elezioni, l’abolizione delle restrizioni di viaggio, la legittimazione delle forze d’opposizione e la rinuncia da parte della SED al suo primato politico, i manifestanti riuscirono a resistere alle pressioni dell’apparato di sicurezza, schierato in forze per dar seguito ai propositi del regime di voler far rispettare la legge e l’ordine, se necessario con la forza.

Dopo essersi ritrovati nel tardo pomeriggio alla Nikolaikirche – una chiesa evangelica situata nelle vie centrali – e la decisione della polizia di rimuovere i posti di blocco, i manifestanti decisero di riversarsi nelle vie del centro storico: da quel momento "fu chiaro che non si sarebbe più tornati alla vecchia RDT". Mentre il regime comunista aveva lungamente adoperato il concetto di popolo nelle sue operazioni politico-propagandistiche, i dimostranti lanciarono il loro slogan decisivo e fulminante "Wir sind das Volk, noi siamo il popolo".
Parole che ribaltavano la prospettiva della Repubblica Democratica: non riconoscendosi più nelle istituzioni, avendo il coraggio di dichiararlo, i dimostranti contribuirono a indebolire l’intero edificio statale, che nel giro di un anno sarebbe definitivamente crollato: la riunificazione delle due Germanie fu proclamata il 3 ottobre 1990, a meno di un anno dai fatti di Lipsia.

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