Passato di letture

Il mediterraneo di Braudel è uno specchio nel quale rifletterci

Illustrazione di Lorenzo Mattotti tratta dal libro "Grindadráp", Logos 2019

Illustrazione di Lorenzo Mattotti tratta dal libro "Grindadráp", Logos 2019

Dove il senso della storia sconfina nella poesia, dove il passato guarda il presente negli occhi, con reciproco stupore e incanto, lì si colloca quell’oggetto letterario atipico e bellissimo (definirlo “saggio” è riduttivo) che è Il Mediterraneo, frutto maturo e rappresentativo della scuola francese delle Annales. In copertina figura solo il nome di Fernand Braudel (successore dei fondatori Marc Bloch e Lucien Febvre alla direzione della rivista omonima), anima e ispiratore dell’opera, di cui firma la maggior parte dei capitoli, ma ad esso hanno contribuito altri studiosi, tra cui spicca il noto medievista Georges Duby.

Saggio di metodo e dichiarazione di poetica, Il Mediterraneo, spiega Braudel, “è una buona occasione per presentare un altro modo di accostarsi alla storia”, quello delle Annales, appunto, ovvero una storiografia innervata dal contributo delle scienze sociali, che vuole sollevare interrogativi e proporre temi di riflessione alla luce del presente. Per una storia in cui il paesaggio stesso è documento, globale per vocazione, interessata ai fenomeni di “lunga durata” e alla vita materiale del popolo, ai commerci e alle migrazioni, anziché agli intrighi di palazzo, alle battaglie e ai trattati.

Il mediterraneo
Il mediterraneo Di Fernand Braudel;

La storia non è altro che una continua serie di interrogativi rivolti al passato in nome dei problemi e delle curiosità - nonché delle inquietudini e delle angosce - del presente che ci circonda e ci assedia. Più di ogni altro universo umano ne è prova il Mediterraneo.

Gli autori cavalcano attraverso i millenni, dagli splendori di Creta alla misteriosa catastrofe del XII secolo a.C., dall’affermarsi del monoteismo alle rivoluzioni tecnologiche dell’età contemporanea, passando per l’ascesa e il declino di Tiro, Roma e Venezia, coniugando l’evoluzione geologica con l’osservazione minuta dei dettagli di una ceramica, le ipotesi scientifiche con frammenti letterari e superstizioni locali, svelando i tratti di una civiltà antichissima in cui “non esistono linguaggi diversi, ma un solo linguaggio, che di tutti si compone”, in cui le tracce di età diverse “convivono e si confondono”, rimescolando senza posa un passato “che ciascuno tocca e respira, ma che scivola come acqua tra le dita”.

Abbandonatevi al flusso di una narrazione che mima il moto delle onde, come tanti, prima di voi, hanno ascoltato nei porti del mare Interno racconti tramandati per generazioni. Cullati dal rollio, tra i bagliori dorati di San Marco e Bisanzio, tra l’eco delle grida dei rematori sulle galere e dei venditori nei mercati, vi sveglierete di soprassalto, ricordando come quel mare che fu ponte e crogiuolo è oggi la tomba muta di migliaia di disperati, specchio della nostra vergogna e della nostra indifferenza.

Abbinamento per bongustai: Alessandro Leogrande, La frontiera, Feltrinelli 2015, pp. 320.

La frontiera
La frontiera Di Alessandro Leogrande;

C'è una linea immaginaria eppure realissima, una ferita non chiusa, un luogo di tutti e di nessuno di cui ognuno, invisibilmente, è parte: è la frontiera che separa e insieme unisce il Nord del mondo, democratico e civilizzato, e il Sud, morso dalla guerra, arretrato e antidemocratico.

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