Sapore di sala

La moglie del soldato: 30 anni fa, il film LGBTQ+ che ha «inventato» lo spoiler

Attenzione: il presente articolo contiene spoiler relativi alla trama del film. Coloro che non hanno ancora visto il film sono avvertiti

Tormentato dal rimorso per la morte di un militare britannico  (Forest Whitaker) del quale era stato carceriere, diventandone però amico, Fergus, un terrorista dell’IRA (interpretato da Stephen Rea) va a cercare la donna del suo defunto ostaggio e inaspettatamente se ne innamora, contraccambiato. Ben presto scoprirà, però, che quell’attraente ragazza è in realtà un uomo.

La Moglie del Soldato, il capolavoro scritto e diretto da Neil Jordan, compie 30 anni. Il thriller noir LGBTQ+ ha ribaltato le regole dello spoiler, regalando un colpo di scena-shock entrato negli annali di Hollywood. Jordan confeziona un’opera originale e intrigante, impossibile da classificare in un genere specifico. Eppure, quando uscì il pubblico britannico non ne fu particolarmente entusiasta, a causa delle tensioni tra il governo e gli indipendentisti irlandesi. Tuttavia, la critica fu unanime e acclamò la pellicola premiandola con il BAFTA per il miglior film inglese.

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Jody, militare inglese di colore, viene rapito in Irlanda del Nord dall’IRA. La sua vita serve da merce di scambio con quella di un militare irlandese o il soldato Fergus prenderà la sua.

Quando arrivò nelle sale statunitensi, il 25 novembre 1992, fu un successo di pubblico e di statuette. L’allora nascente Miramax Films decise di promuovere la pellicola grazie a una campagna pubblicitaria memorabile che scatenò l’accesa curiosità del pubblico, al quale si chiedeva di non rivelare il “segreto” sull’identità di genere della Moglie del soldato. Candidato a sei Oscar (tra cui miglior film e regia), La moglie del soldato vinse il premio per la sceneggiatura.

Il titolo inizialmente previsto per il film, The Soldier’s Wife, fu sostituito dal regista con The Crying Game su suggerimento di Stanley Kubrick, amico di Neil Jordan.
Kubrick riteneva infatti che i titoli con riferimenti alla guerra e alla religione potessero rivelarsi fallimentari, qualcosa che lo stesso Jordan aveva sperimentato quando The Miracle (1991) e Non siamo angeli (1989) si erano rivelati essere dei flop, al box office. Per il nuovo titolo, il regista irlandese s’ispirò dunque a una hit pop britannica degli anni ‘60, una cui versione reinterpretata da Boy George sarebbe diventata l'asse portante della bellissima colonna sonora del film.

Jordan ha scritto per la prima volta la sceneggiatura a metà degli anni ‘80, influenzato in parte da un racconto del 1931 di Frank O’Connor intitolato Ospiti della nazione, in cui i soldati dell’IRA sviluppano un legame con i loro prigionieri inglesi, che alla fine sono costretti a uccidere. La produzione del film è partita all’inizio degli anni ‘90 ma è stata molto travagliata, a causa dei temi audaci e controversi affrontati. Inoltre, i finanziatori volevano che Jordan scritturasse una donna cisgender per incarnare Dil, La moglie del soldato, poiché trovare un attore maschio androgino che potesse spacciarsi per donna era difficilissimo.

Fino a quando Neil Jordan posò gli occhi su Jaye Davidson. Il conturbante modello britannico di origini ghanesi scoperto al party di fine anno del regista e attivista gay Derek Jarman. Il protagonista e candidato all’Oscar Stephen Rea in seguito dichiarerà: «Se Jaye non fosse stata una donna completamente convincente, il mio personaggio sarebbe sembrato stupido».

Rea, nella vita reale, era sposato con la terrorista dell’IRA Dolours Price che aveva scontato la pena di sette anni di carcere (su una condannata all’ergastolo) per aver partecipato a un attentato perpetrato con un’autobomba all’Old Bailey di Londra, nel 1973. Nonostante la pellicola fosse girata con un inadeguato mosaico di fondi (tale che la costumista Sandy Powell prestò i suoi vestiti da indossare nel film a Davidson), il film sbancò al botteghino incassando 2 milioni di sterline (3 milioni di dollari) nel Regno Unito e 62,5 milioni di dollari negli Stati Uniti e Canada, per un totale di 71 milioni di dollari in tutto il mondo. Nel 1999, il British Film Institute lo ha nominato il 26° più grande film britannico di tutti i tempi.

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