Il verso giusto

La infinita di Pablo Neruda

Illustrazione di Annamaria Farinola, 2021

Illustrazione di Annamaria Farinola, 2021

La infinita

Ves estas manos?
Han medido la tierra, han separado
los minerales y los cereales,
han hecho la paz y la guerra,
han derribado las distancias
de todos los mares, y ríos,
y sin embargo
cuando te recorren
a ti, pequeña,
grano de trigo, alondra,
no alcazan a abarcarte,
se cansan alcanzando
las palomas gemelas
que reposan o vuelan en tu pecho,
recorren las distancias de tus piernas,
se enrollan en la luz de tu cintura.
Para mí eres tesoro más cargado
de inmensidad que el mar y sus racimos
y eres blanca y azul y extensa como
la tierra en la vendimia.
En ese territorio,
de tus pies a tu frente,
andando, andando, andando,
me pasaré la vida.



L’infinita

Vedi queste mani? Han misurato
la terra, han separato
i minerali e i cereali,
han fatto la pace e la guerra,
hanno abbattuto le distanze
di tutti i mari, di tutti i fiumi,
e tuttavia
quando percorrono
te, piccola,
grano di frumento, allodola,
non riescono a comprenderti tutta,
si stancano raggiungendo
le colombe gemelle
che riposano o volano sul tuo petto,
percorrono le distanze delle tue gambe,
si avvolgono alla luce della tua cintura.
Per me sei un tesoro più colmo
d’immensità che non il mare e i grappoli,
e sei bianca e azzurra e vasta come
la terra nella vendemmia.
In questo territorio,
dai tuoi piedi alla tua fronte,
camminando, camminando, camminando,
passerò la mia vita.


Traduzione di Giuseppe Bellini

Da Pablo Neruda, Todo el amor. Antologia personale, a cura di Giuseppe Bellini, Passigli Editori

Todo el amor. Antologia personale. Il Neruda di Neruda. Testo spagnolo a fronte

"Todo el Amor" rappresenta l'unica antologia 'personale' di Pablo Neruda, che è andato egli stesso scegliendo e raccogliendo in questo volume quanto poteva meglio rappresentare l'ispirazione amorosa della sua poesia. Se è vero infatti che per Neruda è l'amore la forza maggiore della vita, è anche vero che questa fonte essenziale della sua poesia ha tardato a essere riconosciuta

La verità è che ogni scrittore di questo pianeta chiamato Terra vuole ottenere prima o poi il Premio Nobel, anche quelli che non lo dicono e anche quelli che lo negano

Lo rivela Pablo Neruda nell’autobiografia Confesso che ho vissuto, scritta dopo aver ottenuto il Premio Nobel per la letteratura nel 1971, esattamente cinquant’anni fa. Nella motivazione, gli accademici svedesi riconoscono la grandezza di “una poesia che con l’azione di una forza elementare porta alla vita il destino e i sogni di un continente”.

E davvero in Neruda l’intensissima attività creativa non è mai disgiunta da una altrettanto intensa attività civile e politica. Nato il 12 luglio 1904 a Parral, nel sud del Cile, Neftalí Ricardo Reyes Basoalto (questo il suo vero nome) adotta giovanissimo lo pseudonimo di Pablo Neruda in onore del poeta ceco Jan Nepomuk Neruda. Diventa celebre con la raccolta Venti poesie d’amore e una canzone disperata, pubblicata nel 1924, che venderà milioni di copie in tutto il mondo.

La sua è una vita molto movimentata, e sempre segnata dall’impegno contro ogni forma d’oppressione. Grazie alla carriera diplomatica, intrapresa in giovane età, Neruda soggiorna in diversi Paesi del mondo ed è testimone di numerosi eventi, e tra i più drammatici, del secolo scorso. Dal 1934 è console in Spagna, dapprima a Barcellona e poi a Madrid. Quando scoppia la guerra civile spagnola sostiene la Repubblica e viene quindi rimosso dal consolato. Si trasferisce a Parigi e, nel 1937, torna in Cile. Nel 1945 è eletto senatore del Partito comunista cileno. Tre anni dopo si schiera apertamente contro il presidente Videla pronunciando in Parlamento un discorso, diventato famoso, che comincia con “Yo acuso”. Raggiunto da un ordine di cattura, sfugge all’arresto e vive in clandestinità per un anno. Riesce infine a lasciare il Cile e si rifugia in Argentina attraversando le Ande a cavallo. (Il regista Pablo Larraín ha ricostruito questa vicenda nel film Neruda, presentato al Festival di Cannes nel 2016.) Ricomincia a viaggiare: è in diversi Paesi dell’Europa dell’Est, in Russia, in Messico, in Italia, a Capri, con Matilde Urrutia, l’ultima compagna, a cui dedica sublimi poesie d’amore e che sposa nel 1955.

Intanto, nel 1950 ha pubblicato Canto general, un grandioso poema a cui lavorava dal 1938, che celebra la storia e i popoli dell’America latina. Rientra in Cile nel 1953, accolto trionfalmente. Attivo nelle file del Partito comunista, è tra i più entusiasti e influenti sostenitori di Salvador Allende, che lo nomina ambasciatore a Parigi, dove lo raggiunge la notizia del conferimento del Premio Nobel. Ma è malato, e nel 1973 torna in Cile, poco prima del golpe militare di Pinochet (11 settembre), durante il quale viene ucciso il presidente Allende. Dodici giorni dopo, il 23 settembre, Neruda muore in una clinica di Santiago. Al suo funerale, che si svolge sotto il controllo strettissimo della polizia fascista, partecipa una folla sterminata, che scandisce il suo nome e i suoi versi. L’ultimo omaggio al grande poeta diventa così anche una manifestazione di massa contro il regime.

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