Passato di letture

C'è futuro per Venezia dopo il Covid?

C’è un futuro per Venezia dopo il COVID? Quali strade verso una nuova vita, per una città che ha ipotecato la sua identità con le grandi navi in Canal Grande, pensando di far cassa come l'Eurodisney del turismo?

Pensare futuro implica fare i conti con i propri miti decadenti, ma anche con le storie consolatorie o solo apparentemente di riscatto, dice lo storico Mario Isnenghi. Perché non è lamentandosi di un futuro che tradirebbe il passato (un passato immaginato più che conosciuto e guardato in faccia com’era) che si può pensare il domani.

Venezia. Una città che spesso si racconta come sopravvissuta al proprio splendore, 224 anni dopo la fine della Serenissima, ovvero in quel 1797 che Foscolo consegna nelle pagine del suo Ortis come il crollo di un mondo senza più futuro e con sguardo nostalgico su un passato che già allora era morto senza dirselo da almeno un secolo (ovvero dal’600 quando l’economia era in fuga da Venezia e tentava di trovare conforto nella rendita terriera).

Se Venezia vive. Una storia senza memoria

Da oltre due secoli si piange la decadenza di Venezia. Ma quante sono state le sue morti? E quante le sue resurrezioni? Da un grande storico contemporaneo, un originale itinerari attraverso riscoperte e letture inedite di luoghi, figure e avvenimenti più o meno noti, tra storia e microstoria.

Da quel 1797 Venezia ha raccontato di sé la sua decadenza, poi la sua morte prossima, senza considerare la vita che l’attraversava che ha voluto dire, per esempio, industria, (la lunga filiera di opifici che si sviluppa alla Giudecca lungo le rive che guardano il Canal Grande è una prova), cantieri, ma anche Marghera e che non era né nei versi roboanti di d’Annunzio né nelle invettive di Marinetti.

La nostalgia di raccontare la propria crisi non stava solo nella malinconia di Morte a Venezia di Thomas Mann e di come quelle pagine sono state lette e consumate, pensando di trarne gloria, ma anche nell’immaginario un po’ decadente della spiaggia del Lido. Una città-mondo che si pensa solo laguna e non sistema, come invece era accaduto a metà '800 quando la ferrovia Venezia–Milano la voleva Venezia e Milano nicchiava, chiusa nella sua pianura

Si chiede Isnenghi: c’è qualcuno che pensi futuro, senza nostalgia?

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