Un tuffo nella scienza

Famiglie animali 

Illustrazione digitale di Adèle Baer, 2022

Illustrazione digitale di Adèle Baer, 2022

Nel regno animale la ricerca di un partner per “metter su famiglia” e avere dei cuccioli è un’attività che viene presa con grande serietà: il successo di una specie dipende da quale femmina si accoppia con quale maschio. Tutti gli animali devono riprodursi, è un imperativo, un pezzo della vita “irrinunciabile”: scatta un click e inizia il corteggiamento. Una volta al mese, una volta all’anno, una volta ogni 2-3 anni, non esiste una regola che vale per tutti.

La maggior parte degli animali si riproduce con l’accoppiamento di una femmina e un maschio adulti. Si chiama riproduzione sessuata e permette che i nuovi nati ereditino le caratteristiche principali di entrambi i genitori; la specie diventa sempre più varia e resistente nel tempo, con il risultato di mescolare il DNA di continuo. Anche per questo è piuttosto raro, tra gli animali, fare i figli sempre con lo stesso maschio o la stessa femmina. Solo una parte delle specie di uccelli e pochi mammiferi preferiscono una sorta di legame di coppia che dura tutta la vita. Ma se uno dei due genitori muore (tipicamente diventa la cena del suo predatore) il partner superstite continua a procreare con un nuovo accoppiamento. Il concetto di lutto e di rispetto della vedovanza è una convenzione sociale o culturale o religiosa.

Sempre per mescolare il DNA, ci sono casi in cui la femmina accoglie gli spermatozoi del maschio (anche di più maschi diversi a pochi giorni di distanza) in un apposito sacchetto dentro di sé. E non li usa tutti subito, ma un po’ alla volta, man mano che servono. Fanno così le tartarughe e molti tipi di farfalle. Quasi tutti gli animali acquatici, invece, rilasciano uova e spermatozoi simultaneamente direttamente nell'acqua, creando dei mucchietti o delle vere e proprie nuvole: poi ci pensa la casualità a far incontrare i due ingredienti e arrivare a uova fecondate. Moltissimi animali sono capaci di riprodursi da soli, dando vita a discendenti che sono la copia esatta del genitore.

Illustrazione tratta dal libro "Il grande libro degli animali in via d'estinzione per bambini che vogliono salvare il mondo" di Millie Marotta (Autore) Isabella Polli (Traduttore), Salani, 2019

E una volta che i piccoli sono in arrivo, chi se ne occuperà? In certi casi (insetti, aracnidi, anfibi e rettili, soprattutto) il concetto di famiglia non è proprio previsto: alcune specie animali producono una prole numerosissima senza accudirla, della quale sopravvivono una manciata di esemplari su 100. La rana, per esempio, deponendo migliaia di uova è sicura che almeno alcuni dei suoi piccoli sopravviveranno. Ma non conoscerà mai i suoi figli, tantomeno si prederà cura di loro. Altre specie preferiscono generare solo pochi cuccioli alla volta e dedicare molto tempo (alcuni mesi o anche alcuni anni) per allevarli, fino all’autonomia dell’età adulta. I koala, per esempio, danno alla luce un solo cucciolo per volta, ogni anno o due, e ognuno verrà attentamente protetto per alcuni anni. Questo è anche uno dei motivi per cui sono a rischio di estinzione. Anche noi Sapiens tipicamente generiamo un figlio alla volta e ce ne occupiamo per una quindicina d’anni (anche 25 in Occidente) prima di lasciarlo andare per la sua strada.

È evidente che in natura ogni gruppo di animali ha “il suo modo”, perché ogni habitat ha le sue tipiche condizioni, spesso faticosissime, e i viventi di quella regione ci si abituano al meglio, ma non esistono mai regole uguali per tutti. Gli uccelli consumano molta energia nell'allevare la nidiata e maschio e femmina spesso si danno il cambio sia a covare sia a cercare il pranzo. Anche tra insetti non sono necessarie strutture “famigliari”, ogni nuovo piccolo nasce già autosufficiente, già “imparato”, con tutte le “informazioni” e il corredo genetico completo per garantire la sopravvivenza senza nessuna fase di allevamento o istruzione alla vita adulta. Quindi il detto “ogni scarrafone è bello a mamma sua” proprio non ha senso (anche se porta con sé una tenerezza immensa). Tra i grandi mammiferi ovviamente sono le femmine ad allattare e accompagnare i cuccioli nelle prime settimane o mesi di vita. Molte madri restano accanto ai piccoli abbastanza lungo da insegnare loro le nozioni fondamentali per la sopravvivenza, ma quasi sempre anche i maschi a questo punto hanno un ruolo.

Illustrazione tratta dal libro "È tutto un solo mondo. 24 ore sul pianeta terra" di Nicola Davies (Autore) Beatrice Masini (Traduttore) Jenni Desmond (Illustratore), Editoriale Scienza, 2022

Quando una specie si accorge che vivere in gruppo è molto più comodo che in solitaria o piccoli gruppi, può capitare che nell’allevamento dei piccoli si adotti una strategia che si chiama “allomothering”: non importa di chi sei figlia o figlio, tutte le femmine del gruppo potranno occuparsi di te, e ci terranno a farlo perché i cuccioli sono importanti a prescindere. I cuccioli vengono sia allattati che accuditi da tutte le femmine del branco e aiutati alla vita adulta da tutti gli adulti del branco, senza distinzione di discendenza diretta. Il caso più famoso è il presbite argentato, una piccola scimmia che vive nella regione tropicale che va dalla Birmania, all'Indocina e al Borneo, ma anche elefanti e cinghiali, gruppi di cani selvatici o i leoni e i licaoni fanno in questo modo: il branco sostiene tutti i cuccioli nati indipendentemente dal grado di parentela (più o meno stretto) e le femmine allattano i piccoli che ne hanno bisogno senza egoismo. Nei leoni è talmente importante l’allomothering che le femmine riescono a rimanere incinte e a partorire negli stessi gironi, in modo da potersi sostenere vicendevolmente nell’allattamento e nella crescita di tutti i piccoli.

Infine, ci sono situazioni in cui è il maschio il genitore più attento e premuroso: il pesce minatore maschio, dopo l’accoppiamento, viene subito abbandonato dalla femmina e custodisce le uova al sicuro in bocca mentre si sviluppano (non potrà mangiare fino alla schiusa). Pensiamo al maschio di struzzo, che dopo una lunga cova fa da guida e sorveglia i numerosi piccoli nati dalle uova delle femmine del suo harem (che spesso si sono già allontanate in cerca di un altro partner). Il gallo, in caso di necessità (la chioccia viene allontanata dal pollaio), può mutare velocemente comportamento: dal chicchirichì passa subito al coccodè, iniziando a fare attenzione che i pulcini abbiamo il cibo necessario. Dunque, i codici di comportamento paterni del gallo diventano materni, perché per i figli si fa quello che necessitano. La natura è al tempo stesso pratica, spietata e meravigliosa!

Illustrazione tratta dal libro "La grande enciclopedia degli animali" di John Woodward (Autore) Kim Dennis-Bryan (Autore), Gribaudo, 2018

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