Un tuffo nella scienza

Chi sono i blogger?

Illustrazione digitale di Adèle Baer, 2022

Illustrazione digitale di Adèle Baer, 2022

Il World Wide Web viene “inventato” tra il 1989 e il 1991, al CERN di Ginevra (il più importante -e gigantesco!- centro di ricerche sull’atomo al mondo, una sorta di Nazioni Unite della fisica) perché gli scienziati e le scienziate avevano bisogno di scambiarsi grandissime quantità di informazioni da un laboratorio all’altro e poi consultarle anche quando tornavano a casa, a Roma come a Tokyo.

Guidati da uno scienziato del CERN, Tim Berners-Lee, un gruppo di tecnici inventa e scrive il codice (il linguaggio) che farà funzionare questa nuova piattaforma di scambio di dati informatici e il 6 agosto 1991 viene pubblicato il primo sito web aperto a tutti. Il primo utente esterno al CERN lo visita 17 giorni dopo. In quel momento nasce una rivoluzione culturale che cambierà il mondo, che renderà la cultura più aperta a tutti e che darà una svolta importantissima alla libertà di espressione: oggi chiunque può aprire un proprio blog e raccontare il suo pensiero (se vive in un paese democratico: in alcuni luoghi, come la Russia, la Turchia o la Cina questo è vietato)

Molti traducono la parola inglese web con il termine italiano “ragnatela”, io preferisco usare “tela”. In una ragnatela ci rimani impigliato e c’è un predatore che tenterà di mangiarti. Una tela ha un ordito, una trama, è l’intreccio di più fili, che sono fatti di materiali diversi, di colori diversi. E l’insieme dei fili intrecciati può anche comporre un quadro e raccontare una storia più complessa. Ma è pur vero che l’uso esagerato, disordinato e commerciale del web ci intrappola davvero (i social network, per esempio) facendoci perdere tempo in futilità, lasciando spazio al bullismo o a comportamenti riprovevoli come l’hate speech o il body shaming. Le attività della Fondazione Carolina o dell’associazione "Parole Ostili" ti aiuteranno a capire come riconoscere e bloccare i cattivi comportamenti sul web.

Da quell’agosto del 1991 il web cresce in frettissima e soprattutto nasce il fenomeno dei blog personali: a metà strada tra il diario personale (ma non segreto: leggibile da tutti) e il giornalismo di denuncia, tra il bisogno di comunicare le proprie idee e confrontarsi e la voglia di insegnare come organizzare un viaggio, preparare una torta o riparare il freno della bicicletta, i blog sono uno strumento eccezionale di informazione e di scambio. Sempre all’insegna della libertà di espressione, della creatività, della passione per un argomento e non di rado per chiamare attenzione su un problema e promuovere l'attivismo.

Illustrazione digitale di Adèle Baer, 2022

Ovviamente un blog può anche esser scritto da persone scorrette, in malafede, che mirano a diffondere falsità (le fake news), che vogliono insultare persone o le idee degli altri… ma questo è il rischio che bisogna correre per evitare la censura. Bisogna saper riconoscere l’autorevolezza delle fonti e la competenza di chi scrive. I libri che ti consigliamo qui a fondo pagina ti aiuteranno a imparare come si fa: bastano poche regole, è davvero più semplice di quello che immagini. Attenzione anche a non confondere i blog con l’attività dell’influencer, che sono persone pagate per dire quello che ascolti; un vero blogger opera gratuitamente, lo fa per passione. Secondo la maggior parte dei blogger (che ogni anno il 2 maggio celebrano l’International Blogger Day) in questo senso Wikipedia può esser considerato il blog più vasto, partecipato e seguito del mondo. Oggi alcuni blog si sono trasformati in contenuti a pagamento (che si appoggiano a piattaforme come Patreon, Kickstarter, Memberful o Liberapay, per esempio): si tratta di un'evoluzione comprensibile che segna il passaggio dal blog per passione a una vera e propria attività editoriale o di consulenza.

Ancora una considerazione prima di passare ai suggerimenti di lettura: profili dei social network che vanno per la maggiore e che puntano sulla visibilità (Instagram, Twitter, Facebook, YouTube, TikTok…) non sono dei blog. Se tutto quello che hai è del grano, pomodoro e latte, l’unica pizza che potrai fare è una margherita. Ma se coltivi l’orto (lo so, zappare a volte è faticoso) a seconda delle stagioni avrai melanzane, zucchine, patate, cavolfiore, peperoni, rucola, carote, finocchi… e una bella scorta di gusti ed erbe aromatiche. Dal punto di vista del linguaggio e dei contenuti le chiacchiere sui social network sono una pizza margherita: veloce e facile da fare; ma vuoi mettere la ricchezza e la complessità delle sfumature che ti offre un testo più articolato come quello che puoi leggere su una webzine o su un libro?

Le chat, i tweet, le story o i video brevissimi, i meme sono interessanti, divertenti, spesso arguti e catturano bene un dettaglio. Ma è sempre tutto nel presente, è un fotogramma di un singolo momento. Manca il quadro completo, manca l’insieme. Sarebbe come descrivere una finale di pallavolo lunga 5 set mandando in onda solo la schiacciata più bella della squadra che ha infine perso la partita: ti fai un'idea tutta sbagliata e non apprezzi il valore delle 20 e più giocatrici che si sono alternate in campo. Dal punto di vista della grammatica e della sintassi le chiacchiere da social generalmente dimenticano la punteggiatura e le maiuscole, usano sempre le stesse (poche) parole generiche, i verbi non sono coniugati e il congiuntivo è un fantasma, si ricorre agli emoticons al posto di aggettivi e avverbi… Tutti colpi mortali alla ricchezza di un linguaggio! Tolgono sfumature all'espressione verbale e banalizzano le emozioni. E quando si rinuncia a tutto questo si diventa incapaci di capire chi è diverso da noi. Più povero è il linguaggio, meno esiste il pensiero autonomo e rispettoso.

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