Dasetteadodici

Giornata mondiale della gratitudine

Illustrazione digitale di Giusy Gallizia, 2022

Illustrazione digitale di Giusy Gallizia, 2022

Secondo l’economista Adam Smith, nella sua opera La ricchezza delle Nazioni, la gratitudine “è un’emozione che ci porta a voler ricompensare chi ci ha fatto un dono, dicendogli grazie per il dono ricevuto” ed è l’elemento principale per le buone relazioni interpersonali, e ognuno di noi si deve impegnare a diffonderla nel mondo.

Quasi sicuramente è questa l’idea che ebbe il filosofo e maestro di meditazione Sri Chinmoy, nel 1965 alle Hawaii, durante una cena tenutasi presso l’International East-West Center a cui parteciparono delegati di numerosi paesi mondiali. Ma è solo nel 1977 che, presso la sede del gruppo di Meditazione delle Nazioni Unite a New York, è stata celebrata la prima giornata mondiale della gratitudine. Così, il 21 settembre di ogni anno si ha l’occasione perfetta per apprezzare gli altri e noi stessi, per pensare a ciò che di bello ci circonda e abbiamo ricevuto.

Ma come si può esprimere questo sentimento che Cicerone definisce come “la virtù madre di tutte le virtù?”

La prima cosa che mi viene in mente è semplicemente il dire “grazie” dopo aver ricevuto un’attenzione da parte di qualcuno.

Grazie, è una fra le prime parole che impariamo da piccoli per rispondere educatamente a un gesto gentile che riceviamo; ma la utilizziamo solo per rispondere o ha qualche altro significato? Se analizziamo l’etimologia della parola scopriamo che la derivazione ha varie accezioni a seconda della lingua, e che si riferisce ai tre livelli di gratitudine di Tommaso d’Aquino: il grazie inglese, tedesco e olandese, ad esempio, derivano dalla parola arcaica “thanc”, che vuol dire “pensiero”, cioè riconoscenza, e sono il primo grado della gratitudine; l’italiano e lo spagnolo fanno derivare il loro grazie dalla parola greca “charis”, cioè essere contento che qualcuno abbia compiuto qualche gesto per noi; e per finire il terzo livello della gratitudine manifesta la disponibilità a ricambiare il gesto ed è proprio delle lingue portoghese e russa.

Continuando a pensare, esistono anche piccoli o grandi gesti per esprimere la gratitudine, ma spesso siamo distratti e andiamo di fretta e un sorriso, uno sguardo o un abbraccio si perdono nella nostra mente senza venire espressi.

La gratitudine è associata a sentimenti di felicità e va coltivata, allenata, sviluppata e fatta crescere fin da bambini, perché fa nascere dentro ognuno di noi la capacità di affrontare situazioni ostiche con un atteggiamento favorevole. Ma come si può educare a far crescere la gratitudine? Come è possibile imparare a essere grati non solo verso le persone che ci stanno accanto, ma anche verso situazioni che ci capitano giornalmente? Pensiamo a questo sentimento come a un piccolo seme che deve essere annaffiato, concimato e curato. La stessa cosa va fatta con la gratitudine: ogni giorno dobbiamo iniziare ad apprezzare quello che ci succede, essere contagiosi con chi ci sta vicino, dobbiamo imparare a vedere il mondo con occhi diversi perché “Tutto dipende da che punto guardi il mondo” (“Dipende”, Jarabe de Palo e Jovanotti), e allora, per imparare a guardare il mondo in modo diverso, non ci resta che fermarci a pensare o magari trascrivere in un quadernino, ogni giorno, la persona o la situazione che ci ha reso felici e per questo esserne grati; oppure iniziare a scrutare nelle persone quei “grazie nascosti” rivolti a noi con piccoli gesti gentili, sorrisi o sguardi che sicuramente renderanno la nostra giornata più serena.

I libri consigliati

Altri consigli di lettura 

Chiudi

Per poter aggiungere un prodotto al carrello devi essere loggato con un profilo Feltrinelli.

Chiudi

Per poter aggiungere un prodotto alla lista dei desideri devi essere loggato con un profilo Feltrinelli.

Chiudi

Il Prodotto è stato aggiunto al carrello correttamente

Chiudi

Il Prodotto è stato aggiunto alla WishList correttamente