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L'istruzione, l'arma più potente per cambiare il mondo

Illustrazione di Giusy Gallizia, 2022

Illustrazione di Giusy Gallizia, 2022

Qualche anno fa uscì al cinema un film che fece parlare molto e raccolse recensioni e giudizi positivi in tutto il mondo. Si intitolava “Vado a scuola” e raccontava tre storie che non possono lasciarci indifferenti. L’aspetto che più di tutti ne ha decretato il successo è che erano storie vere, raccontate filmando i veri protagonisti, ragazzini che ogni giorno, proprio come voi, si alzano e si preparano per andare a scuola. Ecco, non vi erano ragazzini indecisi tra tè e latte a colazione, tra una felpa rossa o una verde, oppure che rischiavano di fare tardi a scuola perché non era suonata la sveglia; "Vado a scuola" presentava storie incredibili ed emozionanti di ragazzini che per arrivarci, a scuola, devono compiere un “viaggio”, a volte pericoloso, a volte sfiancante, lungo e difficile. Questi bambini e ragazzini si alzano, ogni giorno, ore prima che suoni la campanella, perché devono percorrere a piedi chilometri, su strade impervie e in condizioni estreme, eppure lo fanno con una gioia negli occhi, una gioia che commuove. Sono bambini che vivono in zone del mondo in cui il diritto all’educazione non è scontato, in cui il sostegno delle famiglie, di genitori che magari la scuola non sanno nemmeno cos’è, permette loro di indossare con orgoglio una divisa scolastica preziosa.

Il 24 gennaio, per volere dell’assemblea delle Nazioni Unite, si celebra, ormai da qualche tempo, la giornata mondiale dell’educazione, perché ciò che per noi è normale, in molti paesi del mondo è un privilegio per pochi. Milioni di bambini e ragazzi non hanno accesso nemmeno all’educazione di base. Altrettanti a quella si fermano, imparando il minimo indispensabile per leggere e far di conto. Soprattutto le bambine e le ragazze vengono private di questo diritto, e per dar voce a tutti loro è stata istituita questa giornata.

Da noi la chiamiamo scuola dell’obbligo, e tante volte vien da pensare che un obbligo sia una bella scocciatura. Vuol dire che ci si deve andare per forza, anche quando non ne abbiamo proprio voglia. Ma proviamo a ribaltare il punto di vista e a immaginare che quell’obbligo sia indirizzato al mondo degli adulti, “obbligati” a riconoscere ai bambini il diritto di imparare. Spesso le guerre, la povertà, l’ignoranza e i pregiudizi privano i ragazzi e le ragazze del tempo necessario per imparare, migliorarsi, scoprire e coltivare i propri talenti. L’alternativa per questi ragazzi è, come era anche nel nostro paese non così tanto tempo fa, ritrovarsi a lavorare e non certo in condizioni piacevoli, a essere sfruttati senza nemmeno rendersene conto.

Nelson Mandela, premio Nobel per la pace, diceva che l’educazione è l’arma più potente per cambiare il mondo. Da una buona e ricca educazione nascono donne e uomini consapevoli, che possono partecipare a pieno titolo alla vita sociale, politica e culturale del proprio paese, collaborando al bene comune tutelando al contempo il proprio. L’istruzione è, citando Malcom X, il passaporto per il futuro, il mezzo per prepararsi ad affrontarlo. Mica cosa da poco! L’educazione promuove la tolleranza e sconfigge i pregiudizi, insegna che l’umanità ha interessi comuni che vanno oltre i confini geografici, le etnie, le religioni e il colore della pelle e che collaborare è più importante che competere.

Gianni Rodari ci lascia alcune righe davvero potenti, presentando uno dei suoi lavori, La grammatica della fantasia: dobbiamo insegnare “tutte le parole a tutti, non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”. Ecco il valore dell’educazione, che deve tirar fuori da ognuno di noi il meglio, e darci gli strumenti per essere felici. L’educazione è un ponte che tutti devono poter attraversare, perché è oltre che si apre un futuro ricco di possibilità, tra cui saremo noi a poter scegliere. A noi sembra scontato, ma credetemi, non lo è per tutti!

Sono tantissimi i libri dedicati a questo tema, ne abbiamo scelti alcuni tra i più significativi, ma per fortuna l’elenco potrebbe essere ben più lungo.

Viki che voleva andare a scuola
Viki che voleva andare a scuola Di Fabrizio Gatti;

La vicenda di Viki ha occupato per parecchio tempo le pagine di cronaca del Corriere della Sera. A scoprirla e raccontarla è stato un cronista che perlustrando la periferia di Milano, una sera d'inverno, in cerca di storie, ha visto un bambino fare ritorno da solo, nel buio, in una baraccopoli popolata da clandestini.

La scuola magica
La scuola magica Di Michela Guidi;

Cosa fanno banchi, sedie e lavagne quando chiude la scuola e i bambini vanno in vacanza? Pensate restino fermi a scuola ad aspettare settembre? Non i protagonisti di questo libro! La lettura perfetta per i bambini che si preparano all'avventura di una nuova scuola.

Mi hanno chiuso la scuola!
Mi hanno chiuso la scuola! Di Chiara Lico;

Moscardino è sconvolto: la sua scuola presto chiuderà. Non potrà concludere la primaria nello stesso edificio, con i suoi amici. Nonostante le rassicurazioni della famiglia, Moscardino si mette a lutto. Vestito di verde dalla testa ai piedi (perché il colore del suo lutto è il verde non il nero come quello degli adulti) si lancia in una strenua resistenza passiva, boicottando le visite alle altre scuole e organizzando una raccolta fondi.

Ruby Bridges è entrata a scuola
Ruby Bridges è entrata a scuola Di Elisa Puricelli Guerra;

Il tema è una storia di emancipazione negli Stati Uniti degli anni Sessanta, epoca in cui i ragazzi bianchi e quelli di colore frequentavano scuole diverse a causa delle leggi sulla segregazione razziale. La protagonista della storia è Ruby Bridges, una bambina di colore che nel 1960, ad appena sei anni e completamente da sola, prese parte all'integrazione di una scuola per soli bianchi di New Orleans, sfidando pregiudizi, proteste e anche minacce di morte.

Un pesce sull'albero
Un pesce sull'albero Di Lynda Mullaly Hunt;

"Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.” Ally è così intelligente da riuscire a ingannare tantissime persone intelligenti. Ogni volta che arriva in una nuova scuola, riesce a nascondere la sua incapacità a leggere con stratagemmi ingegnosi e fuorvianti. È stanca di essere definita "lenta" e "sfigata", ma ha paura di chiedere aiuto. Dopo tutto, pensa, come si fa a curare la stupidità?

Il bambino fiocco di neve. Ediz. ad alta leggibilità

Wang Fuman entra in aula senza dire una parola. Ha una semplice giacca di tela gelata, le guance paonazze, i capelli ghiacciati dritti in testa, le ciglia e le sopracciglia coperte di brina. Più che un bambino sembra un pupazzo di neve. Ma oggi c'è l'esame di matematica e, se anche fa freddo e deve camminare un'ora per raggiungere la scuola, Fuman non se lo perderebbe per nulla al mondo.

Assenti. Senza giustificazione
Assenti. Senza giustificazione Di Rosario Esposito La Rossa;

È il primo giorno di scuola per il professor Ruoppolo, assegnato a un istituto del rione napoletano Siberia. Entra in classe e si stupisce di trovarla vuota. Sulla cattedra ci sono il registro con i nomi dei ventidue assenti e, accanto, una pila di fogli. Ruoppolo prende quei fogli e, domandandosi dove siano finiti gli alunni, inizia a leggere. E trova le risposte: quelli sono temi scolastici scritti da bambine e bambini, ragazze e ragazzi vittime innocenti delle mafie, massacrati o costretti ad assistere ai crimini più efferati.

Ciao maestro. Le grandi e i grandi che ci aiutano a crescere

Tra nomi noti e storie sorprendenti, segui il filo rosso che lega le vite di donne e uomini lontani nello spazio e nel tempo, uniti però dalla convinzione che coltivare il sapere è il mezzo più potente per trasformare il mondo, il presente e il futuro.

Il ragazzo dell'ultimo banco
Il ragazzo dell'ultimo banco Di Onjali Q. Raúf;

C'è una sedia vuota all'ultimo banco. C'era una sedia vuota, perché adesso quella sedia è occupata da Ahmet, un ragazzo nuovo che è entrato a far parte della nostra classe. Ha nove anni, proprio come me, e all'inizio stava sempre sulle sue e non parlava con nessuno. Ma finalmente ho capito il perché: Ahmet è un bambino rifugiato.

La scuola è di tutti! Le avventure di una classe straordinariamente normale

«È bello sentirsi parte di una squadra. Ed è questo che dovrebbe essere una scuola: una grande famiglia in cui ciascun bambino ha il suo posto.» Olmo frequenta la terza elementare, ha i capelli "a scodella" e porta grandi occhiali rotondi. Si fa sempre tante domande: cresceranno i miei muscoli? Perché i maschi non devono piangere? Come mai accadono cose così ingiuste a questo mondo? Insieme a Gea, che adora indossare salopette e non ha paura di niente e Ravi, che corre sempre dappertutto e ama dare abbracci stretti stretti, affronta le piccole e grandi avventure di ogni giorno.

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