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La voce della poesia incontra i bambini

Le cortesie più piccole – un fiore o un libro – piantano sorrisi come semi che germogliano nel buio

Emily Dickinson

Come iniziare a parlare di poesia, ora, oggi? Forse occorrerebbe soltanto ascoltare il ritmo, le rime, le assonanze, i pensieri o il suono delle parole, che si susseguono nella vita o nel gioco. Poesia è una dimensione parallela nella realtà ma sfida a saper cogliere altro, ai bambini viene facile, per loro la rima è davvero una promessa mantenuta.
I bambini richiedono ascolto nella parte più importante della loro vita, che è rappresentata dall’inizio del parlare, e solo allora sono disposti ad ascoltarci veramente. Che ci seguano fino al tempo difficile dell’adolescenza in cui leggere poesia fa nascondere nella propria stanza senza nessuno che possa spiare, pare più arduo. Eppure alcuni versi descrivono il loro pensiero:

Acerbo sarai tu / talmente aspro / immangiabile da non volerne più / e poi chi ha detto che devo / piacere a te? / Io di certo no / a me va bene / il sapore che ho

Silvia Vecchini

Non si può e non si dovrebbe imbrigliare la possibilità di far volare le parole, che significa poi sapersi ascoltare. 

Forse è la fascinazione delle parole che ci attrae, quando parliamo di poesia, e chi la scrive o la racconta o la vive a scuola ne sente l’importanza e l’urgenza più degli altri…il suono delle piccole cose, della natura, dei sentimenti che si fanno strada. L’infanzia sta dentro, o meglio attraversa, la poesia sin da subito nel meraviglioso mondo del ritmo, del primo linguaggio che si incammina e nell’ascolto incantato delle rime, che per il bambino anche molto piccolo resta un bisogno, quasi una fame, che attende qualcuno che imbocchi con cura, rispetto ed estrema delicatezza. L’armonia allora magicamente si compone e la voce di chi legge  si fa compagna di strada di una meraviglia che resterà dentro per sempre, se si ha avuto la fortuna di iniziare molto presto, magari alla scuola dell’infanzia con illustrazioni che indicano la strada, per poter sentire la rima, in alleanza assoluta di intenti. 

Nella notte scura scura/ parla il vento con le foglie/ con parole che non cogli

Chiara Carminati

La poesia allora può diventare un’avventura meravigliosa che rende compagni e in fondo accomuna poeti e bambini nello stupore dell’essere qui e altrove. Essere rapiti dalle cose con una propensione alla sosta e all’incanto, questo è tipico dell’infanzia. E dei poeti, appunto.

Emily ha incontrato il mondo e ha cominciato ad esplorarlo, con gli occhi, le orecchie, i pensieri e trovava parole nuove per tutte le cose che scopriva

Cit. dal libro "Le parole hanno le ali", Jennifer Berne

Ed ecco che voler bene ad un amico, per una poetessa diventa "Un tepore vicino come se il sole/ti brillasse nella mano." (E. Dickinson)

"La poesia rende visibili le cose, i volti, i luoghi, i sentimenti ma non trascrive, non rispecchia, non copia, non riproduce ciò che è visibile ma lo rende visibile, la poesia dà nome, e le parole che i poeti scrivono vogliono dire sempre più di ciò che dicono", scrive Giusi Quarenghi, una vera traghettatrice sapiente di voce poetica. La lingua nella sua pienezza si fa mondo e l’infanzia lo attraversa, ma gli adulti spesso cercano di ingabbiare, addomesticare e in qualche modo mitigare questo attimo, riempiendolo di norme.

Tognolini, a sua volta maestro di rime e "trovatore ramingo", come ama definirsi, che ha regalato versi e rime a generazioni di bambini, difende la libertà e scrive:  "É una vita che mi chiedono perché faccio lo scrittore per bambini. Non so mai che cosa rispondere e mi mette in imbarazzo sempre nello stesso modo. Perché voglio sedermi accanto al finestrino. In aereo si mettono i bambini vicino al finestrino perché hanno ancora la curiosità del mondo la fuori, mentre i grandi l’hanno perduta. Ecco, scrivere e far poesia è la garanzia di avere ancora questo posto vicino al finestrino."

Illustrazione del libro "Acerbo sarai tu", di Silvia Vecchini, Francesco Chiacchio, TopiPittori 2019

Nella scuola si pratica poco la poesia, meno alle elementari, come dice A. Capetti: "Non è un certo il numero di pagine del libro di testo o l’affannosa ricerca di alcuni versi da imparare a memoria per poterli recitare a parenti commossi. (...) Credo che la grande valenza, l’enorme potere del "fare poesia", fuori e dentro la scuola - ma soprattutto dentro - sia davvero la sensazione di assoluta libertà che i bambini sentono sulla propria pelle, nella testa e nel cuore. Penso che il bello della poesia, in particolare per i bambini più in difficoltà con la parola scritta, sia proprio la possibilità di esprimersi senza il timore di essere giudicati. La produzione poetica non è valutata, perché non è valutabile…".

Quando la poesia e i poeti riescono davvero a divenire protagonisti di giornate memorabili tanto da far divenire poeti i bambini a loro volta, allora l’incanto diventa insolito attracco in un mare di quiete.

Abbiamo la fortuna di poter leggere maestri che fanno, o hanno fatto, poesia "con" e "per" i bambini: Gianni Rodari, Roberto Piumini, Silvia Vecchini, Chiara Carminati, Giusi Quarenghi, Silvia Roncaglia, Bruno Tognolini e molti altri seminatori di senso e suoni.
Leggiamo i loro ritmi e i loro libri ai bambini e agli adolescenti, faremo una semina preziosa: non sapremo mai quando germoglierà ciò che abbiamo gettato in un giorno inaspettato, in un’ora disattenta, ma senza dubbio fiorirà e sboccerà.

Le cose fioriscono, si aprono e cantano armonie insperate.

Illustrazione del libro "Acerbo sarai tu", di Silvia Vecchini, Francesco Chiacchio, TopiPittori 2019

E così ancora cercando chi possa essere il poeta…"Le sue gioie erano più gioiose, i suoi pensieri più profondi, i desideri più forti e i suoi libri erano i più grandi amici dell’anima. Poi come i raggi del sole che bucano le nuvole i suoi pensieri e i suoi sentimenti cominciarono a presentarsi in forma di parole. Parole nuove tutte sue.."

Come canzoni che si gettano nel cielo. E anche i ragazzi più restii lo sentono questo ritmo di sogno d’oro con gli occhi spalancati verso una libertà di viaggio, verso una casa di possibilità che non sanno ancora. Non è scuola, magari la scuola e stato solo il luogo di un incontro inaspettato.

Ecco il punto è questo: trovare le parole dopo averle ascoltate se si è avuto lo spazio e il tempo largo che è proprio anche della musica, impossibile separarle. Le parole voleranno via, nel futuro e nel mondo, come è accaduto ad una poetessa che le aveva nascoste in un cassetto. Occorre leggere poesia e scrivere, soprattutto oggi, e ritrovare le nostre parole come antidoto al buio.

 

D’estate nella notte del cielo/ passa distratto un desiderio/ mi chiedo se anche tu/ stai zitto in mezzo agli altri/ le mani in tasca/ il naso in su

Silvia Vecchini

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