Un tuffo nella scienza

E chi si muove?

Illustrazione digitale di Adèle Baer, 2022

Illustrazione digitale di Adèle Baer, 2022

Mobilità significa “muoversi”… basta però guardare i corsi principali delle nostre città per capire che spesso sarebbe più giusto parlare di “im-mobilità”. Ogni anno con l’inizio dell’anno scolastico, tra le 8 e le 9 del mattino il traffico quasi si blocca, tante sono le auto (magari con appena due persone a bordo…) in coda. L’Italia è la nazione europea con il maggior numero di auto. Secondo gli ultimi dati raccolti dall’agenzia europea di statistica (2019), ogni mille abitanti sono in circolazione 663 auto. In Germania sono 574 ogni mille abitanti, in Spagna 519 e in Francia 482 (sempre troppe anche da loro, comunque). Il traffico causa tempi più lunghi per spostarsi da casa a scuola, ma anche emissione di gas a effetto serra e inquinamento dell’aria, che fa ammalare di più le persone.

A Torino un comitato di cittadini che si chiama “Torino Respira”, da quattro anni misura con precisione l’aria della città. Colloca dei piccoli “annusatori” di inquinanti in 259 strade e incroci e 150 di questi rilevatori sono davanti alle scuole, proprio dove si formano lunghe code di auto con il motore acceso in attesa di far scendere i figli. Le nuvolette di inquinanti si fermano volentieri nelle strade più strette (magari senza alberi) e quando apri una finestra entrano dentro la classe. Nelle misurazioni fatte a Torino, d’inverno l’aria è tre volte più cattiva del consentito e i tecnici che hanno studiato quei dati dicono che, statisticamente, per 280 giorni l’anno si sarebbe dovuto bloccare il traffico per eccesso di inquinamento. Non ci sono dati così capillari in altre grandi città, ma probabilmente i risultati sarebbero gli stessi.

Che soluzioni ci sono per diminuire l’uso dell’auto e il trasporto delle merci sui camion, che complessivamente sono responsabili del 13-14% dell’effetto serra aggiunto, cioè derivato dalle attività umane? Prima di sostituire i veicoli a benzina o gasolio con auto elettriche occorre proprio togliere di mezzo un bel po’ di auto. Ti suggerisco un esercizio da fare a scuola.

Che strada fai?

In classe visualizza sulla LIM una mappa dettagliata del tuo quartiere o della tua cittadina. A turno ogni compagna e ogni compagno segna il punto in cui abita e il tragitto che compie per arrivare a scuola. Utilizzando quattro colori diversi segnate chi raggiunge la scuola a piedi (azzurro), chi usa la bicicletta (verde), chi si fa accompagnare in auto (nero) e chi invece si sposta con un mezzo pubblico o lo scuolabus (rosso). Disegna una mappa per ogni giorno della settimana (non tutti i giorni si arriva a scuola nello stesso modo). Fa' la somma dei chilometri che durante la settimana tutti i compagni di classe percorrono in auto e la somma dei chilometri percorsi con il mezzo pubblico.

Quali strade sono le stesse (o quasi)?

Quali sono i tragitti che sulla mappa si sovrappongono o viaggiano molto vicini? Ti eri mai accorto che per venire a scuola alcuni compagni praticamente fanno la stessa strada? Magari ognuno sulla sua auto (ci sono forse dei sedili che rimangono vuoti?) o magari a piedi o in bici fate un tragitto simile, ma ognuno si muove per conto suo? Qualcuno di voi vorrebbe andare in bicicletta ma i genitori non ve lo lasciano fare perché lo ritengono pericoloso?

Usando la chat di classe ci si potrebbe mettere d’accordo anzitutto per usare una sola auto bella piena al posto di tre mezze vuote; ma soprattutto per fare squadra e andare tutti insieme a piedi o in bicicletta: l’unione fa la forza e magari i genitori, sapendoti in gruppo, sarebbero più tranquilli. Prova allora a disegnare sulla mappa dei punti di ritrovo e dei percorsi più sicuri: attraversamenti con il semaforo, piste ciclabili, strade a traffico lento. Per aiutarti cerca sul web “pedibus” o “bicibus”.

Cambiare si può!

Talvolta i genitori sono perplessi: sarebbe bello raggiungere la scuola a piedi o in bicicletta, ma le piste ciclabili sono poche, i marciapiedi sono stretti, magari c’è da attraversare una strada senza semaforo. È comprensibile, ma non bisogna arrendersi: se la città è costruita male, allora cambiamola!

Pensa al tragitto che faresti a piedi per andare da casa a scuola e segna sul tuo quaderno le vie che percorri e i pericoli che si incontrano (strade ad alto scorrimento, attraversamenti pedonali, marciapiedi pericolosi…). Insieme ai tuoi compagni puoi individuare i pericoli maggiori che ognuno incontra sul proprio tragitto e pensare a quali potrebbero essere le soluzioni migliori per affrontarli (la creazione di un tratto ciclabile o pedonabile, l’installazione di un semaforo, la presenza di un vigile o di un adulto per facilitare l’attraversamento…). Probabilmente non sarà possibile trovare soluzioni perfette per tutti, ma sicuramente si potranno creare 2 o 3 percorsi sicuri per pedoni e biciclette, che arrivino a scuola partendo da diverse zone del tuo paese o quartiere.

Scrivete queste proposte su una lettera e fatela avere al vostro sindaco o sindaca, agli assessori all’ambiente e alla viabilità e al capo dei vigili urbani. E invitateli in classe per discuterne insieme.

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