Segnali di fumetto

Geist Maschine è un graphic novel arrivato dal futuro. Intervista a LRNZ

Illustrazione di Gabriella Pezzani, 2021 - Disegno a matita su carta, colorato in digitale

Illustrazione di Gabriella Pezzani, 2021 - Disegno a matita su carta, colorato in digitale

Il retrogusto vagamente inorganico emanato dal nome d'arte LRNZ si scioglie come neve al sole di Roma, davanti al legittimo titolare di un pugno di consonanti dure.
Guardiamo negli occhi questo artista intelligente e sensibile e coglieremo lampi di timidezza, rischiarati da una capacità di raccontare sé stesso che è poi la qualità che tutti i suoi (numerosissimi) aficionados gli riconoscono da tempo. 
LRNZ non è un fumettista qualsiasi: è un visual designer con una passione per il mondo delle nuvole parlanti, che sembra aver gettato un occhio al futuro e averne colti i tratti più sconvolgenti e peculiari. Dalla sua, Lorenzo Ceccotti (così LRNZ è registrato all'anagrafe di Roma, città nella quale è nato e vive) ha però la capacità di organizzare quei materiali eterogenei sotto l'egida di un segno potentissimo, di grande nitore e capace di esaltare dettagli e panorami. 
Oggi arriva fra le nostre mani lo splendido primo volume di una saga che si preannuncia epica: Geist maschine è un artefatto recuperato da un futuro lontano, che ci parla di quel che potremmo diventare, dicendoci molto, nel contempo, di quel che già siamo. 

Mi piace utilizzare la fantascienza in assoluto. Però mi piace soprattutto perché mi permette di creare - come in un esperimento di fisica delle condizioni alterate - "nodi" di realtà molto controllate in cui sviluppare uno scenario perfetto

Geist maschine. Vol. 1. Copia personalizzata

COPIA AUTOGRAFATA - LRNZ torna al fumetto longform con una trilogia spettacolare, allo stesso tempo naturalistica e tecnologica. Un mondo da (ri)scoprire, una famiglia smembrata da un pericolo incombente, il sogno di raggiungere una città, Otan, che forse è leggenda e forse è realtà, ma in ogni caso significa salvezza. Un viaggio, in un ambiente irriconoscibile eppure familiare, in cui il bagaglio del lettore si fa via via più gravoso man mano che le emozioni si fanno più intense.

L'intervista

Che fine hanno fatto le vocali del tuo nome?

Non lo so. La verità è che sono sono sparite dalla mia firma in grafica quand'ero giovanissimo e non avrei mai pensato che l'avrebbe letta qualcuno... poi è diventata una specie di condanna.

Dì la verità: quanti complimenti ti facevano da bambino, per il modo in cui disegnavi?

Tanti! ... e probabilmente, anche se è un po' triste da dire, è uno dei motivi per cui ho cominciato a disegnare

Tu vivi a Roma. Cosa ti piace di più della tua città? cosa, invece, non sopporti?

Francamente, voglio proprio bene a Roma. Mi piace tantissimo vivere lì, non sono di quei romani che si lamentano della propria città in continuazione e trovo che sia un miracolo questo colabrodo di strati di civiltà sovrapposti.  La rendono uno spazio abbastanza unico, e io soffro in tutti i posti in cui non lo trovo. Mi piacciono altre città, come Napoli, o comunque città che presentano una stratificazione vistosa di civiltà.

Facciamo un grafico a torta della tua giornata. Quante ore dedicate al disegno quante al sonno e quante a tutte le altre attività?

Allora: quando faccio un libro generalmente lavoro dalle 12 alle 13 ore al giorno, con dei piccoli break per il pranzo, un po' di attività fisica - il minimo indispensabile - e vado in una modalità un po' "totalizzante". Quando invece sono più libero la giornata è un po' più regolata, da questo punto di vista.

Quanti caffè bevi al giorno, quando lavori a un libro come Geist Maschine?

Non bevo caffè, non perché abbia particolari allergie ma perché non mi piace. Però sono un amante dei sapori forti: mi piacciono tutte quelle cose che disgustano gli altri...  tipo la liquirizia o il nattō giapponese (fagioli di soia fermentati, NdR) ... bevo invece un sacco di tè.

Ci racconti brevemente Geist Maschine?

Geist Maschine è una strana via di mezzo fra un fumetto fantasy e uno di fantascienza.
Nel senso che tratta la nostra civiltà nostra - nel libro ridotta a vestigia del passato - come fosse la misteriosa traccia di una civiltà che non c'è più. Seguiamo la storia di bambini che si devono orientare in questo mondo, che non si capisce perché sia ridotto così. Questi bambini formano poi una specie di primo nucleo di una nuova civiltà e si incontrano con un ragazzo più grande. Da lì partirà un'avventura decisamente più grande di loro.

Quanto è distante il futuro di cui racconti? e da dove si arriva questo strano "Artefatto" che è Geist Maschine?

"Artefatto visivo sequenziale recuperato da un futuro distante", sì. Mi piace utilizzare la fantascienza in assoluto. Però mi piace soprattutto perché mi permette di creare - come in un esperimento di fisica delle condizioni alterate - dei "nodi" di realtà molto controllate in cui sviluppare uno scenario perfetto. Quindi, quanto sia distante non lo so: so solo che è una stilizzazione del reale e che mi permette di raccontare meglio quel che devo dire.

Cosa possiamo aspettarci dagli sviluppi della saga appena inaugurata col primo volume?

La storia del primo volume è più statica rispetto a quel che succede poi nei libri successivi. Potremmo paragonare l'inizio a un diesel: una lenta messa in moto, letteralmente, della macchina. Diciamo che ne vedremo delle belle, sarà tutto più movimentato.

Nel 2008 hai fondato con un gruppo di tuoi colleghi e amici il collettivo Superamici. Cosa ricordi, a distanza di tempo, di quell'esperienza?

Per me rimane l'esperienza più bella che ho avuto da un punto di vista formativo. Noi Superamici eravamo collettivo. Di solito i collettivi artistici si formano per una questione di identità formale o per un un allineamento evidente degli artisti. Noi eravamo veramente diversissimi, invece, agli antipodi uno dall'altro eppure eravamo ognuno il disegnatore preferito dell'altro. Questo ci ha consentito di spingerci sempre al di là dei nostri limiti ed è veramente una cosa che sarebbe stata impossibile un'altra condizione. Per me è stata una specie di miracolo il fatto che si è formato il collettivo così, e devo tutta la mia carriera artistica alla collaborazione con questi quattro artisti incredibili: Dr. Pira, Ratigher, Maicol e Mirco e Tuono Pettinato.

Tuono Pettinato ci ha lasciati l'anno scorso, purtroppo. Ci regali un tuo ricordo?

Tuono Pettinato, all'interno di Superamici era la mia base segreta ... nel senso che non era facile la vita, all'interno del nostro collettivo.
E se non ci fosse stato lui, non sarebbe stato possibile.


Perché usi lo pseudonimo buromaschinen quando componi musica?


Forse è una roba un po' noiosa... però, sotto al mio Commodore Amiga -  il primo computer con cui ho fatto mai musica - c'era appunto scritto Commodore Bureau Machine e mi intrigava l'idea utilizzare una macchina per ufficio non per fare affari ma per fare arte. Quindi me lo porto dietro da quando ho cominciato. 

Come definiresti la tua musica?

Inascoltabile! Ma per me è indispensabile per visitare quelli che sono i limiti del disegno... sembra un'assurdità, ma mi piace proprio lavorare sulla musica per capire quello che sono: ad esempio, per dire, le caratteristiche che un disegno non avrà mai.

Qual è l'insegnamento più importante è che dai ai tuoi allievi, quando insegni comic book design concept?

Beh, sicuramente che la forma e lo stile sono qualcosa che viene dalle necessità del racconto. Nell'elenco delle cose più importanti da tenere a mente per capire le qualità di un fumettista, c'è probabilmente la tecnica, diciamo al quaranta, cinquanta per cento. Per il resto, trovo che il talento sia un po' sopravvalutato e credo che abbia principalmente a che fare con la capacità di disegnare tanto senza stancarsi mai.

 

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