Quello che i librai non dicono

Il "velato" sorriso dei librai

Illustrazione di Gaetano Di Riso, 2021

Illustrazione di Gaetano Di Riso, 2021

Il lavoro del libraio è pieno di piccoli attimi, momenti di emozioni intense che raggiungono l'apice quando capiamo di essere entrati nel cuore delle persone.

Ci sono tantissime attività da fare nel corso della giornata, spesso poco note ai clienti. La classica figura romantica del libraio che per tutto il tempo dispensa consigli e magari si legge un libro tra un cliente e l'altro è un po' leggendaria. Certo, sarebbe bello vivere a Notting Hill e trovarci davanti Hugh Grant come libraio o Julia Roberts come cliente.

Ci sono ceste di libri di catalogo da rifornire, novità da collocare nella giusta posizione, ordini da compilare, e-mail e comunicazioni da leggere, aprire un'ulteriore cassa quando la fila aumenta, curare le vetrine, rendere il fisiologico invenduto, rispondere al telefono e tante altre varie attività a seconda del settore di appartenenza di ogni libraio.

Si vocifera che per lavorare in libreria ci si debba sottoporre a un attento esame per controllare che i muscoli delle braccia siano adeguati al peso di pile di libri da portare, che l'altezza necessaria sia pari a quella richiesta per entrare nell'Arma dei Carabinieri, che lo scatto tra la richiesta del libro e l'arrivo allo scaffale sia almeno la metà di quella di Marcel Jacob alla partenza dei 100 metri.
Le leggende son leggende anche quando sono inventate di sana pianta come queste (sono molto fiera di essere alta 158 cm), ma quel che conta sicuramente nel nostro lavoro è il sorriso e la competenza.

Lo so, in tempi di pandemia le mascherine sembrano averci rubato il volto, ma le labbra sorridenti le si possono intravedere anche tra le pieghe della pelle, quando gli occhi sorridono, e ancor di più quando si accendono se ci chiedete qualcosa che noi amiamo particolarmente (se un cliente mi chiede un libro di Alberto Angela, di cui sono segretissimamente innamorata, riuscirò a sfoderarvi il mio sorriso migliore).
L'importante per noi librai è riuscire a capirvi, perché ogni cliente è una persona con gusti, abitudini, richieste e vissuto.

C'è il cliente frettoloso, che ha la bici fuori che l'aspetta e ha paura che gliela portino via (lucchetti, questi sconosciuti) o quello che ha il parchimetro che sta scadendo, quello che invece va dritto al sodo che vuole quel libro scritto su un foglietto dove però non riesce a leggere bene la sua scrittura, c'è la vecchietta con il bastone che ci racconta dell'artrosi e dei dolori che si alleviano se riesce a trovare un libro appassionante che le fa dimenticare tutto il resto, c'è il ragazzino che cerca un numero preciso di manga, ma che ama sfogliare i vari ultimi arrivi nella nuova parete che abbiamo allestito.
Quando però la richiesta si fa narrazione e il cliente ha voglia di farsi dare un consiglio, di parlarci dell'ultimo libro che ha letto e di quanti infiniti mondi si sono aperti alla sua mente, allora il lavoro diventa vera relazione e talvolta da tali relazioni nasce pure l'amicizia.

I consigli della libraia Sabrina Bordignon

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