Strade di carta

Innocenza

Illustrazione digitale di Gaetano Di Riso, 2021

Illustrazione digitale di Gaetano Di Riso, 2021

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Aby Warburg

Ogni volta che mi imbatto in una storia che mi entra dentro, che mi cattura l'anima, che mi rimane impressa nella mente quasi sempre è perché la trama o i personaggi che la animano hanno a che fare con il concetto dell'innocenza, sia essa perduta, ritrovata, rubata, preservata.

Siamo negli anni cinquanta, Giacomo Nef è un ragazzino che vive in un paesino di montagna, lavora sodo per aiutare i nonni e i suoi fratelli a tirare a campare, ma è un ragazzino diverso da tutti quelli della sua età e la sua curiosità e la sua fantasia lo portano con la mente altrove, ad immaginare un futuro diverso, a sognare di poter fare qualcosa di completamente nuovo, a reinventare una vita che non ricalchi le orme di chi è venuto prima di lui. Ma questo suo stare con la testa tra le nuvole non è un'attitudine ben vista, specialmente dal nonno, che spesso lo punisce chiudendolo nella stanza dove vengono messe a riposare le mele selvatiche, la Stanza delle mele, che è anche il titolo del romanzo di Matteo Righetto di cui il giovane Nef è protagonista.

La purezza dei sogni di Giacomo, l'innocenza del suo stare al mondo si scontra inesorabilmente con una visione terribile, quella di un cadavere impiccato nel mezzo del bosco. È un evento traumatico che lo segnerà per sempre, fino all'età adulta e che caratterizzerà la sua opera anche quando diventerà uno scultore di successo. Entrare in contatto con la morte in un modo così violento e il fatto che nessuno dia credito alle sue parole quando racconta ciò che ha visto induce Giacomo a dubitare di sé, a non cercare altro che la sua verità per tutta la vita. Ma non sempre la verità è lineare e salvifica, non sempre l'innocenza perduta può essere ritrovata.

È già perduta in partenza l'innocenza per i quarantadue studenti della classe 3°B convinti di partire per una gita scolastica e selezionati invece per partecipare al Programma, un esperimento terribile, in cui saranno obbligati ad uccidersi l'un l'altro, senza alcuna possibilità di potersi rifiutare. Questo è il plot attorno al quale si sviluppa il romanzo Battle royale  di Koushun Takami caposaldo della letteratura giapponese contemporanea.

In questo agghiacciante gioco al massacro scopriamo come gli istinti primordiali, la sopravvivenza in primo luogo, siano più forti di qualunque aspirazione morale e come, spinto dalla necessità, dalla rabbia e dal desiderio di vendetta, anche il ragazzino più innocente possa macchiarsi dei crimini più efferati. Il paradosso è che in mezzo a tutto il male che permea questa storia pensiamo ancora di riuscire a distinguere tra giusto e sbagliato, tra colpevoli e innocenti, come se avessimo bisogno di credere che esista una motivazione sufficientemente valida per giustificare la perdita della propria anima.

Alla fine, però, è solo una questione di scelte. E scegliere di non perdere l'innocenza con la quale siamo venuti al mondo, quella che, se siamo stati molto fortunati, ci è stata tramandata dalle persone che ci hanno cresciuto, è una delle cose più difficili da realizzare. Lo sa bene Kajan che suo malgrado, spesso inconsapevolmente, si trova a percorrere i tormentati sentieri della Grande Storia ritrovandosi dalla parte dei deboli, dei fragili e dei calpestati, condividendo con loro un destino di sofferenze fisiche e psicologiche che farebbero dubitare chiunque dell'esistenza del Bene. Eppure, in questo turbine di esperienze traumatiche Kajan non perde mai la fiducia nel futuro e nel prossimo, nonostante il tradimento gli arrivi inconcepibilmente dagli affetti più cari. In Domani e per sempre, Ermal Meta ci regala questo affresco di imperturbabile innocenza, di scelta consapevole della ricerca costante di tutto ciò che è giusto, anche a costo di affrontare ostacoli che sembrano insormontabili.

Quanto può essere innocente una creatura che possiede come unica arma di difesa un canto che uccide chiunque lei ritenga essere una minaccia per la propria esistenza? La risposta sembrerebbe semplice ed immediata, eppure quando Garpard rimane incantato dalla voce suadente della sirena ferita che incontra sulla sponda della Senna non ha dubbi, è una creatura in difficoltà e va aiutata. Mathias Malzieu è un maestro nel farci volare con le ali della fantasia per metterci di fronte alla comprensione del "diverso", ed è ciò che accade nel suo Una sirena a Parigi. Lula è in grado di togliere la vita con il suo canto d'amore, ma ne rimane ogni volta così sconvolta e turbata che cerca di far desistere chiunque dall'avvicinarsi a lei, innocente nelle intenzioni, consapevole del dolore che può causare, ma incapace di farne a meno e per questo impossibile da giudicare colpevole.

Ma alle volte capita anche che persino chi sa di essere colpevole, persino chi sa di commettere un'azione considerata sbagliata dal resto della società, custodisca in sé un'innocenza sfrontata e spudorata, capace di far cambiare la prospettiva dalla quale si guarda a quell'azione. Marguerite Duraslo racconta magistralmente nel suo capolavoro L’amante, dove la quindicenne protagonista ha una relazione con un ricco uomo d'affari, una relazione clandestina, che avviene in luoghi spogli e squallidi, ma che ha in sé tutta la verità che riesce ad esprimere solo chi non ha più nulla da perdere, in un senso o nell'altro, e che per questo motivo porta con sé una purezza primordiale, una forza vitale privata di qualsiasi sovrastruttura. L'innocenza in questo caso sta nel coraggio di eliminare ogni tipo di filtro ed orpello, nel desiderio di concedersi questa possibilità di espressione libera e totalizzante.  

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